Le fragili trame di Elisabetta Di Maggio nel film in anteprima mondiale a Napoli

Il film di Alessandra Galletta mostra l’artista Elisabetta Di Maggio nella sua essenza creativa, osservandola mentre è all’opera. Questo prezioso documentario sarà proiettato durante la prossima edizione del festival Artecinema

Il processo creativo può essere interessante tanto quanto l’opera finale e divenire esso stesso oggetto di osservazione e narrazione. Con Elisabetta Di Maggio. Leaves of me si compie proprio questa operazione: la regista Alessandra Galletta affianca l’artista per coglierla nell’atto di ispirarsi, riflettere, progettare, realizzare e allestire alcune delle sue opere.

Elisabetta Di Maggio e le altre artiste ad Artecinema

Il documentario, della durata di poco più di mezz’ora, è tra le proposte della programmazione di Artecinema, il festival internazionale di film sull’arte contemporanea che si terrà a Napoli dall’8 all’11 ottobre. Il film dedicato ad Elisabetta Di Maggio sarà proiettato in anteprima mondiale il 9 ottobre al Teatro Augusteo, come anche il docufilm dedicato ad Anna Maria Maiolino. Oltre a loro, nei titoli proposti spiccano i nomi di molte altre artiste – da Hilma af Klint a Isabella Ducrot, da Tamara de Lempicka a Regina José Galindo, fino a Valie Export e Vanessa Beecroft – comprovando l’attenzione dell’evento verso la produzione artistica femminile.

“Anche quest’anno ci saranno numerose anteprime mondiali, europee e italiane e saranno presenti registi, produttori e artisti – afferma la curatrice Laura Trisorio – Molti dei film sono dedicati a temi di urgente attualità, con alcuni filoni principali che risuonano nel lavoro di molti degli artisti presentati: la crisi climatica, il nostro rapporto con la natura, il ruolo delle donne nell’arte, l’identità, il potere politico”.

L’iniziativa di Artecinema per il sociale porterà inoltre la manifestazione ad incontrare le scuole primarie e secondarie delle aree più periferiche della città e i detenuti dell’istituto penale minorile di Nisida, diffondendo la conoscenza dell’arte attraverso il video.

L’artista delle trame davanti alla telecamera

“Noi siamo fatti di forme che poi riproduciamo”, afferma l’artista nota per le sue opere su materiali effimeri come carta o foglie, da cui fa emergere trame nascoste. Il suo talento è quello di mostrare la forza della fragilità, le connessioni che legano l’universo. Ammirarla nel documentario Elisabetta Di Maggio. Leaves of me, mentre indaga la materia e la trasforma, è un modo per entrare in connessione con la sua arte, la filosofia che ne è alla base e il modo con cui lei guarda al mondo. In un alternarsi di momenti introspettivi o puramente creativi, il film di Galletta consente allo spettatore di accedere all’universo di trame che emergono dalle opere dell’artista, senza filtri o mediazioni.

Elisabetta Di Maggio

Le opere di Di Maggio

Girato tra lo studio veneziano di Di Maggio e la GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, dove si è recentemente tenuta una sua mostra, il film è l’occasione per ammirare opere storiche e recenti.

A dare il titolo al film è la serie Leaves, realizzata utilizzando foglie di diverse piante da cui emergono morfologia e fibre. “Il metodo di lavoro è sempre lo stesso: ritaglio diversi materiali usando un bisturi affilato da chirurgo. I materiali utilizzati spaziano da fogli di carta velina a piccole o enormi foglie vegetali, saponi, porcellana e altre superfici, inclusa l’intonaco dei muri”, spiega Di Maggio.“Passo ore a dissezionare questi materiali e i risultati sono opere che ci raccontano in quante forme diverse e particolari la Natura possa metamorfizzare, organizzare ed estendere i suoi pattern”.

Vederla all’opera con il suo bisturi, o intenta a valorizzare le crepe di un lavoro lesionato, è qualcosa che consente di guardare con occhi diversi il risultato finale, rendendo più consapevoli del messaggio che intende veicolare.

Roberta Pisa

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Roberta Pisa

Roberta Pisa

Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.

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