Neovernacolare (XII). In conclusione

Ultimo appuntamento con la rubrica di Christian Caliandro dedicata all’arte neovernacolare.

I-DEA. Le due culture. Artefatti e Archivi, Cava Paradiso, Matera 2019. Photo Pierangelo Laterza
I-DEA. Le due culture. Artefatti e Archivi, Cava Paradiso, Matera 2019. Photo Pierangelo Laterza

Chiese dolcemente “Perché hai fallito?”
Dissi – “Per la Bellezza” –
“Io per la Verità” –  le due cose sono una sola,
“Siamo fratelli” – disse
”.
Emily Dickinson

Il neovernacolare che cos’è?
Alla fine, alla fine di queste note, racchiude tutte le caratteristiche proprie dell’opera e dell’artista. La libertà, innanzitutto: libertà dai condizionamenti, libertà dal conformismo e dall’opinione degli altri; la libertà di scegliere la propria strada, di immettersi nel flusso dell’esistenza, di abbandonarsi agli eventi senza cercare di controllare l’esterno.
Questa opera che desidero così tanto – questa opera che può a volte sembrare ideale e immaginaria, ma che in realtà già esiste (e non solo in potenza), già si rivela seppure a sprazzi negli oggetti e nei risultati e nei comportamenti di alcuni artisti – è un’opera senza paura. Senza infingimenti. Spericolata – sgraziata e disgraziata. È un’opera, decisamente, coraggiosa. In grado di esporre con spontaneità e senza alcuna affettazione la propria insicurezza, la propria imperfezione, la propria inadeguatezza. (La malattia attuale consiste principalmente nello sforzo costante di essere e di mostrarsi adeguati: ma adeguati a cosa? Alle aspettative, a ciò che pensiamo gli altri vogliano da noi, agli “standard”, alla norma e alle norme, alle disposizioni impartite.)
L’imperfezione è invece il nucleo fondativo e costitutivo dell’opera e della vita neovernacolare, direttamente opposto alla perfezione come criterio che ammette e distingue l’opera e l’artista “giusti”, beneducati, fighi, di successo, sempre a posto e mai fuori contesto: “Ruskin (…) vedeva nella rozzezza e nell’imperfezione ‘le caratteristiche più nobili dell’architettura cristiana, e non solo più nobili, ma addirittura essenziali’. Nelle sue riflessioni sul gotico, egli affermò che ‘l’imperfezione è insita in tutto ciò che sappiamo della vita’” (Maurizio Vitta, Le voci delle cose. Progetto idea destino, Einaudi 2016, p. 120).
E: “Ossessionata dall’idea della perfezione, l’estetica si è però curata assai poco del suo rovescio, quella imperfezione che pure è sempre presente come un’ombra anche nel panorama dell’arte, dove peraltro si è mostrata sotto le spoglie del ‘brutto’, che in verità è un’altra cosa” (ivi, p. 121).

I-DEA. Le due culture. Artefatti e Archivi, Cava Paradiso, Matera 2019. Photo Pierangelo Laterza
I-DEA. Le due culture. Artefatti e Archivi, Cava Paradiso, Matera 2019. Photo Pierangelo Laterza

GUSTO E CIVILTÀ

Il neovernacolare è dunque principalmente un fatto di gusto e di civiltà.
In uno dei presenti più sconci della storia recente (dominato da un cattivo gusto orripilante, irredimibile perché costantemente camuffato da buon gusto peloso: da decoro), il cattivo gusto simpatico, popolare, umano dell’arte neovernacolare può rappresentare una sfida, e al tempo stesso una resistenza. Interessante proprio perché totalmente disperata – e antiretorica.
Quel suo presentarsi spesso come uno scherzo ambiguo, come una barzelletta sporca, come una battuta claudicante – quella sua apparente assenza di serietà e di consapevolezza, quella sua attitudine tragicomica, questo suo stile incerto e sempre in bilico, quella sua capacità di sbrodolarsi e colare da tutte le parti, di accalorarsi – sono una sorta di luce, e possono rappresentare l’inizio di una civiltà possibile, un’opportunità da non prendere troppo sul serio.
Questa opera vive la sua esistenza con leggerezza, si adatta facilmente alle condizioni che trova attorno a sé e dentro di sé, si trasforma e cambia senza pensarci su, non insegue il “come-dovrebbe-essere” (sinonimo di istituzionalità, ufficialità, noia mortale) ma afferma prontamente il “come-è”. Una specie di zen dialettale, che ama appassionatamente i muri scrostati, le insegne con le lettere mancanti, i locali diroccati, le tovaglie di carta e i tavolini di plastica, le coperte fatte a mano e le pietanze povere.

Christian Caliandro

Neovernacolare (I) – Laboratorio Saccardi
Neovernacolare (II) – L’aspetto esteriore
Neovernacolare (III) – Antiribellione
Neovernacolare (IV) – Il cinismo
Neovernacolare (V) – Vita quotidiana e utilità 
Neovernacolare (VI) – Verità universale
Neovernacolare (VII) – Il contesto
Neovernacolare (VIII) – Speranze resistenti
Neovernacolare (IX) –  Affetto e cura
Neovernacolare (X) – La poesia dello scarto
Neovernacolare (XI) – Definizioni

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).