Spazi matriarcali, parte seconda (VII). Resistere e cambiare

“Ciò che non resiste, e non resisterà, è il sistema più ampio (capitalistico; turbocapitalistico), che era gravemente disfunzionale già prima del Covid, e che è del tutto insostenibile”. Le nuove riflessioni di Christian Caliandro nell’ambito dei saggi sugli spazi matriarcali.

Giorgia Guenci Villa, Autoritratto, 2020, parte del progetto fotografico collettivo PandemicA, racconto corale per immagini
Giorgia Guenci Villa, Autoritratto, 2020, parte del progetto fotografico collettivo PandemicA, racconto corale per immagini

Torino, Barriera di Milano, piazza Foroni, 25 settembre 2020. Questa realtà qui attorno (il mercato, le bancarelle, le attività, i lavoratori) RESISTERANNO nella post-apocalisse. Resisteranno perché sono abituate e addestrate a resistere, in ogni tempo in ogni condizione in ogni crisi – stanno resistendo e resistono da sempre. Ciò che non resiste, e non resisterà, è il sistema più ampio (capitalistico; turbocapitalistico), che era gravemente disfunzionale già prima del Covid, e che è del tutto insostenibile: richiede costi abnormi per mandare avanti una macchina economica del tutto inefficiente, antiecologica e soprattutto ingiusta; il tentativo presente di farlo comunque sopravvivere, a ogni costo, anche nel pieno dell’emergenza sanitaria è completamente folle e irrealistico, affetto da una forma patologica di dissociazione. Significa davvero essere disinteressati alla salute e all’esistenza degli individui e delle comunità, pur di salvaguardare il profitto di pochi. Questo atteggiamento è criminale, e come tale va perseguito. La soluzione – molto semplice e al tempo stesso molto complicata – è CAMBIARE il sistema economico.
Invertirne il senso:

VERTICALE ORIZZONTALE
GERARCHICO ANARCHICO
PATRIARCALE MATRIARCALE
CAPITALISTA COMUNISTA
MASCHILE FEMMINILE
CENTRATO POLICENTRICO
MONODIREZIONALE PLURIDIREZIONALE
MONOLITICO POROSO
SINGOLARE PLURALE
INDIVIDUALE COLLETTIVO
EGOISTA GENEROSO
CHIUSO APERTO
ESTERIORE INTERIORE
PUBBLICO PRIVATO
ESTROVERSO INTIMO
ESTRINSECO INTRINSECO
ESTRANEO FAMILIARE
EVIDENTE NASCOSTO
FREDDO CALDO
INOSPITALE ACCOGLIENTE
OSTILE SOLIDALE
DISCORDE CONCORDE

 

Torino, Barriera di Milano, 26 settembre 2020. “Non posso considerare libero un essere che dentro di sé non nutra il desiderio di sciogliere i legami del linguaggio” (Georges Bataille).
I think everybody should get rich and famous and get everything they dreamed so they can see that’s not the answer” (Jim Carrey).
Aveva imparato a fidarsi di lui. Senza una ragione al mondo, ovviamente, o forse proprio per questo, sì, perché si stava convincendo che la fiducia, e la speranza e l’amore sono tali in quanto nascono e crescono a dispetto della ragione” (Patrick McGrath, Follia, Euroclub Italia 1998, p. 78).
Scrauso. Informale. Orizzontale. Mutaforma. Mobile. Adattabile. Indistinto.
Più tardi guardò quello che Edgar aveva fatto, e ciò che vide la sbalordì. Era un groviglio di linee multiple, contorni sbavati, tratteggi, spirali. Forse sentiva la propria presenza, in quel ritratto, ma non vi si riconosceva. Le sembrava tutto così provvisorio e incerto, così indefinito, in qualche modo” (P. McGrath, Follia, cit., pp. 105-106).

Cristina Fontana, Autoritratto, 2020, parte del progetto fotografico collettivo PandemicA, racconto corale per immagini
Cristina Fontana, Autoritratto, 2020, parte del progetto fotografico collettivo PandemicA, racconto corale per immagini

Torino, Barriera di Milano, 1° ottobre 2020. “My disease / my infection / I am so impure” (Nine Inch Nails, Reptile, in The Downward Spiral, 1994).
L’abbandono, la perdita – la tristezza del dirsi ciao – la voglia di restare insieme – la mancanza – la pandemia – la stazione – lo stare delle cose – lo stato – le fattezze – la bruttezza – gli incroci sghembi di Barriera – i Radiohead – la fine – la fine – la pandemia – il lockdown – la libertà – sbrigare le faccende – lavare i panni a mano nel lavandino – leggere libri di nonfiction – pensare e praticare il realismo – amare la negatività – non avere uno smartphone – pisciare a volontà – bere bourbon e birra – leggere Patrick McGrath – riflettere sui social network – criticare Milano – prendere i taxi – salire sui treni – fregarsi il gel igienizzante sui treni ad alta velocità – i DPCM – la situazione Covid – il contagio – il contagio – cambiare mascherina ogni giorno – la situazione Bonnie ‒ indossare le felpe con il cappuccio – ridere – ridere – piangere – nuddu miscato cu’ nenti – il fattapposta – le opere nello spazio urbano – le opere – il contagio – la fine – la fine – la pandemia – l’inizio – in medias resVirgilio – Miles Davis – Dante – Virginia Woolf – le cose – le onde – errore vs. evento.

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Giuditta Pellegrini, Siri, 2020, parte del progetto fotografico collettivo PandemicA, racconto corale per immagini
Giuditta Pellegrini, Siri, 2020, parte del progetto fotografico collettivo PandemicA, racconto corale per immagini

Torino, Barriera di Milano, 2 ottobre 2020. Abbandonarsi a una forma tutto sommato positiva di follia, di impazzimento – deragliamento (Rimbaud), perdita di controllo sui processi mentali, abbandono della logica e della ragione, emersione dell’inconscio e delle associazioni automatiche (Georges Bataille, Storia dell’occhio; Antonin Artaud) – in questo senso, l’esistenza di uno spazio urbano vivace, stimolante, caratterizzato da un tessuto umano ricco e vero è fondamentale. L’ambiente in cui si vive condiziona e influenza eccome le abitudini mentali, la qualità dei pensieri e delle emozioni.
Se esisti in un posto vuoto, desolato, privo di stimoli e spiritualmente secco, deprimente dal punto di vista umano/urbano (che non c’entra con “ricco” o “povero” materialmente: è proprio un altro discorso), poi non ti puoi lamentare di essere infelice o frustrato o bloccato.

Christian Caliandro

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LE PUNTATE PRECEDENTI

Spazi matriarcali, parte seconda (I). Il pensiero femminile
Spazi matriarcali, parte seconda (II). La fine del patriarcato
Spazi matriarcali, parte seconda (III). La bellezza di essere vivi
Spazi matriarcali, parte seconda (IV). Tempi interessanti
Spazi matriarcali, parte seconda (V). Essere nel momento
Spazi matriarcali, parte seconda (VI). Lo stato di grazia

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).