A Barcellona c’è stato il Gallery Weekend 2026 e la città si è trasformata in un caleidoscopio di visioni. Il reportage
Dal 17 al 20 settembre Barcellona si è accesa con il Gallery weekend 2026, un appuntamento imperdibile per visitare alcune delle più interessanti gallerie e scoprirne di nuove anche a L'Hospitalet de Llobregat, ex quartiere operaio, oggi attraversato da trasformazioni urbane e culturali
Dopo Madrid, anche a Barcellona, dal 17 al 20 settembre, c’è stato il Barcelona Gallery Weekend (BGW2026), durante il quale la città si è trasformata in un itinerario attraverso linguaggi e sensibilità differenti. Le gallerie hanno aperto i propri spazi al pubblico costruendo un percorso in cui l’incontro diretto con gli artisti è diventato parte dell’esperienza e il melting pot di linguaggi differenti si è tradotto in una riflessione sul presente
La pittura come materia e tempo alla Pigment Gallery e alla Escat Gallery
Alla Pigment Gallery El tiempo que queda presenta quattro anni di ricerca di Ignacio Iñigo (1980), artista cileno attivo a Barcellona. Dipinti, installazioni e lavori nei quali materia, superficie, stratificazione e processo fanno della pittura un organismo in trasformazione, capace di registrare il passaggio del tempo. Il confronto con l’iperrealismo di Lorenzo Fernández (Madrid, 1984) introduce una tensione significativa: da una parte la pittura come processo materiale, dall’altra la precisione mimetica spinta verso una realtà perturbante.
Alla Escat Gallery, Federica Furbelli (Varese, 1988), protagonista della personale Las nubes no tienen casa, curata da Jordi Pallarés, evoca a partire dal titolo una condizione di transitorietà e appartenenza sospesa. La nube che attraversa liberamente i territori diventa metafora delle identità contemporanee: mobili, stratificate e non più rigidamente ancorate a un luogo.
Alla Bombon Project la parola diventa immagine
Alla Bombon Project, Yalla Tnam, Tnam di Mounira Al Solh (Beirut, 1978) affronta il rapporto instabile tra parola e immagine. Il linguaggio, con le sue ambiguità e possibilità di errore, non si limita a spiegare ciò che vediamo, ma può contraddirlo e deformarlo.
Carrer de Trafalgar, la materia diventa esperienza alla Galeria Senda
Alla Galeria Senda, Intus di Gonzalo Guzmán (Madrid, 1991) porta la luce al centro della ricerca scultorea. Tessuto, tensione, superficie e illuminazione costruiscono una forma mutevole nella quale la luce non si limita a rendere visibile l’opera, ma diventa materia e parte della sua presenza nello spazio.
Al-Tiba9 Gallery la luce registra il movimento
Il rapporto tra luce, spazio e percezione trova un’ulteriore declinazione alla Al-Tiba9 Gallery, fondata e diretta da Mohamed Benhadj nel 2013. Al-Tiba9 è il contesto ideale per Dance Calligraphy, seconda personale di Pavel Korbička, scultore e artista visivo ceco nato a Brno nel 1972, che presenta una ricerca centrata sulla possibilità di registrare il movimento effimero della danza attraverso la scultura luminosa. Le sue monumentali installazioni luminose trasformano la danza, che non scompare più nel momento in cui viene eseguita, ma sopravvive come traccia di un’azione e memoria di un movimento.

Suburbia Contemporary, il paesaggio come esperienza
Alla Suburbia Contemporary, Land of the Living di Jake Aikman (Londra, 1978) porta nella pittura il paesaggio marino dell’estremo sud dell’Africa. L’oceano non è soltanto un soggetto, ma un territorio fisico e mentale nel quale si incontrano percezione, memoria e atmosfera. La ricerca della galleria rispecchia la visione del suo direttore Francesco Ozzola, orientata alla condivisione e alla costruzione di esperienze per il pubblico.

Il corpo come autoritratto e come territorio politico alla Galeria Rocío Santa Cruz
Alla Galeria Rocío Santa Cruz, Unadonauna – AutoRetratRetratat di Mariaelena Roqué (Tarragona, 1952) porta al centro il corpo fisico e psichico dell’artista. Ho avuto modo di dialogare con Roqué, artista, ballerina, scenografa e performer. Da una prospettiva femminista, il lavoro mette in relazione esperienza personale e riflessione politica. Il corpo diventa materia dell’opera e spazio di autodeterminazione, nel quale vengono messi in discussione i confini tra persona e personaggio, intimità e spazio pubblico.

Chiquita Room, il gesto come eredità al Barcelona Gallery Weekend 2026
Alla Chiquita Room, Lo que tiene vuelo di Laia Argüelles Folch (Zaragoza, 1986) affronta il tema del lascito attraverso disegno, scrittura e memoria. Il gesto può essere trasmesso, ereditato, ripetuto e trasformato fino a diventare parte della nostra identità. Materiali ritrovati, luoghi già attraversati e tecniche diverse — dalla serigrafia al frottage, dallo stencil al monotipo — diventano strumenti per riattivare il passato e interrogare il modo in cui la memoria passa attraverso i materiali.
Sorondo Projects, la materia come archivio
Sorondo Projects rivolge particolare attenzione ad artisti latinoamericani ed esperienze diasporiche, affrontando identità, appartenenza e differenza. Nel lavoro della venezuelana Maria Elena Pombo, la materia diventa un archivio nel quale si sedimentano esperienza personale e memoria collettiva.

3 Punts Galeria, il postumano e la solitudine digitale a Barcellona
Alla 3 Punts Galeria, Alejandro Monge (Zaragoza, 1988) plasma sculture di giovani donne (con cemento, fibra di vetro e acrilico) sospese tra riconoscibilità e codici tecnologici, simulacri di individui soli e contemporaneamente iperconnessi. “Abbiamo mille amici su Instagram, gruppi WhatsApp per qualsiasi cosa e, nonostante tutto, siamo ancora soli”, osserva l’artista. La frase sintetizza una delle contraddizioni della contemporaneità, nella quale la tecnologia interviene sulle relazioni e sulla percezione del corpo.

L’Hospitalet, da quartiere operaio a centro di trasformazione urbana
La BGW2026 si estende oltre i quartieri centrali fino a L’Hospitalet de Llobregat, area storicamente operaia oggi attraversata da trasformazioni urbane e culturali. Qui vecchie stratificazioni industriali e nuove energie convivono, creando un contesto nel quale l’arte entra direttamente in relazione con il territorio. La Galería Alegría contribuisce alla ridefinizione culturale di un territorio in trasformazione; è diretta da Sebastián Rosselló, si avvale del gallery manager Tommaso Nabiuzzi e presenta per BGW2026 Ballestrinquers, progetto di Luis Bisbe de la Fuente (Málaga, 1965) e Jacobo Castellano (Jaén, 1976).

ADN Galeria, quando l’arte mette sotto accusa il potere
In Carrer de Mallorca 205, ADN Galeria presenta Manifiesto, selezione di opere realizzate da Eugenio Merino (Madrid, 1975). Potere, capitale, corruzione, ideologia, memoria storica e violazioni dei diritti umani attraversano una ricerca che utilizza ironia, deformazione e paradosso per mettere in crisi le narrazioni attraverso cui politica e media costruiscono la realtà.
Nello stesso spazio, Fantastic Planet. El planeta salvaje di Joan Pallé (Lleida, 1989) sceglie invece la strada dello straniamento. Se Merino affronta direttamente il conflitto politico e sociale, Pallé lo osserva attraverso l’ironia.
Barcelona Gallery Weekend 2026, un’occasione per aprirsi a nuove prospettive sull’arte e sulla realtà
Attraversarla significa entrare e uscire da spazi in cui l’arte non si limita a occupare le pareti di una galleria, ma diventa uno strumento per interrogare ciò che accade fuori da esse. Il Barcelona Gallery Weekend 2026 restituisce così una costellazione di ricerche che permettono di osservare il presente da differenti angolazioni.
Tommaso Villani
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