L’amicizia tra Luigi Ghirri e Gianni Celati in mostra a Bologna. Intervista ai curatori 

Fino al 4 ottobre 2026 il MAMbo ospita un’esposizione che ripercorre il sodalizio tra il fotografo e lo scrittore attraverso foto e video. Oltre al legame tra Ghirri e Celati, il protagonista è il delta del Po, osservato con uno sguardo capace di dare valore all’ordinario

Tra il 1989 e il 1991, negli ultimi anni della vita di Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992), il dialogo con Gianni Celati (Sondrio, 1937 – Brighton, 2022) trova una delle sue forme più intense. Scrittore e cineasta, critico e traduttore, Celati aveva già raccontato il paesaggio padano in Verso la foce, pubblicato nel 1989, e da quella stessa esplorazione nasce il suo primo lungometraggio, Strada Provinciale delle Anime.

Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce, Courtesy MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna Foto di Ornella De Carlo
Veduta di allestimento mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la Foce, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna
Foto di Ornella De Carlo

La mostra su Luigi Ghirri e Gianni Celati al MAMbo

Nella project room del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, la mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce, curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli, con cui abbiamo parlato, ripercorre il sodalizio intellettuale e creativo tra i due autori. Al centro del percorso ci sono 81 fotografie realizzate da Ghirri durante i sopralluoghi e la lavorazione del film, tra Ferrara e il Delta del Po, tra argini, strade, soste e incontri. Ne emerge uno sguardo attento alle cose ordinarie, ai luoghi che cambiano e a ciò che spesso passa inosservato.

Intervista con Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli

Cosa racconta l’incontro tra Ghirri e Celati?
È la storia di una grande amicizia e di una profonda affinità intellettuale e artistica. Un sodalizio che ha portato a diverse collaborazioni, perché affondava le sue radici in una stima reciproca che li ha portati a confrontarsi su diversi piani, da quello personale a quello lavorativo. Sin dai primi contatti, nel 1981, si sono spesso consultati su committenze e progetti, perché nutrivano una profonda fiducia l’uno nel giudizio dell’altro.

Perché è importante riprendere questo dialogo oggi?
Perché la project room del MAMbo è uno spazio dedicato a progetti di approfondimento che mettono in luce aspetti meno noti della storia dell’arte del nostro territorio e della sua eredità culturale. Negli ultimi anni è diventata un luogo di ricerca, capace di intrecciare artisti, archivi e nuove letture. La mostra su Ghirri e Celati si inserisce perfettamente in questa linea: concentra l’attenzione su un momento preciso e poco indagato della loro vicenda comune, tra il 1989 e il 1991, gli ultimi anni della vita di Ghirri, restituendo la profondità di un dialogo artistico e umano fondamentale per entrambi.

Al centro c’è Blu infinito, l’ultimo lavoro di Ghirri…
Racconta un Ghirri che, pur avendo ormai raggiunto una notorietà internazionale, sceglie di mettersi al servizio di un amico, accompagnandolo nella realizzazione del suo primo lungometraggio. Assume quasi il ruolo di fotografo di scena e di location manager, partecipando fin dai primi sopralluoghi. È un gesto che restituisce tutta la sua generosità e la sua umiltà: non il fotografo che documenta un’opera dall’esterno, ma qualcuno che entra nel processo creativo, lo condivide e ne diventa anche protagonista.

In queste fotografie, Ghirri si avvicina alle persone. Cambia qualcosa nel suo sguardo?
Il suo sguardo rimane riconoscibilissimo: le inquadrature, le composizioni e l’attenzione alla luce sono quelle del grande paesaggista. Quello che cambia è forse la relazione con i soggetti. In Blu infinito emerge una dimensione più corale e partecipata: Ghirri cerca il movimento, il gioco, la convivialità di un gruppo in viaggio. I volti, le espressioni e i gesti acquistano un ruolo centrale, senza mai perdere quel senso di sospensione che attraversa tutta la sua fotografia.

Calarsi nella realtà con Ghirri e Celati

E il Delta del Po, che ruolo ha?
Da protagonista. Il paesaggio rurale del delta del Po è il protagonista di Strada provinciale delle anime e della serie fotografica Blu infinito. Il viaggio che il lungometraggio descrive va da Ferrara alle foci del Po e tocca numerose località: da Migliarino a Contarina, passando per Codigoro, Comacchio, Gorino e sostando su argini e strade per lunghe pause che diventavano momenti conviviali. Nelle foto di Ghirri e nei film di Celati il paesaggio emerge con forza, come nella maggior parte della loro opera.

Come dialogano le fotografie con i film?
Le 81 fotografie di Blu infinito e le immagini in movimento di Strada provinciale delle anime sono complementari: una completa l’altra. Per questo abbiamo scelto di lasciare in diffusione l’audio del film anche durante la visita alle fotografie. Le voci di Celati, di Ghirri, degli attori e della troupe accompagnano lo sguardo del pubblico, creando una sorta di controcampo sonoro delle immagini. Ne nasce un’esperienza immersiva e circolare, in cui fotografia e cinema continuano a dialogare.

Nei film di Celati il viaggio conta quasi più della meta…
Il viaggio è principalmente una scusa per perdersi nel territorio, per esperirlo con calma e, quindi, con una particolare attenzione. Perché il paesaggio per Celati e per Ghirri è “l’incontro tra natura e cultura, quindi anche il luogo della distruzione, il paesaggio che assomiglia a un attimo e all’interno di questo attimo ci sono diversi tipi di percezioni sensoriali: gli odori, il vento sul viso, la luce, le parole che ascolti, i suoni che non ci sono. Il paesaggio è il luogo dell’attenzione infinita: non riesci mai a collocarlo, non è delimitabile, dà una specie di circolarità della visione che non finisce mai”. Questo brano viene da un monologo che Celati fa recitare a Ghirri nel film e che riassume il loro comune atteggiamento verso il paesaggio, verso la realtà in generale: un modo di guardare e attraversare il mondo basato sull’attenzione e la sospensione.

Lo straordinario racconto di un paesaggio ordinario

Entrambi danno valore a ciò che spesso passa inosservato. Come si protegge l’importanza di questo guardare?
In Ghirri e Celati ritroviamo lo stesso abbassamento della soglia dell’eccezionale: uno sguardo anti-monumentale sulla pianura e sulla provincia, capace di riconoscere l’importanza delle piccole cose. Condividono un’etica dell’attenzione, lontana dalle gerarchie e dagli stereotipi, che trasforma il paesaggio in uno spazio di conoscenza e di riflessione collettiva. Proteggere questo sguardo significa forse esercitare ogni giorno la capacità di fermarsi, osservare, riconoscere che ciò che sembra ordinario può ancora sorprenderci.

Il percorso parla anche di paesaggi che cambiano e di luoghi che sembrano sparire. Che cosa ci dicono del nostro presente?
Risponderemmo con una frase di Celati, annotata durante la lavorazione di Case sparse. Visioni di case che crollano (2003): “Dovrebbe essere la narrazione di un passaggio che sta avvenendo ovunque, in quasi tutti i continenti: dai vecchi luoghi con caratteri specificamente locali a una dimensione di vita indifferenziata, nei vari non-luoghi del mondo”. Più che sparire, quei luoghi restano lì, come ruderi senza memoria e senza gloria. Ci ricordano quanto sia difficile trovare uno spazio, e quindi anche un significato, per il nostro passato. Sono presenze silenziose che interrogano il presente e il modo in cui costruiamo il nostro rapporto con il territorio e con la memoria.

Oltre agli occhi pieni di bellezza, cosa resta ai visitatori?
Vorremmo che chi entra nella project room avesse la sensazione di camminare insieme a Ghirri e Celati sugli argini del Po. Non tanto di visitare una mostra, quanto di partecipare a un viaggio fatto di soste, incontri e piccoli dettagli. È un invito a rallentare, a lasciarsi guidare dalle immagini, dalle voci e dal paesaggio, riscoprendo una capacità di visione che spesso la velocità del presente ci fa perdere. In fondo è questo il lascito più prezioso di Ghirri e Celati: insegnarci che vedere non significa semplicemente guardare, ma imparare ad abitare il mondo con maggiore attenzione, curiosità e disponibilità allo stupore.

Ginevra Barbetti

Bologna // fino al 4 ottobre 2026
Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce
MAMbo – Via Don Minzoni, 14
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Ginevra Barbetti

Ginevra Barbetti

Nata a Firenze, si occupa di giornalismo e comunicazione, materie che insegna all’università. Collabora con diverse testate in ambito arte, design e cinema, per le quali realizza soprattutto interviste. Che “senza scrittura non sarebbe vita” lo ripete spesso, così come…

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