Spazi matriarcali, parte seconda (IX). La migrazione dell’avanguardia

“Se davvero le pratiche concettuali – d’avanguardia cinquant’anni fa – oggi sono divenute di massa, grazie a internet, ai social media e alla democratizzazione dei mezzi di produzione, allora vuol dire che l’arte d’avanguardia è migrata – si è spostata, di nuovo, da un’altra parte”. Christian Caliandro torna a parlare di spazi matriarcali.

Serena Semeraro, Aderire al cielo, 2019, acquaforte su lastra di zinco
Serena Semeraro, Aderire al cielo, 2019, acquaforte su lastra di zinco

In treno da Torino a Bari, 4 ottobre 2020. Gli assembramenti, i raduni, le folle sembrano già adesso scene e immagini e abitudini storiche, relegate a un passato sbiadito che non intrattiene più alcun legame con il presente… Come i primi film, o le fotografie scattate nel secondo dopoguerra. Il mondo “è andato avanti”, e nulla è più come era prima, anche se ci vogliono convincere ostinatamente del contrario: “Tornate, ma tornerete solo per rendervi conto che ciò che con tanti sforzi avete ritrovato, ora non ha più senso” (Paul B. Preciado).

Bari, 5 ottobre 2020. Esci la mattina alle sette, come al solito – e, dopo aver preso il giornale e il caffè al bar, improvvisamente capisci che non cambia nulla – Torino o Bari o Montelupo Fiorentino o Castellaneta Marina – i riti sono gli stessi, l’atmosfera, il modo in cui li vivi e li percepisci – perché è il tuo punto di vista che conta, la tua esperienza degli attimi e dei luoghi – il modo in cui ti disponi.

(Atteggiamento
Attitudine
Disposizione d’animo).

Serena Semeraro, I Cieli di Saturno Cosmogonie, 2020, olio su tela, 50x70 cm
Serena Semeraro, I Cieli di Saturno Cosmogonie, 2020, olio su tela, 50×70 cm

Bari, 6 ottobre 2020. Non troverai nuove terre, non troverai altri mari. / Ti verrà dietro la città. Per le stesse strade / Girerai. Negli stessi quartieri invecchierai, / e in queste stesse case imbiancherai. / Finirai sempre in questa città. Verso altri luoghi – non / sperare – / Non c’è nave per te, non c’è altra via. / Come hai distrutto la tua vita qui in questo cantuccio, nel mondo intero l’hai perduta” (Costantino Kavafis, Le poesie, Einaudi 2015, p. 5).

Bari, 8 ottobre 2020. Evoluzione – crescita – maturazione – trasformazione – trauma – dolore – mancanza – memoria – oblio – “io so che cosa è reale” – Blade Runner 2049 (2017) – Blade Runner (1982) – Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) – simulacri – replicanti – Philip K. Dick – profezia – il mondo di ferro (Iron World) – Il sognatore d’armi, In senso inverso, Ubik – poi, Nostri amici da Frolix 8, Radio Libera Albemuth e la Trilogia di ValisNixon – gli Anni Settanta – Dick e Pasolini, le due profezie parallele – la mutazione antropologica.

***

Errore – fallimento – sbagliare – sperimentare – evolvere – crescere – involvere – devolvere – donare – donare – donarsi – con/dividere – con/vivere – con/pensare – costruire – insieme – da soli – distanziamento – isolamento – società – comunità – solitudine – solipsismo – riflettere – reflection – riflesso – riflessione – sbagliare – distruggere – costruire – pandemia – convivere – coesistere – stare con – stare insieme – stare.

Serena Semeraro, Ipotesi per un frammento, 2020, inchiostri, acquerello su carta
Serena Semeraro, Ipotesi per un frammento, 2020, inchiostri, acquerello su carta

Bari, 9 ottobre 2020. Allegria di naufragi. (Una forma tranquilla, colta e screziata di malinconia).
Borgo Pineto (TA), 10 ottobre 2020. Uncertainty can be a guiding light.
Da quando ero nata mi ero convinta che il mondo scorresse su binari molto semplici, una versione leggermente ampliata della nostra comunità. Adesso scoprivo che a volte persino la comunità poteva sbagliare. Era indubbiamente un problema. Ma lo avrei affrontato solo molti anni dopo” (Jeanette Winterson, Non ci sono solo le arance, Mondadori 1997, p. 34).
The circle closes, as art is bent on imitating life, life imitates art. All snow shovels in hardware stores imitate Duchamp in a museum” (Allan Kaprow, cit. in Valentina Tanni, Memestetica. Il settembre eterno dell’arte, Nero 2020, p. 125).
Se davvero le pratiche concettuali – d’avanguardia cinquant’anni fa – oggi sono divenute di massa, grazie a internet, ai social media e alla democratizzazione dei mezzi di produzione, allora vuol dire che l’arte d’avanguardia è migrata – si è spostata, di nuovo, da un’altra parte. Vuol dire cioè che il concettualismo e il postconcettualismo sono definitivamente retroguardia; che la ricerca, la sperimentazione e l’innovazione sono andate avanti, si trovano altrove, e si tratta di riconoscere e comprendere dove, esattamente. Questo ‘dove’ potrebbe intanto essere fatto di sapere tecnico e artigianale, di introspezione, di romanticismo, di attitudine nostalgica, di linguaggio vernacolare, di predisposizione alla relazione umana, al dialogo con il contesto e con il territorio, di rinuncia all’io in favore di un’arte autenticamente democratica, collettiva, comunitaria.
All artists are alike. They dream of doing something that’s more social, more collaborative, and more real than art” (Dan Graham, in Valentina Tanni, cit., p. 119).
“‘Se ti concentri abbastanza a lungo’ mi spiegava, ‘è molto probabile che quanto hai immaginato diventi realtà.’ E si batteva la fronte. ‘è tutto nella nostra mente’” (Jeanette Winterson, op. cit., p. 39).

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Spazi matriarcali, parte seconda (I). Il pensiero femminile
Spazi matriarcali, parte seconda (II). La fine del patriarcato
Spazi matriarcali, parte seconda (III). La bellezza di essere vivi
Spazi matriarcali, parte seconda (IV). Tempi interessanti
Spazi matriarcali, parte seconda (V). Essere nel momento
Spazi matriarcali, parte seconda (VI). Lo stato di grazia
Spazi matriarcali, parte seconda (VII). Resistere e cambiare
Spazi matriarcali, parte seconda (VIII). Essere tutto e tutti

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).