Ecco come è andata la mostra Panorama a Procida. Foto e riflessioni

Per (soli) quattro giorni l’isola di Procida si è riempita delle opere d’arte portate qui da una sessantina di gallerie italiane che, in maniera inedita, si sono consorziate tra loro

Qui a Procida vogliamo dimostrare che la cultura è questione di legami e relazioni e non di mero intrattenimento. E questa mostra, Panorama, è una ideale anticipazione di tutto quello che succederà il prossimo anno”. A parlare è Agostino Riitano che dopo i successi di Matera è il direttore di Procida 2022 Capitale Italiana della Cultura. Una candidatura che inaspettatamente ha trionfato e che sta proseguendo sulle ali dell’entusiasmo e della sperimentazione a riprova di quanto è capace di attivare energie il titolo annuale italiano (aggiuntivo a quello europeo) che Dario Franceschini ha inventato nel 2014. “Questa di Procida” aggiunge l’onorevole Alessandro Fusacchia membro della Commissione Cultura a Montecitorio “deve essere una prassi scalabile a livello nazionale, deve essere un modello sul quale ricostruiamo la trama della cultura in tutto il paese all’insegna dell’attenzione ai borghi da una parte e ai nuovi mestieri innovativi della cultura dall’altra”.

Marcello Maloberti, Panorama a Procid
Marcello Maloberti, Panorama a Procida

PANORAMA A PROCIDA IN ATTESA DI PROCIDA2022

In tutta questa aspettativa che monta (qui ormai anche i traghetti quando attraccano in porto urlano dagli altoparlanti “Benvenuti a Procida Capitale Italiana della Cultura Duemilaventidue”), s’inserisce il caso della mostra Panorama. Ovvero il primo banco di prova per il neocostituito consorzio di gallerie “Italics”.
Italics, nato durante i mesi più duri della pandemia, è una novità complicata che presenta tantissime sfide perché punta a far sinergia tra tante individualità: mettere d’accordo i maggiori galleristi italiani. Un’impresa. Come ogni novità sfidante Italics fa e farà errori di valutazione: tanto per dirne uno, all’inizio il progetto è nato come blog di contenuti turistici scritti di pugno dai galleristi facenti parte della rete: non viene in mente nulla di più improbabile e poco rilevante per i lettori. Però Italics ha avuto la capacità di cambiare ed evolvere prontamente e allora ecco l’idea di una mostra diffusa.
Non un’idea nuova, intendiamoci. Il modello è lo stesso di sempre e sconta qualche retaggio: è la solita caccia al tesoro – la segnaletica è una collaborazione tra i LeftLoft e Daniel Buren! – di opere disseminate soprattutto all’aperto per questioni organizzative ed epidemiologiche in un territorio. Col tentativo di entrare in connessione con la cittadinanza invadendo per qualche giorno musei locali, chiese, negozi, strade, piazze, case private e cocktail bar. L’effetto a Procida si realizza: la presenza della mostra è percepibile, il popolo dei procidani risponde in maniera coinvolta, è impossibile anche per il più occasionale dei villeggianti non accorgersi che sta succedendo qualcosa e molti si lasciano convincere dall’iniziare il tour mappa alla mano (impossibile seguirla purtroppo: la lista degli artisti non è ordinata con i numeri presenti sulla cartina bensì in ordine alfabetico vanificando qualsiasi orientamento).

PANORAMA A PROCIDA. OPERE FORTI E DEBOLI

Si tratta di un numero zero, so che ci sono dei difetti e chiedo venia in anticipo” mette le mani avanti Vincenzo De Bellis che ha avuto un bel daffare nel dare un senso organico ad una mostra dove decine di galleristi sono stati invitati a esprimere ciascuno un “proprio” artista da giovanissimi emergenti fino a nomi del Seicento. De Bellis ha fatto un ottimo lavoro, memore anche degli anni in cui – dirigendo fiere – aveva a che fare direttamente con le gallerie e doveva convincerle a presenziare all’evento in maniera un po’ più “culturale” e un po’ meno “commerciale”. Tuttavia molte accoppiate gallerista-artista sono risultate deboli: grandi nomi, ma piccole opere. Non tutti (comprensibilmente) ci hanno creduto e hanno avuto il coraggio e la voglia di investire per presenziare alla grande con opere realizzate ad hoc e magari site specific come la straordinaria scultura di Nicola Samorì sul monumento dei caduti in Piazza Martiri (opera migliore in mostra) o la pervasiva performance di Marcello Maloberti che con i suoi cartelli “MALINCUORE” ha incuriosito il cento per cento della cittadinanza o il toccante intervento di Francesco Simeti in un quartiere popolare dell’isola mimetizzando i suoi tessuti con i panni stessi dei residenti o ancora il raffinato lavoro di Francesco Pedraglio sui tavolini di un bar alla Corricella. Altri grandi nomi, da Sissi a Elisabetta Benassi passando per Tomàs Saraceno e Ibrahim Mahama si sono presentati col freno a mano tirato per motivi più che legittimi: la macchina è nuova e deve guadagnarsi ancora la fiducia di tutti ammesso di meritarsela.

IL FUTURO DELLE MOSTRE PANORAMA E DI ITALICS

Il tempo dirà se il format sprigionerà valore nel medio periodo. Se il pool di galleristi riuscirà ad andare avanti senza che i malcontenti superino i progetti. Se sarà il tutto sarà foriero di buoni contatti commerciali (le gallerie sono aziende, eh!). Se dimostrerà di avere impatto culturale sul territorio nonostante i pochissimi giorni di allestimento (come si fa a intessere “relazioni” per dirla con Agostino Riitano quando una mostra la fai durare l’arco di un weekend?). Smarcati tutti questi punti si potrà pensare ad una scalabilità. Ad esempio? Immaginare questo format come ‘anteprima’ estiva delle varie Capitali Italiane della Cultura: se così sarà, prossima edizione a settembre 2022 a Brescia&Bergamo.
Per intanto resta una prospettiva interessante sul campo: i galleristi italiani si parlano, provano ad annusarsi, si mettono insieme, magari non si innamorano l’un l’altro (anche se il presidente di Italics Lorenzo Fiaschi dice che son tutti “fratelli”, mah…) ma si confrontano tra loro e procedono in maniera un po’ meno isolata. Nascerà un nuovo associazionismo? Nascerà un nuovo sindacato? Una nuova lobby? Spunti per affiancare o magari sostituire il format classico e affaticato della fiera d’arte? In ogni caso vale la pena provarci.

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.