Storia di Germano Celant. 15 mostre indimenticabili da lui curate

Abbiamo provato a raccontare oltre 50 anni di carriera del grande critico d’arte recentemente scomparso attraverso 15 tra le più importanti mostre da lui curate. Dagli anni Sessanta fino a oggi

A pochi giorni dalla scomparsa di Germano Celant, critico d’arte italiano tra i più influenti a livello internazionale, ripercorriamo la sua carriera attraverso le mostre più innovative e note da lui curate dagli anni Sessanta a oggi. Da quella cruciale mostra alla Galleria La Bertesca di Genova che ha dato i natali al movimento dell’Arte Povera fino alla retrospettiva di Emilio Vedova a Milano, passando da The Knot. Arte Povera a New York che ha lanciato il movimento negli Stati Uniti, la Biennale di Venezia del 1997, la discussa mostra curata per l’Expo 2015, il progetto di Christo per il Lago d’Iseo e le mostre curate per Fondazione Prada; tra queste, l’ultima tenutasi nella sede veneziana della Fondazione e dedicata a Jannis Kounnelis. Ecco una selezione di 15 mostre curate da Germano Celant, le più indimenticabili.

– Desirée Maida 

1. ARTE POVERA IM-SPAZIO ALLA BERTESCA – GENOVA

Giulio Paolini e Germano Celant – Galleria Toselli, Milano 1973

Il 27 settembre 1967 è considerata la data di nascita dell’Arte Povera, con l’inaugurazione della mostra Arte Povera Im-Spazio alla Galleria La Bertesca di Genova. Un momento di rottura estetica e formale rispetto all’arte “mainstream” di quegli anni, di cui si metteva in discussione l’aspetto consumistico e patinato proprio della dilagante Pop Art americana. Il rapporto Uomo-Natura e l’importanza del gesto artistico sono alla base del movimento teorizzato da Celant, nel clou dei tumulti politici, ideologici e sociali che poi diedero forma al Sessantotto. Arte Povera Im-Spazio, in realtà, erano due mostre: alla prima, Arte Povera, parteciparono Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini; alla seconda, Im-Spazio, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Paolo Icaro, Renato Mambor, Eliseo Mattiacci e Cesare Tacchi. A un mese dalla mostra, Celant ha pubblicato su Flash Art il saggio Arte Povera. Appunti per una guerriglia, manifesto teorico del movimento. 

2. ARTE POVERA PIÙ AZIONI POVERE – AMALFI

Arte Povera + Azioni Povere (Ra3-terza Rassegna di Pittura internazionale di Amalfi) curated by Germano Celant Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi, Amalfi, 4-6 October 1968 installation view photo Bruno Manconi Courtesy archivio Lia Rumma

Promossa dalla coppia di collezionisti salernitani Marcello e Lia Rumma e inaugurata nell’ottobre 1968 agli Arsenali di Amalfi, Arte Povera più Azioni Povere è la prima mostra del movimento organizzata in uno spazio pubblico, proiettando così gli artisti avanguardisti degli anni Sessanta su uno scenario internazionale. Gli artisti erano Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio, Ableo, Paolo Icaro, Pietro Lista, Gino Marotta, Gianni Piacentino, Richard Long Jan Dibbets e Ger van Elk, per una mostra corale che racchiudeva così Arte concettuale, Minimalismo, Land art, happening e performance: ciò che veniva messo in evidenza era l’aspetto processuale dell’arte, con momenti dedicati anche ai dibattiti – quelli che oggi vengono chiamati “talk” – intorno al sistema delle arti, animati da Marcello Rumma, Germano Celant, Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles, Piero Gilardi, Filiberto Menna, Angelo Trimarco e Tommaso Trini. 

3. IDENTITÉ ITALIENNE – PARIGI

Identité italienne – catalogo della mostra

La mostra rientra in una serie di esposizioni organizzate a partire dal 1977 dal Musée national d’art modern Centre Pompidou di Parigi dedicate all’arte internazionale: Celant viene così invitato dal museo francese a organizzare una mostra sull’arte italiana, tenutasi poi nel 1981.  Identité italienne traccia così, come una sorta di canta di identità, i tratti distintivi delle sperimentazioni artistiche degli ultimi decenni in Italia, raccontando preludi, sviluppi ed esiti delle ricerche del Post-informale, del Pop, dell’Arte Povera e oltre. 

4. THE KNOT. ARTE POVERA AT PS1 – NEW  YORK

The Knot. Arte Povera – catalogo della mostra

La mostra The Knot. Arte Povera, tenutasi al MoMA PS1 di New York dal 6 al 15 dicembre 1985, rappresenta un’altra fondamentale tappa per la storia del movimento: si tratta infatti della prima esposizione di Arte Povera negli Stati Uniti, una sorta di consacrazione a livello internazionale. Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio sono gli artisti in mostra, occasione per introdurre il pubblico americano ai linguaggi, ai materiali, all’estetica, al “nodo” del movimento italiano. 

5. THE ITALIAN METAMORPHOSIS 1943-1968 – NEW YORK

The Italian Metamorphosis

Tra le mostre più celebri curate da Celant, The Italian Metamorphosis tenutasi al Guggenheim di New York nel 1994 è un esaustivo racconto visivo di 25 anni di storia, cultura, costume e società italiane, dalla caduta del regime fascista fino al Sessantotto. La “metamorfosi italiana” passa attraverso le sue sperimentazioni nei settori della pittura, della scultura, dell’artigianato artistico, della letteratura, della fotografia, del cinema, della moda, dell’architettura e del design, dando vita e alimentando quell’immaginario che, dagli anni Sessanta, ruota attorno alla creatività italiana. 

6. FUTURO, PRESENTE, PASSATO ALLA BIENNALE DI VENEZIA

47. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia – Futuro, present, passato – catalogo della mostra

Celant nel 1997 cura la 47. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia, dal titolo Futuro, Presente, Passato, esposizione concepita come un incontro ideale tra tre generazioni di artisti (67 in tutto) nell’arco di un trentennio, dal 1967 al 1997. “La scelta degli artisti dipende dal metro che si decide di usare. Nella mostra internazionale ho cercato di rappresentare tutte le stratificazioni dell’arte contemporanea, a partire dalla Pop Art e dalla Minimal Art. Insomma, da metà degli anni Sessanta in avanti”, dichiarava Celant a Repubblica in un articolo del ‘97. “A guardare, c’è una campionatura molto forte dei vari movimenti: Lichtenstein per il pop, Jim Dine per una certa radicalità figurativa, Oldenburg per il contributo alla sensualità dell’oggetto, erano fondamentali. E poi Agnes Martin, Brice Marden sul senso della pittura, Heizer… Ho cercato un’esemplificazione dei vari movimenti, in modo che ci fosse un attraversamento sia in senso verticale sia in senso orizzontale, perché ognuno degli artisti ha contribuito con dei lavori nuovi”. Nel 1997, i Leoni d’Oro furono assegnati a Marina Abramović e Gerhard Richter. 

7. ARTI E ARCHITETTURA – GENOVA

Germano Celant

Nel 2004 Celant cura la grande mostra Arti e Architettura, nell’ambito della programmazione degli eventi espositivi di Genova 2004. La città ligure, nell’anno in cui è stata insignita del titolo di Capitale Europea della Cultura, ha ospitato una mostra che racconta “gli sconfinamenti e gli intrecci” che nell’arco di un secolo (dal 1900 al 2000) hanno visto protagonisti artisti di ogni ambito creativo nella realizzazione di opere che trasbordano gli usuali confini della loro ricerca estetica e formale. Celant intreccia così le trame della storia dell’arte del Novecento, attraverso un racconto diffuso che a partire da Palazzo Ducale ha coinvolto diversi luoghi della città.

8. WHEN ATTITUDES BECOME FORM – VENEZIA

When attitudes become form. Bern 1969/Venice 2013

When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013 si svolge nella sede veneziana di Fondazione Prada, negli spazi di Ca’ Corner della Regina: in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas, la mostra è una ricostruzione di Live in Your Head. When Attitudes Become Form, esposizione curata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per l’innovativo approccio del curatore alla pratica espositiva. Sono state così ricostruite in scala 1:1 gli ambienti della Kunsthalle, e soprattutto le distanze e le relazioni visuali e formali tra le opere degli artisti più influenti del Novecento. 

9. ARTS&FOODS PER EXPO 2015 – MILANO

Arts & Foods. Rituali dal 1851 è il titolo della mostra che Celant ha curato per il Padiglione delle Arti Visive e Applicate dell’Esposizione Universale tenutasi a Milano nel 2015. La mostra, ospitata negli spazi della Triennale, indaga i rapporti fra arte e cibo dal 1851 a oggi: come scrive Vera Agosti in questo articolo, “nel 1851, anno della prima Esposizione Universale a Londra, erano presentate solamente opere scultoree, in quanto la scultura era considerata la regina dei manufatti d’arte. Ora, naturalmente, tutti i campi sono investigati: pittura, scultura, installazione, fotografia, video, ma anche letteratura, moda, cinema, televisione. Si tratta di un’esposizione gigantesca, dalle dimensioni museali, sviluppata su più piani molto diversi tra loro, che si espande anche nel parco con sculture e installazioni. Le opere e gli oggetti provengono da tutto il mondo e sono organizzati in “famiglie”, secondo il percorso ideale del curatore e l’allestimento di Italo Rota, arricchito graficamente da Irma Boom”. Una mostra grandiosa, che proprio per la sua “grandiosità” fece discutere soprattutto per un aspetto: le polemiche scoppiate per il compenso di Celant, pari a 750mila euro. “Confondete il fee con il budget”, rispondeva Celant in una videointervista rilasciata ad Artribune.

10. CHRISTO SUL LAGO D’ISEO 

The Floating Piers è senza dubbio una delle maggiori e più note opere di Land Art realizzate nell’ultimo decennio: si tratta di una serie di passerelle galleggianti che l’artista Christo ha realizzato per il Lago d’Iseo, permettendo al pubblico di camminare sulle sue acque, attraversandolo ed entrando in contatto con il paesaggio. L’installazione ha ottenuto uno strepitoso successo di pubblico, per un totale di un milione e mezzo di visitatori. In questa videointervista rilasciata ad Artribune, è lo stesso Germano Celant a raccontarci il significato dell’opera di Christo.

11. POST ZANG TUMB TUUUM – MILANO

Fondazione Prada. Germano Celant. Mostra Post Zang Tumb Tuuum. Photo Ugo Dalla Porta

È del 2018 Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943, mostra tenutasi alla Fondazione Prada a Milano e il cui titolo si ispira alle Parole in libertà usate da Marinetti per descrivere le bombe che assediarono Adrianopoli nel 1912. La mostra è un excursus sul sistema dell’arte italiano nel periodo compreso tra le due Guerre Mondiali, documentato attraverso testimonianze fotografiche e documenti d’archivio: secondo Celant, i documenti ritrovati e presentati in questo progetto “sintetizzano la funzione comunicativa dell’opera d’arte, offrono una storia reale, fuori dalla trattazione teorica dell’artefatto”. Vengono così illustrati e narrati la produzione artistica, le collezioni, le manifestazioni culturali, l’architettura, l’urbanistica e il design del periodo, analizzati e intercalati nel contesto storico e sociopolitico di quegli anni. Una fotografia di un quarto di secolo di storia italiana. 

12. MIMMO ROTELLA MANIFESTO – ROMA

Mimmo Rotella Manifesto. Exhibition view at Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea, Roma 2018. Photo Giorgio Benni. Insieme-manifesto degli Assemblages (1953) e dei Décollages (1954-63)

Nel 2018 Celant, insieme al direttore del Mimmo Rotella Institute Antonella Soldaini, cura la mostra Mimmo Rotella Manifesto, ospitata in occasione del centesimo anniversario dalla nascita dell’artista alla Galleria Nazionale di Roma. Si tratta della più vasta retrospettiva mai dedicata a Mimmo Rotella, “con 170 opere, relative alle diverse fasi della ricerca del maestro, protagonista di primo piano dell’arte italiana della seconda metà del Ventesimo secolo”, scriveva Ludovico Pratresi in questo articolo. “Divisa in sei giganteschi billboard, la mostra si legge come un ciclo di immagini riunite per tipologie, secondo un andamento che scorre in senso orario. Si parte con gli Assemblages, avviati da Rotella nel 1953 insieme ai Décollages (1954-1963) ed è subito capolavoro: da Naturalistico (1953) ‒ il primo intervento di questo genere ‒ a Collage 12 (1954) , da Roma capovolta (1956) a Sul muro (1958), fino a opere più note come Viva America (1963) e Marilyn Monroe (1963), esposta alla Biennale di Venezia nel 1964. Un percorso che parte da una dimensione quasi astratta per procedere via via a un affioramento della struttura iconica dell’opera, concepita in una chiave che l’avvicina alla Pop Art inglese e americana”. 

13. LA RETROSPETTIVA DI JANNIS KOUNELLIS – VENEZIA

Jannis Kounellis, Senza titolo (Tragedia civile), 1975, installation view presso la mostra Jannis Kounellis, a cura di Germano Celant, Fondazione Prada, Venezia, photo by Agostino Osio – Alto Piano. Courtesy Fondazione Prada

È stata tra le mostre più apprezzate durante la Biennale di Venezia del 2019: la grande retrospettiva che Fondazione Prada ha dedicato a Jannis Kounellis, ospitata nei suggestivi spazi di Ca’ Corner della Regina, sede lagunare della Fondazione. Più di 60 opere realizzate dal 1959 al 2015 ricostruiscono e raccontano la storia artistica ed espositiva di Kounellis, ripercorrendo filologicamente stili, estetiche, linguaggi e materiali di uno dei più poetici e amati maestri dell’Arte Povera. 

14. L’ANTOLOGICA DI RICHARD ARTSCHWAGER – ROVERETO

Richard Artschwager. Exhibition view at MART, Rovereto 2019. Photo MART – Luca Meneghel

Tra le ultime mostre curate da Celant è la prima antologica in Italia dedicata a Richard Artschwager al MART di Trento e Rovereto, organizzata in collaborazione con il Guggenheim di Bilbao. Dell’artista e scultore statunitense, tra gli esponenti della corrente del Minimalismo, sono presentate circa 80 opere, dai primi anni Sessanta agli anni Duemila: opere in equilibrio tra artigianalità e industrializzazione, in cui si confondono i concetti di “oggetto d’arte” e “oggetto d’uso”.

15. LA GRANDE MOSTRA DI EMILIO VEDOVA – MILANO

Emilio Vedova. Installation view at Palazzo Reale, Milano 2019. Photo Marco Cappelletti

Ospitata a Palazzo Reale, la mostra che celebra il centenario dalla nascita di Emilio Vedova ha fatto parlare di sé anche e soprattutto per il suo progetto di allestimento: per esporre un corpus di opere realizzate da Vedova tra gli anni Quaranta e i Novanta, è stato realizzato un intervento a firma dello studio Alvisi Kirimoto di Roma, che “prevede l’esposizione, sia a muro che a pavimento, di una sessantina di opere, alcune delle quali di imponenti dimensioni, che danno conto del valore fondamentale dell’opera di Emilio Vedova nel contesto dell’arte contemporanea internazionale”, si legge nella nota stampa ufficiale della mostra. “La mostra scaturisce dalla possibilità di usare come luogo espositivo la spettacolare Sala delle Cariatidi”, scrive Celant. “Oggi, vista la difficoltà nell’utilizzo delle pareti, la Sala ospita allestimenti temporanei che salvaguardano gli apparati decorativi. Ogni esposizione, pertanto, offre una lettura dello spazio in ragione al soggetto prescelto: nel caso dell’artista Vedova si è optato per un intervento elementare e minimale”.

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.