Arte e attualità: il ruolo del pensiero femminista

Il pensiero femminile e femminista è un importante mezzo per mettere in pratica il cambiamento. Ma come si rapporta all’arte e all’attualità?

Emanuela Barilozzi Caruso, Il mondo - Fiore (2022), Palermo
Emanuela Barilozzi Caruso, Il mondo - Fiore (2022), Palermo

Descrivere questa crisi, che ha a che fare con la “mostra” e il “mostrare”, e la loro inutilità – ma anche, e forse soprattutto, con i rapporti interrotti, perduti – una crisi dunque “personale”, ma non è tutto in fondo personale? Questo urto, questo fastidio costante per la finzione. E, al fondo di questa sorta di teoria della spontaneità e dell’autenticità, che cosa c’è? Scavare. Dire perché è importante, ora, oggi: descrivere l’impazzimento generale che senti e che percepisci.

ARTE, FINZIONE E RECIPROCITÀ

Il fastidio per la ‘rottura’ dell’arte – che coincide con la finzione – è principalmente il fastidio, ormai l’hai capito, per ioioio, per il protagonismo e l’egocentrismo che si manifestano a sfavore dell’opera e del suo funzionamento… Questa centralità fittizia, questo continuo ossessivo riproporre formule perché esse confermano un’idea e una pratica dell’identità che è anch’essa fittizia, illusoria, artificiale (l’anticultura di cui parlava Carmelo Bene).
E, di contro – o meglio: su un altro, differente piano di esistenza – un approccio orizzontale che tuteli la relazione e l’interrelazione, lo “sbocciare nella reciprocità” di cui parlava Carla Lonzi negli Anni Settanta dopo essere però stata profondamente delusa proprio dalla mancata “reciprocità” da parte degli artisti alla fine del decennio precedente… L’orizzontalità riguarda naturalmente anche il tempo, organizzato non in una linea progressiva che promuove opzioni e soluzioni escludendone altre, operando sostituzioni e successioni, ma in un insieme di curve, fatte di recuperi e di ritorni. Il discorso è che, evidentemente, alcune opzioni importanti rimangono sempre uguali a se stesse, anche finendo provvisoriamente nel dimenticatoio perché ‘non servono più’, ‘non sono più utili’ o ‘attuali’…
Occorre comprendere, ma comprendere sulla propria pelle, che l’attuale non è il contemporaneo, che l’attualità non ha nulla a che fare con il contemporaneo. Artaud è contemporaneo, certo, Kaprow è contemporaneo, il Living Theatre è contemporaneo.  Si tratta probabilmente di riattivare delle funzioni, di recuperare dei codici, di reimmettere linguaggi e ricostruire situazioni.

Emanuela Barilozzi Caruso, Il mondo - Fiore (2022), Palermo
Emanuela Barilozzi Caruso, Il mondo – Fiore (2022), Palermo

L’IMPORTANZA DEL PENSIERO FEMMINISTA

In questo senso, il pensiero femminile e femminista è uno strumento insostituibile, un veicolo unico di ripensamento e di trasformazione: “L’autocoscienza femminista rivoluzionaria ha messo in evidenza quanto sia importante comprendere il patriarcato come sistema di dominio, capire come si è istituzionalizzato e in che modo lo si perpetua e lo si mantiene. (…) Tuttavia è importante sottolineare che le basi di questo lavoro sono state gettate da donne che hanno cominciato ad analizzare il pensiero sessista e a creare strategie che ci permettessero di cambiare i nostri atteggiamenti e le nostre convinzioni attraverso la conversione al pensiero femminista e all’impegno nei confronti della politica femminista. Sostanzialmente, il gruppo di autocoscienza era un sito di conversione. Per costruire un movimento femminista di massa le donne dovevano organizzarsi. La sessione di autocoscienza, che di solito si svolgeva a casa di una delle partecipanti (piuttosto che in una sede pubblica, che andava affittata o messa gratuitamente a disposizione del gruppo), era un luogo d’incontro. Era un luogo dove pensatrici e attiviste femministe di esperienza potevano reclutare nuove adepte. È importante sottolineare che la comunicazione e il dialogo erano una priorità assoluta nelle sedute di autocoscienza. In molti gruppi vigeva la regola del rispettare la voce di tutte. Le donne prendevano la parola a turno per assicurarsi che tutte fossero ascoltate. Questo tentativo di creare un modello non gerarchico di discussione dava concretamente a ogni donna la possibilità di parlare, ma spesso non produceva una situazione di dialogo impegnato. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la discussione e il dibattito avevano luogo, di solito dopo che tutte avevano preso la parola almeno una volta” (bell hooks, Il femminismo è per tutti. Una politica appassionata, Tamu Edizioni, pp. 41-42).

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).