Sbocciare nella reciprocità. Come fa l’arte a sopravvivere?

Christian Caliandro torna a prendere spunto dal progetto da lui curato a Montelupo Fiorentino per riflettere sull’arte e sulle sue relazioni con il contesto in cui è inserita.

Keith Haring, Tuttomondo, 1990
Keith Haring, Tuttomondo, 1990

L’arte deve essere valutata dall’artista così come dal pubblico. Ma, comunque vada, il pubblico non dirà quello che vuole per paura di sembrare ignorante o di non capire l’arte. Perciò, la responsabilità è prevalentemente nella coscienza dell’artista. L’artista non può, comunque, addossarsi queste scelte senza prendere in considerazione il pubblico, il perché non ‘dice la sua’ sulle arti, il perché ha bisogno dell’arte; l’artista riflette sul modo in cui può aiutare le persone ad assumere pienamente il proprio ruolo di spettatori, su come sperimentare l’arte e perché. La scelta di fondo è decidere se l’arte è per pochi individui colti o se è per chiunque viva in un certo momento. L’arte senza un pubblico può essere un’arte di successo? Se il pubblico ha paura dell’arte, noi non dovremmo avere paura di ciò che abbiamo fatto per farlo spaventare? Perché sempre loro? Hanno qualche importanza? L’arte è per l’individuo, nasce dall’individuo per essere vista e apprezzata solo dall’individuo? L’arte è per se stessi? L’arte soddisfa semplicemente una relazione dell’artista col suo ego?” (Keith Haring, Diari, Mondadori 2001, p. 19).

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Laura Cionci da Ceramiche Tombelli, Cantieri Montelupo, 16 luglio 2021. Photo Benedetta Falteri
Laura Cionci da Ceramiche Tombelli, Cantieri Montelupo, 16 luglio 2021. Photo Benedetta Falteri

Montelupo Fiorentino, 18 luglio 2021. SENZA FORMA. SENZA STILE.
Lo stile non è l’affermazione della propria personalità. Lo stile non è l’affermazione della personalità di tutti. Lo stile non è un’affermazione.
IO NON ESISTO.
IO NON ESISTE.
Il minimalismo, per esempio, è stato in generale abbastanza frainteso: è infatti la ricerca di una forma anonima, intermedia, sospesa. È già tutto lì, nella realtà: basta prenderlo e rimontarlo (in un senso diametralmente opposto al ready-made). Solo che non è sufficiente solo prelevare e assemblare oggetti, perché poi questi rientreranno sempre nell’affermazione egotica, nell’ioioio.
L’artista deve assemblare anche gli altri (l’Altro), con i loro gusti e i loro non-gusti – e aspirare ad annullarsi, a fondersi completamente. A diventare il contesto.
Che cosa rimane?
L’arte – quell’elemento indefinibile che resiste e sopravvive all’assimilazione. È questo, di fatto, il contributo che potrà dare per esempio agli artigiani: l’autorialità in questo caso, dopo essersi liberata di tutti gli elementi intimamente decorativi (e autocelebrativi), sopravvive come nucleo infrangibile di unicità e umanità.
Siamo dominati e pervasi da un pensiero costantemente orientato alla prestazione, all’affermazione, alla competizione (arrivare primi, essere i migliori, i più grandi, superare e superarsi, ecc. ecc.), anche senza accorgercene e magari senza volerlo.
A questo, anche se è difficile, possiamo provare a opporre un pensiero differente, che punti invece all’autoannullamento (atteggiamento diverso dall’autodistruzione: agli antipodi anzi rispetto a essa), alla pratica dell’orizzontalità, della collaborazione e della co-autorialità, alla condivisione autentica di tutti gli aspetti (di un’opera così come di un’esperienza: di un’opera/esperienza), al processo invece che al progetto, all’evoluzione invece che al risultato, alla vita invece che al prodotto da consumare.
La mia delusione con gli artisti è stata questa, che non mi hanno ricambiato, che mi hanno lasciata spettatrice. Io li avevo capiti e sostenuti quando nessuno, o quasi, li ascoltava. Li ho ascoltati pregustando di riuscire a sbocciare io stessa nella reciprocità invece nessuno me l’ha confermata, ho dato forza a loro e tutto è finito lì” (Carla Lonzi, Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978).

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Il carretto di Nico delle summenda, Barletta, 20 luglio 2021
Il carretto di Nico delle summenda, Barletta, 20 luglio 2021

Bari, 19 luglio 2021. “Ecco, io sono un pendolare. Vado dove c’è lavoro, come un raccoglitore di frutta. Tutto ciò di cui ho bisogno sono un sorriso d’incoraggiamento e una proposta, e arrivo subito, col primo aereo” (Orson Welles al Saturday Evening Post, 8 dicembre 1962).
Sperimentazione orizzontale, basata sulla relazione.
Fusione organica / integrazione totale dell’esperienza.

Montelupo Fiorentino, 26 luglio 2021. “Via, via, via, disse l’uccello: il genere umano / Non può sopportare troppa realtà. / Il tempo passato e il tempo futuro / Ciò che poteva essere e ciò che è stato / Tendono a un solo fine, che è sempre presente” (T. S. Eliot, Burnt Norton, in Quattro quartetti, Garzanti, Milano 1976, p. 7).

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Sbocciare nella reciprocità (I)
Sbocciare nella reciprocità (II)
Sbocciare nella reciprocità (III)
Sbocciare nella reciprocità (IV)
Sbocciare nella reciprocità (V)

Eventi d'arte in corso a Firenze

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).