L’arte di fronte ai cataclismi. È tornato tutto come prima?

All’esigenza irrefrenabile della “ripresa” e di un ritorno allo status quo pre pandemia, manifestata anche dall’arte, Christian Caliandro oppone l’ipotesi di un’“arte sfrangiata”, che non ha paura del presente

Giandomenico Tiepolo, Il Mondo Novo, 1757. Villa Valmarana ai Nani, Vicenza
Giandomenico Tiepolo, Il Mondo Novo, 1757. Villa Valmarana ai Nani, Vicenza

A volte, al di là delle apparenze e almeno sotto certi aspetti, sembra davvero di essere rimasti bloccati a due anni fa… Ammettiamolo, nel mondo e nel sistema dell’arte contemporanea non c’è stato alcun cambiamento apprezzabile: tutto, tutto, è andato avanti esattamente come prima, appena possibile, e con ancora più convinzione… Anzi, il “riprendere”, la “ripresa” è stata ed è la massima aspirazione di questi mesi. E riprendere come se nulla fosse. Come se nulla fosse accaduto e stesse accadendo. A maggior ragione ora, con la guerra esplosa alle porte dell’Europa.
Responsabilità: che cos’è la responsabilità? Consiste davvero nell’insistere a fare come se nulla fosse, come se nulla stesse accadendo? Limitandosi magari a qualche post contrito di solidarietà sui social?…
Ogni disposizione, ogni atteggiamento che già prima di questo periodo risultava scisso, fuor di sesto rispetto a ciò che ci circonda, oggi rivela ancora di più la sua inadeguatezza. Per esempio: l’artista che tratta i materiali del passato e della storia recente come dei “blocchetti”, dei minuscoli oggetti di nostalgia, lascia di fatto le cose morte del (nel) passato e rende così morto anche il presente, invece di vivere entrambe le dimensioni riattivandole ed esperendole come effettivamente contemporanee. Un atteggiamento del genere, dunque, che può camuffarsi benissimo da ‘responsabile’, persino ‘impegnato’, è invece decorativo in maniera oggi quasi oscena.

COM’È L’ARTE SFRANGIATA

Pensare l’impensabile, almeno a quanto sembra in questo momento: artisti che fanno opere che non sembrano neanche opere, ma cose ed eventi e azioni e scambi della vita vera perché lo sono. Sono cioè quasi indistinguibili dagli oggetti e dalle situazioni comuni.
L’arte sfrangiata deve quindi anche saper toccare le corde del cuore – deve toccare le persone. È un’arte che sa risultare commovente: un’arte che, piccola piccola, sia realmente in grado di costruire una relazione, un incontro umano, per quanto piccolo, invisibile.
“Un’arte fatta tra amici, quasi per gioco” – un’arte intima, così intima da essere quasi sovrapposta alle cose comuni dell’esistenza.
Un’arte che non deve dimostrare niente a nessuno.
Un’arte che sia come una bella chiacchierata.
Un’arte che sia al tempo stesso la ferita e la sutura, il dolore e la cura.
Un’arte che segua la disperazione e la speranza.
L’arte sfrangiata allunga le sue ciglia verso le estremità del mondo…

LE PAROLE DI ARTAUD

Mai come oggi si è parlato tanto di civiltà e di cultura, quando è la vita stessa che ci sfugge. E c’è uno strano parallelismo fra questo franare generalizzato della vita, che è alla base della demoralizzazione attuale, e i problemi di una cultura che non ha mai coinciso con la vita, e che è fatta per dettare legge alla vita. Prima di riparlare di cultura, voglio rilevare che il mondo ha fame, e che non si preoccupa della cultura; solo artificialmente si tende a stornare verso la cultura dei pensieri che si rivolgono verso la fame. La cosa più urgente non mi sembra dunque difendere una cultura, la cui esistenza non ha mai salvato nessuno dall’ansia di vivere meglio e di avere fame, ma estrarre da ciò che chiamiamo cultura, delle idee la cui forza di vita sia pari a quella della fame” (Antonin Artaud, Il teatro e la cultura, ne Il teatro e il suo doppio, Einaudi 1998, p. 127); “(…) è bene che talune nostre eccessive comodità scompaiano, che certe forme siano dimenticate: allora la cultura fuori dello spazio e del tempo, racchiusa nella nostra capacità emotiva riapparirà con accresciuto vigore. È dunque giusto che ogni tanto avvengano cataclismi per incitarci a ritornare alla natura o, in altre parole, a ritrovare la vita. (…) Arte e cultura non possono andare d’accordo, contrariamente a quanto in genere si pretende! La vera cultura agisce attraverso l’esaltazione e la forza, mentre l’ideale estetico europeo tende a gettare lo spirito in uno stato di separazione dalla forza e a farlo assistere alla propria esaltazione” (ivi, p. 130).

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Arte sfrangiata. Che cos’è e perché è importante oggi
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AutoreAntonin Artaud
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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).