Artigianato, tecnologia, natura e arte possono convivere. 3 esempi da Venezia
La mostra di Juliette Agnel, la performance di Cassiel Gaube all’Orto Giardino alla Giudecca e la rassegna Homo Faber all’isola di San Giorgio: a Venezia tre prospettive sul rapporto uomo-natura-modernità
L’Orto Giardino del Convento della Chiesa del Santissimo Redentore alla Giudecca, esso stesso esemplare modello di recupero fedele e allo stesso tempo inventivo di uno luogo da tempo semi-abbandonato, ospita nei suoi spazi chiusi due mostre – Un giardino a Venezia con le immagini di Sarah Moon e What the Garden Whispers di Juliette Agnel – e, per due serate, curate da Dance Reflectionsdi Van Cleef & Arpels, l’ipnotica performance site specific del danzatore belga Cassiel Gaube. Esempi di relazione non stereotipata tanto con l’ambiente naturale quanto con la contemporaneità che riflettono anche il cuore della mostra Homo Faber, ospitata sull’Isola di San Giorgio e diretta per questa edizione da Es Devlin: l’artista britannica ha voluto un’esposizione-installazione, un percorso coerente e poetico immerso nelle infinite sfumature della luce – An Island of Light il titolo scelto.

La mostra “What the Garden Whispers” di Juliette Agnel
L’Orto Giardino del Santissimo Redentore alla Giudecca, recentemente riaperto al pubblico – con un’attenzione particolare riservata ai residenti, troppo spesso trasformatisi loro malgrado in “foresti” in una città diventata triste paradigma dell’overtourism – grazie al suo ritorno alla vita voluto dalla Venice Gardens Foundation – presieduta da Adele Re Rebaudengo – e affidato a Paolo Pejrone per il restaurobotanico e all’architetto Alessandra Raso per quello architettonico, ospita spesso eventi culturali. In queste settimane due mostre e, il 24 e 25 settembre, una performance realizzata grazie alla partnership con Dance Reflections di Van Cleef & Arpels. Iniziative generate da un dialogo non estemporaneo con gli stessi spazi della Giudecca: ecco, dunque, che l’artista francese Juliette Agnel (1973), trae ispirazione dall’arcaica consapevolezza delle forze sotterranee del mondo vegetale e, soprattutto, dalla presenza, proprio all’interno dell’Orto Giardino, di un giardino dei semplici con piante apprezzate per le loro virtù medicinali, aromatiche e finanche magiche. Da qui, l’artista ha realizzato, di giorno e di notte, fotografie che vogliono offrirsi “come un balsamo rigenerante per gli occhi di chi osserva”. Immagini lavorate poi ricorrendo alla tecnologia: ecco così, su sfondi rosso intenso, piante e alberi che rivelano l’energia nascosta della natura, il suo fuoco interiore che scalda e guarisce.
La performance “Moteur” di Cassiel Gaube a Venezia
Concentrazione e abbandono ai suoni dell’ambiente circostante – la natura ma anche la musica a tutto volume da un’imbarcazione che passa lì vicino –, preciso controllo del corpo e fluida sintesi di linguaggi coreografici differenti: il danzatore e coreografo belga ha riscritto la sua performance Moteur – creata grazie al sostegno di Dance Reflections – per uno spazio all’aperto, prossimo alla laguna, dell’Orto Giardino. Balletto classico nel rigore; post-modern nella qualità del movimento, ripetuto con più o meno minime variazioni; ma anche house nell’abbandono alla libera flessibilità del corpo. Antico e moderno e ascolto profondo dello spazio naturale circostante, comprese le sue violazioni – i rumori della contemporaneità – coesistono, così come nelle fotografie di Juliette Agnel, a testimoniare non solo della convivenza di natura e artificio, bensì della capacità del secondo di preservare ed esaltare la prima.

La rassegna “Homo Faber” all’Isola di San Giorgio
Una verità confermata dalla visita alla rassegna Homo Faber, ospitata per tutto il mese di settembre dalla Fondazione Cini all’Isola di San Giorgio e intitolata, per questa sua quarta edizione, An Island of Light. Evento internazionale biennale nato nel 2018 su iniziativa della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship con sede a Ginevra, si pone come obiettivo quello di valorizzare il talento umano, offrendo visibilità all’alto artigianato proveniente da ogni parte del mondo, anche se – evidenzia Alberto Cavalli, direttore esecutivo di Michelangelo Foundation – “non si tratta di una mostra di oggetti, ma sul processo che porta alla creazione.” Da qui deriva anche la prassi di affidare la direzione artistica della rassegna ogni volta a un artista diverso e, dunque, dopo l’edizione curata dal regista Luca Guadagnino, quest’anno la scelta è ricaduta sull’artista e designer britannica Es Devlin, attiva da trent’anni e nota per aver realizzato sculture d’arte pubblica e opere collettive ma anche allestimenti teatrali ed espositivi e installazioni per le cerimonie olimpiche e il Super Bowl. Per il suo Homo Faber, Devlin ha puntato – come sintetizzato nel titolo scelto, An Island of Light – sulla luce: “le opere danzano con la luce, perché i materiali con cui sono realizzate – argilla, vimini, vetro, piume, legno… – sono tutti nati proprio grazie all’interazione con la luce del sole”.

Com’era strutturata la rassegna Homo Faber 2026 a Venezia
700 oggetti creati da 500 artigiani provenienti da 70 paesi non semplicemente “esposti” bensì fatti letteralmente “vivere” in 15 diverse “stanze”. Artigiani selezionati secondo 11 criteri di eccellenza, in ogni parte del pianeta e visibili nella rassegna nella seconda stanza, occupata dalle fotografie in bianco e nero dei 500 protagonisti: immagini che, nella scelta della posa e del contesto, già molto dicono della loro personalità. Es Devlin, ideatrice delle stanze, ha creato un percorso in cui gli eterogenei spazi dell’Isola di San Giorgio dialogavano senza forzature con le opere, come la ex piscina, al cui centro era collocata una luna che, a intervalli, s’immerge nell’acqua, nascondendo i moon jar, i tipici vasi coreani, reinterpretati dagli artigiani. Ma c’era anche l’installazione-lanterna magica An alphabet of objectsovvero l’anfiteatro in cui sono raccolti oggetti realizzati con materiali naturali che derivano da un seme (vimini, legno…). E, poi, il lungo spazio ispirato alle vetrate veneziane in cui sono adagiati uccelli, farfalle, bruchi, frutto della più raffinata arte gioielliere – e qui ci sono anche brand famosi – da Cartier a Van Cleef & Arpels a Beccellato – presenti però non per pubblicità bensì per sostenere il lavoro degli artigiani che con loro collaborano. Al centro dell’ampio chiostro palladiano, poi, una monumentale scultura in movimento mentre nel cenacolo una linea verticale luminosa accoglieva opere nelle infinite sfumature del bianco. C’erano, ancora, le sculture di carta che l’artista/artigiano cinese Wen Qiuwen ha realizzato a partire dei bozzetti degli uccelli della laguna veneziana disegnati dalla stessa Es Devlin; e poi la stanza dedicata ai colori dell’arcobaleno il cui pavimento è coperto da uno sfolgorante tappeto ispirato alla Teoria dei colori di Goethe.

Artigianato e tecnologia nella rassegna Homo Faber
Le mani degli artigiani e i loro ferri del mestiere sono il cuore della prima stanza, il prologo di Homo Faber: L’uomo e la fisicità del gesto che dà concretezza all’idea astratta sono dunque il cuore della rassegna che, nondimeno, non ignora come le tecnologie abbiano permesso di rendere possibili concretamente quelle che apparivano come fantasie un po’ utopistiche. E, per ricordarlo, allude ad alcune di esse: la lanterna magica nella succitata stanza An alphabet of objects ma anche quelle utilizzate dagli artigiani “presenti” nella stanza-laboratorio An atelier alive dove, fra l’altro, è esposto anche il Planetarium di Van Cleef & Arpels, che si rifà a primi automatismi settecenteschi. Ma ci sono anche le Twenty Silent Songs, venti differenti opere d’arte che reinterpretano i motivi cimatici generati dalle vibrazioni delle campane della chiesa di San Giorgio Maggiore. La natura – i vari materiali utilizzati –, le mani, i corpi e le menti degli artigiani, ma anche il patrimonio di tecnologie – e conoscenze fisiche, chimiche, meccaniche – che l’uomo ha tesaurizzato nei secoli: tutto questo concorre a creare una bellezza autentica e non superficiale e ribadisce con la forza del lavoro artigiano l’insuperabile unicità del talento umano.
Laura Bevione
Venezia // fino al 19 dicembre
Juliette Agnel. What the Garden Whispers
ORTO GIARDINO DEL SANTISSIMO REDENTORE – Calle dei Frati, Giudecca 194/
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati