Sbocciare nella reciprocità (III). L’arte, il caos e l’ordine

Terzo capitolo della nuova serie di Christian Caliandro: un taccuino critico dell’esperienza dei “Cantieri Montelupo”, progetto che il critico d’arte sta curando per il Museo della ceramica della cittadina toscana.

Laura Cionci, workshop Speculare dentro, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino, 10 luglio 2021
Laura Cionci, workshop Speculare dentro, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino, 10 luglio 2021

Artaud una volta mi disse: ‘La differenza tra te e le altre donne è che tu inspiri anidride carbonica ed espiri ossigeno’
Anaïs Nin, Diario II. 1934-1939 (Bompiani 2001, 66).

29 giugno 2021. Le artiste come Louise Bourgeois e Yayoi Kusama (così come Anaïs Nin, Sylvia Plath, Toni Morrison, Goliarda Sapienza) riescono a fare qualcosa che agli uomini non “riesce” quasi mai, perché fondamentalmente non ne sono/siamo capaci. Riescono cioè a gettare il cuore oltre l’ostacolo, a essere completamente spericolate, a creare qualcosa di onesto e autentico, senza filtri, nudo e crudo, secco e sorprendente, aperto. Invece, la maggior parte degli uomini (nei loro diari, nelle loro opere, e soprattutto nel modo di “porli” verso l’esterno) risultano sempre molto controllati e artificiali, perché si servono sempre di parecchi schermi e si preoccupano costantemente di ciò che penseranno gli altri, di come gli altri percepiranno l’immagine che stanno proiettando verso l’esterno.
Il ‘mondo dell’arte’ è molto piccolo e molto, molto personale; per la maggior parte delle persone, in realtà, niente più che una filosofia personale nella sua manifestazione fisica. C’è un interesse condiviso, ma è minimo. Ci sono alcune persone qui che mi fanno sorridere. Ci sono alcuni che sono in contatto con questa idea condivisa della vita che alcuni chiamano arte. Io credo che l’arte sia qualcosa di molto più grande di quanto si suole ammettere. È più facile ignorarla. (…) La gente vuole l’arte, ne ha bisogno? La gente è in contatto con ‘idee artistiche’, che lo sappia o no; ma come può diventare più consapevole? È possibile che le persone sperimentino l’arte senza rendersene conto? È necessario riconoscere questa esperienza? L’arte esiste anche se nessuno la vede e la accoglie? L’esperienza artistica contrapposta alla vita di tutti i giorni: se l’artista espande questi limiti, questi modi di vedere (e lo sono) fino a includere la quotidianità, se l’artista vede la vita, sperimenta la vita come tale, se le qualità chiamate arte diventano le stesse qualità di un’esperienza eccezionale della vita di ogni giorno; esistono persone che vivono queste cose speciali? Vivono un’esperienza artistica? È essenziale che pensi a questa esperienza in un ‘contesto artistico’? Questa idea è una minaccia per l’arte come bene materiale?” (Keith Haring, Diari, Mondadori 2001, pp. 78-79).

Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino, disegni su parete, anni '50
Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino, disegni su parete, anni ’50

Workshop di Laura Cionci, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino, 9 luglio 2021. Siamo esseri nel tempo. Siamo esseri nel tempo. Siamo esseri nel tempo.
Ovviamente, non siamo noi ad attraversare il tempo – è il tempo che attraversa noi.
Laura Cionci: “Lavoro molto sulla perdita del rito. È necessario oggi ricreare la ritualità, ripetere azioni con la consapevolezza di creare quello spazio specifico. Il legame con la tua storia personale e collettiva, con le tue radici, ti dà più sicurezza, sicurezza che a sua volta ti rende più obiettivo nelle scelte. Come possiamo infatti scegliere tra le informazioni e le opzioni che ci bombardano ogni giorno? Avendo solide basi, sapendo cioè chi siamo”.

Manifestazione / aggregazione
Funzione del corpo nello spazio pubblico
E se diventa un corpo collettivo? Valore / funzione / potere di un corpo (collettivo).
“La catarsi era spogliarsi del proprio personaggio abituale, e creare un travestimento: divento un’altra cosa – indefinita. Celarsi per manifestarsi.”
“Per me l’opera deve avere una funzione pratica, non può rimanere un oggetto decorativo.”
Laura con il tamburo… dopo aver bruciato la salvia… il rituale di purificazione… oggetti che vengono “caricati” delle frequenze, memoria frequenziale…
Piume di aquila morta nel deserto australiano – occhiali da sole – collana – bracciale di spugna nero – quaderno – borsellino – chiavi – portachiavi – terra – taccuino rosa – borsello – pacchetto di cibo (Vivi Verde)…
“Il momento catartico e alchemico per eccellenza è la ceramica: è il momento in cui quello-che-esce si trasforma e diventa qualcosa.”

Laura Cionci, workshop Speculare dentro, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino, 10 luglio 2021. Photo Emanuela Barilozzi Caruso
Laura Cionci, workshop Speculare dentro, Fornace del Museo, Montelupo Fiorentino, 10 luglio 2021. Photo Emanuela Barilozzi Caruso

10 luglio 2021. Che cos’è un lavoro collettivo? (III) Da qualunque parte si avvii il processo collettivo, succede che l’Autore prima diventa autore, e poi scompare… sì, tendenzialmente scompare: perché gli altri entrano nella partita, ognuno con la propria identità, e quindi l’autorialità del singolo va a farsi benedire, e va bene così, non so se mi spiego – perché il dato importante è il
FLUSSO,
il flusso degli eventi e degli interventi, e l’orizzontalità al posto della verticalità, e gli intrecci, vivaddio, gli intrecci, i legami vecchi e nuovi, le connessioni tra idee disparate e persone che non si conoscevano fino a un minuto fa… E le gerarchie così vengono spazzate via, con sollievo, con grande generale sollievo, e subito dopo ci si accorge che non servivano a niente, che sono sempre anzi un ostacolo e un limite e uno strumento – lo strumento – di controllo. Il processo collettivo è l’assenza di controllo, o meglio, un controllo non gerarchico; non è il caos, ma una forma diversa di ordine. O forse – quasi certamente, in realtà – il caos è una forma diversa di ordine.

‒ Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Sbocciare nella reciprocità (I)
Sbocciare nella reciprocità (II)

Dati correlati
Spazio espositivoMMAB - MONTELUPO MUSEO ARCHIVIO BIBLIOTECA
IndirizzoPiazza Vittorio Veneto 11 (50056) - Montelupo Fiorentino - Toscana
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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).