A Parigi gli artisti della Collezione Pinault si confrontano con luce e ombra in una grande mostra

Visitabile fino al 24 agosto 2026 alla Bourse de Commerce, la mostra “Clair-obscur” fa dialogare luci e ombre. Artisti internazionali di diverse generazioni interpretano questo contrasto sul piano della forma e del significato

Il titolo è riduttivo rispetto alle ambizioni di una delle mostre più interessanti del 2026: si tratta di Clair-obscur, la collettiva curata da Emma Lavigne con Nicolas-Xavier Ferrand alla Bourse de Commerce di Parigi, che riunisce un centinaio di opere della Collezione Pinault realizzate da artisti contemporanei internazionali di diverse generazioni nell’ultima ventina d’anni.

La mostra "Clair-obscur" alla Bourse de Commerce di Parigi
La mostra “Clair-obscur” alla Bourse de Commerce di Parigi

Il senso della mostra “Clair-obscur” alla Bourse de Commerce di Parigi

Se in italiano il termine “chiaroscuro” si riferisce agli effetti luministici che contrappongono in un dipinto la luce all’ombra, in francese l’etimologia è legata al contrasto tra il chiaro e l’oscuro inteso nel senso di misterioso, sfuggente, tenebroso. Ed è in questa direzione che i curatori hanno costruito un percorso espositivo sorprendente, che interpreta gli spazi della Bourse in maniera inaspettata. Ispirandosi sia a una citazione di Giorgio Agamben sul contemporaneo, inteso come colui che “fissa lo sguardo sul proprio tempo per percepirne non le luci, ma l’oscurità”, che ai capolavori di Caravaggio, Lavigne e Ferrand hanno definito la mostra come “un paesaggio al contempo luminista e crepuscolare, dove un centinaio di opere di artisti della Collezione Pinault si svelano in un gioco di ombre e di luci”.

La costruzione del percorso espositivo alla Bourse de Commerce

Una mostra-paesaggio, dove “il chiaroscuro appare come un linguaggio visuale e simbolico rinnovato, un’energia narrativa, un principio filosofico. Esprime sia la dimensione materiale della luce che delle zone d’ombra dell’inconscio, trasformando il nostro rapporto tra visibile e invisibile”. Suddivisa in quattro sezioniNotturno, Nebbia, Ombre, Incandescenza – la mostra prende avvio nel piano inferiore della Bourse, dove sono allestite alcune delle opere più significative. È un dialogo notturno quello tra l’opera video di Philippe Parreno La Quinta del Sordo (2021), dove l’artista rilegge le celebri “pitture nere” di Goya, e il video dell’artista uzbeko Saodat Ismailova, che rivisita la figura di Al-Muqanna, santone vissuto nell’Ottavo Secolo d.C. e capo di una comunità di adepti adoratori del Sole, protagonisti di Melted into the sun (2024).

Le opere della Collezione Pinault tra passato, presente e sospensione del tempo

Tra storia e attualità, memoria e visione si trova Axial Age (2005-2007) di Sigmar Polke, una “cappella allucinata” composta da nove tele di grandi dimensioni tutte giocate su trasparenze enigmatiche, in bilico tra passato e presente. Particolarmente riuscito è lo spazio dedicato a Victor Man: nei nove dipinti esposti “luci ed ombre sono rivali e complici: il presente non può essere staccato dal passato, mormora ogni quadro di Victor Man, sottolinea Jean-Marie Gallais. Al centro della Rotonda fluttuano le nuvole di vapore di Fujiko Nakaya, Untitled (2022), coinvolte in un processo di trasformazione incessante causato dalla presenza dei visitatori. Nakaya è protagonista di una sezione insieme a Trisha Donnelly, Wolfganf Tillmans, Frank Bowling e Bruce Conner, autore di Crossroads (1976), un’inquietante collezione di immagini di funghi atomici, da Horishima a Bikini.

Gli artisti della Collezione Pinault in dialogo con il dolore

Più classica, ma non per questo meno interessante la parte dedicata alle Ombre, dove dialogano giganti come Jean Dubuffet, Alberto Giacometti, Bruce Nauman e Robert Gober con artisti meno noti, come la brasiliana Maria Martins e la polacca Alina Szapoczilkow, insieme a una star della scena internazionale come il danese Danh Vō. Le ombre qui fanno riferimento all’arte dell’ultimo dopoguerra, letta come risposta all’olocausto nazista. Dalle figure filiformi di Giacometti ai volti bituminosi di Dubuffet, dalle sculture sciamaniche di Martins ai corpi frammentati di Szapoczilkow, Nauman, Gober e Vō, questa parte della mostra è dedicata al confronto con la sofferenza, la tragedia e la morte, che Maria Martins ha definito come “la nebbia nera”.

La mostra "Clair-obscur" alla Bourse de Commerce di Parigi
La mostra “Clair-obscur” alla Bourse de Commerce di Parigi

La sezione meno riuscita della mostra alla Bourse de Commerce

Meno convincente, anche se arricchita dalla presenza di maestri come Bill Viola, James Lee Byars e Rosemarie Trockel, la sezione sull’Incandescenza, che esplora il tema dell’interiorità emotiva e spirituale, attraverso le performance di Mary Wigman, i dipinti di Louis Soutter – artista vicino all’Art Brut – e soprattutto le opere di Laura Lamiel, che compongono un’interessante narrazione. Una sorta di sinfonia visiva, intitolata ça fait un bruit d’ailes, de feuilles, de sable (2023) che scorre attraverso le venti vetrine alle pareti della Rotonda, composta di frammenti di mondo reale e tracce del vissuto dell’artista, che l’artista definisce “una meditazione sul tempo”.

Ludovico Pratesi

Parigi // fino al 24 agosto 2026
Clair-obscur
BOURSE DE COMMERCE – Rue de Viarmes, 2
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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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