Stiamo assistendo alla rinascita delle gallerie d’arte?

Centri fondamentali del panorama artistico sino alla fine degli Anni Novanta, con l’avvio del nuovo millennio le gallerie hanno subito una messa in discussione del loro ruolo. Ma ora la situazione sembra essere cambiata, a partire da Bologna

Tetraedro, a cura di Alberto Zanchetta, Otto Gallery, Bologna, veduta dell'allestimento
Tetraedro, a cura di Alberto Zanchetta, Otto Gallery, Bologna, veduta dell'allestimento

Per la mia generazione e ancor di più per quella che l’ha preceduta, la galleria (a scanso d’equivoci, qui si parla di quella privata e commerciale) è stata inquadrata senza dubbio come il fulcro dell’arte contemporanea. Restando in Italia, già Arte Povera e Transavanguardia muovono i primi passi da spazi galleristici; recentemente, sempre più frequenti sono gli studi e le riscoperte che rispolverano una trama di intrecci e di relazioni fondamentali lungo tutto lo Stivale, da Gian Enzo Sperone (Torino) a Toselli (Milano), continuando con L’Attico (Roma) fino a Modern Art Agency (Napoli). La vita, e soprattutto la vitalità, di questi luoghi veniva tramandata intatta fino agli Anni Novanta, con strascichi verso il 2000 e con eccezioni che dal format cercavano di emanciparsi (vedi alla voce NEON). Poi il buio. O, meglio, la crisi. A dirla tutta, le crisi, al plurale, di cui quella economica è stata solo uno spicchio.

Danilo Montanari, a cura di Giuseppe De Mattia e Giulia Marchi, Labs Gallery, Bologna veduta dell'allestimento
Danilo Montanari, a cura di Giuseppe De Mattia e Giulia Marchi, Labs Gallery, Bologna veduta dell’allestimento

IL RILANCIO DELLE GALLERIE A BOLOGNA

Oggi però, da un osservatorio ristretto quanto privilegiato come la città di Bologna (in cui risiede chi scrive) e all’indomani dei lockdown pandemici, pare intravedersi una luce. Tre esposizioni, tra le altre, hanno attirato la mia attenzione proponendo modalità, a tratti inedite a tratti consolidate, che sembrano spingere verso un rinnovato rapporto artista-critico/curatore-gallerista. Nel tardo autunno felsineo si sono sovrapposte alcune mostre che avevano in comune la presentazione di un progetto organico (tematico, se risulta più chiaro) e l’inequivocabile illustrazione di un’idea. Partiamo da Labs Gallery, che ha affidato i suoi spazi a due degli artisti rappresentati, Giuseppe De Mattia e Giulia Marchi, per raccontare la parabola, professionale quanto biografica, di Danilo Montanari. Il suo operato prima nel collettivo SuperGruppo – da cui le iniziali EsseGi delle note edizioni da lui dirette fino al 1993 – e poi solitario con nome e cognome proprio, apre uno squarcio sull’importanza del comparto editoriale nella produzione e nella diffusione dell’arte negli ultimi quarant’anni.
Reduce dal MAC di Lissone, Alberto Zanchetta con Tetraedro ha trasformato le tre sale adiacenti della OTTO Gallery in una sequenza di stazioni: Wunderkammer, cabinet, studiolo. Dense pareti a quadreria con nomi consolidati (Arruzzo, Casadei, Portatadino) e nuove leve, accrochage di basamenti e cavalletti eterogenei per il comparto ceramico (Chiodi, Nero, Salvatori).

A rinsaldare la speranza, ad accendere un fievole lume, è proprio la qualità delle proposte, tanto negli allestimenti quanto nei concetti”.

Fabio Cavallucci invece, che dal Pecci era volato a Shenzen per la Bi-City Biennale of Architecture and Urbanism, è l’ideatore de La realtà, i linguaggi alla Galleria Astuni. A partire dall’immagine che funge da guida d’ispirazione gestaltico-programmata che nasconde il titolo in un pattern/griglia, il percorso, da Nannucci a Rozendaal passando per Agnieszka Polska, intende (ri)portare l’obiettivo sui codici linguistici e sulle loro derive.
A rinsaldare la speranza, ad accendere un fievole lume, è proprio la qualità delle proposte, tanto negli allestimenti quanto nei concetti. Anche se, come diceva il Funari di Guzzanti, “la luce in fondo al tunnel è a carico vostro!”.

Claudio Musso

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #64
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CuratoriGiuseppe De Mattia, Giulia Marchi, Alberto Zanchetta, Fabio Cavallucci
Spazi espositiviLABS CONTEMPORARY ART, OTTO GALLERY, GALLERIA ENRICO ASTUNI
Indirizzo
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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente, la sua attività di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia e Storia dell’arte presso l'Università di Bologna, ateneo dove aveva precedentemente conseguito la laurea triennale e specialistica. Attualmente è docente di Fenomenologia delle arti contemporanee e di Teoria della percezione e psicologia della forma presso l’Accademia G. Carrara di Belle Arti di Bergamo dove ricopre il ruolo di Coordinatore del corso di Pittura, insegna inoltre Linguaggio della visione presso Spazio Labo’ a Bologna. Tra il 2007 e il 2011 ha collaborato con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Ha partecipato in qualità di curatore e di membro di giuria a festival internazionali (LPM - Live Performers Meeting, Roma – Minsk; roBOt - Digital Paths into Music and Arts, Bologna) ed è stato invitato come relatore a convegni e conferenze in Italia e all’estero (tra le altre AVANCA | CINEMA International Conference Cinema, Art, Technology - Cineclub Avanca, Portogallo; VIII MAGIS – International Film Studies Spring School - Università di Udine, Gorizia; Artscapes - An Interdisciplinary Conference on Art and Urban Scapes - University of Kent, Canterbury). Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Prende parte al network Digicult e collabora con il magazine di cultura digitale Digimag. Scrive regolarmente per Artribune. Ha pubblicato numerosi articoli, testi critici e saggi, il più recente si intitola Dalla strada al computer e viceversa (Libri Aparte, Bergamo 2017).