Sbocciare nella reciprocità (IV). Il diario come forma di racconto dell’arte

QUARTO CAPITOLO DELLA NUOVA SERIE DI CHRISTIAN CALIANDRO: UN TACCUINO CRITICO DELL’ESPERIENZA DEI “CANTIERI MONTELUPO”, PROGETTO CHE IL CRITICO D’ARTE STA CURANDO PER IL MUSEO DELLA CERAMICA DELLA CITTADINA TOSCANA.

Cantieri Montelupo, workshop di Emanuela Barilozzi Caruso, Le farfalle non vanno spolverate, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino 10 luglio 2021. Photo Emanuela Barilozzi Caruso
Cantieri Montelupo, workshop di Emanuela Barilozzi Caruso, Le farfalle non vanno spolverate, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino 10 luglio 2021. Photo Emanuela Barilozzi Caruso

“14 ottobre 1978. (…) questo vuoto di ‘movimenti collettivi’, dopo i tanto celebrati e sovrastimati ‘movimenti’ degli ultimi dieci anni che si sono susseguiti così velocemente – Pop Art, arte concettuale, Minimal Art, Earth Work, postquesto e antiquest’altro –, sembra indicare che è ormai giunto il momento di realizzare che l’arte è tutto e ovunque. Che il concetto di arte viene in mente a ogni persona nella vita di tutti i giorni in forme e idee infinite ed è indefinibile perché è differente per ognuno; che l’arte è vita e la vita è arte; che tutti, a livelli molto diversi, si identificano con l’arte, non importa se ne siano consapevoli o lo ammettano o lo percepiscano; che l’importanza dell’‘idea individuale’ in una società di queste dimensioni e con questo tipo di mentalità è l’unica realtà possibile” (Keith Haring, Diari, Mondadori 2001, p. 17).

Cantieri Montelupo, workshop di Emanuela Barilozzi Caruso, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino 10 luglio 2021. Photo Benedetta FalteriWorkshop di Emanuela Barilozzi Caruso, Le farfalle non vanno spolverate, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino 10 luglio 2021. “Volevo indagare il momento in cui smalti l’oggetto, e poi lo devi lasciar stare. Lo devi proteggere. Intervenire in quel momento… non mi interessa il decoro”.

SPECULARE / SPECULAZIONE > specchio / rispecchiamento (Nine Inch Nails, Copy of A: riflesso di riflesso di riflesso (= pop art, Warhol, I’ll Be Your Mirror dei Velvet Underground)

C’è chi pesca – e chi spesca” (Emanuela).

Nasce l’esigenza (Pasolini) della vera semiologia, basata sul linguaggio dell’azione. Il corpo è nobilitato ad altare rituale, come negli spettacoli del Living Theatre, la scrittura drammaturgica si esplica attraverso i gesti mutuati dalla vita. Il processo linguistico consiste nel togliere, nell’eliminare, nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi. Siamo in periodo di decultura. Cadono le convenzioni iconografiche e si sbriciolano i linguaggi simbolici e convenzionali” (Germano Celant, Arte povera – IM Spazio, Edizioni Masnata/Trentalance, Genova 1967, poi in Arte Povera. Storia e storie, Mondadori Electa 2011, p. 30).

Giulio Paolini, Io (Frammento di una lettera), 1969Montelupo Fiorentino, 12 luglio 2021. Pearl Jam, Given to Fly (in Yield, 1998): febbraio 1998 alla Normale, Francesca (Federica) Fabrizio, Gabriela, gli scranni di legno davanti allo studio della Barocchi, il vomito nel lavandino (ancora adesso, a ventitré anni di distanza, mi chiedo e vi chiedo: ma perché non avete vomitato nel cesso, che era lì accanto?), Giovanni e i suoi dischi psichedelici, Lark’s Tongues in Aspic e Red dei King Crimson, Little Red Record dei Matching Mole, i pomeriggi in biblioteca nella torre del conte Ugolino, la ragazza bionda di cui quasi non ricordo il nome (Rita? sì, Rita…), gli schizzi di pittura acrilica sulle Timberland e sull’orlo dei pantaloni, la tesina su Alberto Savinio, Hermaphrodito, la festa in camera con il lavandino rotto (un altro lavandino), il riflesso di un viso sconosciuto che è il mio nella finestra della camera nel Collegio D’Ancona, il fratello di Paolo Villaggio, genio della matematica, che arriva in mensa sempre prima di tutti gli altri, il ristorante siciliano e la pasta con le sarde, Lucia, Filippo, Mariangela, il concerto dei CSI a Viareggio, il sudore, dischi dischi dischi, Set the Controls for the Heart of the Sun dei Pink Floyd, i quadri che si accumulano sul pavimento, i vestiti che esondano dall’armadio, ancora Savinio, le magliette strette di acetato, la bicicletta abbandonata, i ritratti, il corso di inglese alle otto di mattina, le (prime) delusioni, Piero Cudini nel suo studio pieno di libri fino al soffitto (“ho solo letto più libri di voi”), arte e letteratura, letteratura e arte… sono ancora qui, sono io, non sono io, tutto il resto è scomparso, svanito – ammesso che sia mai esistito.

Cantieri Montelupo, workshop di Emanuela Barilozzi Caruso, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino 10 luglio 2021. Photo Emanuela Barilozzi Caruso
Cantieri Montelupo, workshop di Emanuela Barilozzi Caruso, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino 10 luglio 2021. Photo Emanuela Barilozzi Caruso

Pensare e fissare, percepire e presentare, sentire ed esaurire la sensazione in un’immagine, in un’azione, in un oggetto, arte e vita, un procedere per binari paralleli che aspira al suo punto all’infinito. Da un lato un operare artistico che conduce l’attenzione sulle relazioni tra i vari linguaggi, si lega al ‘diffusionismo’ linguistico con l’assunzione (sorta di ‘cleptomania’ culturale) delle strutture filmiche, architettoniche, psicologiche e teatrali, segue la storia e si attiene ad un programma, dall’altro lo svolgersi asistematico del vivere. (…) Al presente un’arte ‘ricca’ ed involuta perché basata sull’immaginazione scientifica, sulle strutture altamente tecniche, sui momenti polisensi in cui il giudizio individuale si contrappone, imitando e mediando il reale, al reale stesso, con una prevaricazione dell’aspetto letterario su ciò che realmente si vuole. Alla convergenza tra arte ricca e vita, l’arte ‘povera’, un esserci teso all’identificazione cosciente, reale = reale, azione = azione, pensiero = pensiero, evento = evento, un’arte che predilige l’essenzialità informazionale, il comporre teso a spogliare l’immagine della sua ambiguità e della convenzione che ha fatto dell’immagine la negazione di un concetto” (Germano Celant, Arte Povera, Galleria De’ Foscherari, Bologna, 24 febbraio – 15 marzo 1968, poi in Arte Povera. Storia e storie, cit., p. 48).

– Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Sbocciare nella reciprocità (I)
Sbocciare nella reciprocità (II)
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Dati correlati
AutoriEmanuela Barilozzi Caruso , Emanuela Barilozzi Caruso
Spazio espositivoMUSEO DELLA CERAMICA
IndirizzoPiazza Vittorio Veneto - Montelupo Fiorentino - Toscana
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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).