Spazi matriarcali, parte seconda (VI). Lo stato di grazia

Christian Caliandro prende in prestito le parole di Laura Cionci e le sue modalità di affrontare un evento tragico come il cancro per continuare ad approfondire la questione degli spazi matriarcali.

Laura Cionci, Stato di Grazia. Motoperpetuo, 2020, acquerello su carta, particolare dell'installazione, Fondazione Baruchello, Roma
Laura Cionci, Stato di Grazia. Motoperpetuo, 2020, acquerello su carta, particolare dell'installazione, Fondazione Baruchello, Roma

E poi ci ritroviamo / Divisi da nuove alleanze / Senza più nulla da nascondere / Solo più accorti / Nel mostrare i punti dove la vita ristagna / Le cattive abitudini / Quasi sempre appagate / E ci sediamo / In un camerino affollato / In un treno che parte / Continuamente sospesi / Tra questo corpo e la scena / Le nostre ore canoniche / Le nostre ore contate / Ancora troppo presto per organizzare il nostro sgargiante declino / Ma non abbastanza da non averne un’idea / Io non ti cerco / Io non ti aspetto / Ma non ti dimentico” (Massimo Volume, Le nostre ore contate, ne Le cattive abitudini, 2010).

Firenze, Le Murate, 23 settembre 2020: presentazione di “Stato di grazia” di Laura Cionci. LAURA: “… Scopro poi, in Colombia, di avere il secondo cancro. È stato molto peggio del primo: se hai una recidiva, infatti, non si può tornare indietro. L’oncologo mi disse a quel punto di dimenticare la mia vita, i viaggi. Adesso la tua esistenza sarà curarti con la chemioterapia e basta. Ovviamente lì sono uscita fuori ancora di più dalla grazia di Dio, e non riuscivo a rendermi conto che dovevo cambiare la mia vita di nuovo, e per sempre. Prima, il 15 agosto avevo passato Ferragosto in ospedale con Santa perché dovevo operarmi. Niente di più sbagliato in realtà, perché l’azione chirurgica smuove le cellule cancerogene e le moltiplica. Io inizio a fare questa chemio; il mio problema è però la scarsa preparazione psicologica degli oncologi nell’affrontare il paziente”.

LEI è l’OPERA.
La CURA è LEI.
La CURA è l’OPERA.

Laura Cionci, Stato di Grazia. Motoperpetuo, 2020, acquerello su carta, particolare dell'installazione, Fondazione Baruchello, Roma
Laura Cionci, Stato di Grazia. Motoperpetuo, 2020, acquerello su carta, particolare dell’installazione, Fondazione Baruchello, Roma

Io sono fatta così – ve la racconto in maniera un po’ divertente. Succede che a un certo punto la chemio fa effetto, e non riesco a fare i gesti normali, alla velocità normale, a fare per esempio questo movimento con la testa senza che mi venga da vomitare… Era un blocco – in cui il mio cervello era intrappolato nel corpo di una centenaria. L’unica cosa che riuscivo a fare era scrivere, scrivere della mia esperienza. (…)
… Cercavo di trovare una quadra nella mia esistenza, attraverso il libro. Finisce il ciclo di chemio e avevo di nuovo le visite. (…) Mi dicevo, Devo morire, però quello che voglio fare è ESSERCI veramente. Questo cambiamento psicologico cambiava anche lo scenario attorno a me: non riuscivo più a distinguere la realtà dall’imbellettamento generale che avevo attorno, il Poverina mi infastidiva, mi disturbava molto, non riuscivo a interagire, per cui mi sono detta OK, devi risolvere, e sono andata da tutti, ma proprio tutti, l’astrosofo, la sciamana, il pranoterapeuta, e quasi ognuno di loro toccava quattro o cinque punti fondamentali… per cui mi sono detta, Adesso devi farlo in maniera perfetta, come se fossi una macchina, e questo implicherà una serie di dinamiche di relazione con l’altro, e il mio lavoro di artista è sempre relazionale. Mi dicevo in continuazione: Tu stai facendo questo, perché la scelta alternativa è il percorso di prima che ti stava uccidendo. A volte mi sento in colpa se faccio delle cose che so che non dovrei fare. È stato interessante, all’inizio, vedere come l’inconscio lavora sui sogni (: io sentivo in sogno i profumi, i sapori, gli odori, e dipendeva dal fatto che stavo “talebanizzando” il mio corpo)”.

Mappa sinottica di Studio Mistaker
Mappa sinottica di Studio Mistaker

Se non avessi visto il sole / avrei potuto accettar l’ombra. / Ma la luce rendeva più deserto / il mio deserto” (Emily Dickinson, 1872 ca.).
La paura è la prima cosa che devi affrontare. La via per l’illuminazione è lastricata di merda”.
La paura è maschile. Il femminile è portato al cambiamento/trasformazione/evoluzione. La donna cresce ed evolve; l’uomo si rinchiude nelle sue ragioni/intenzioni (per un misto di pigrizia, ottusità e terrore).
LAURA: “È impossibile essere consci dello/nello Stato di Grazia: lo puoi solo ricordare. Lo puoi capire e raccontare solo da fuori”.
Nell’arte e nel mondo dell’arte ci è sfuggito qualcosa di mano: la verità. Anche l’artista non la ricerca, perché le persone non sono più interessate a essa ma a contenuti più superficiali. C’è bisogno dunque di qualcos’altro, che faccia crollare la parte futile, la finzione – perché non c’è più tempo. Siamo a questo ormai”.

E lo sentì tornare, quello stato di grazia cui riusciva a pensare solo come a un’intossicazione” (Patrick McGrath, Follia, Euroclub Italia 1998, p. 39).

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Spazi matriarcali, parte seconda (I). Il pensiero femminile
Spazi matriarcali, parte seconda (II). La fine del patriarcato
Spazi matriarcali, parte seconda (III). La bellezza di essere vivi
Spazi matriarcali, parte seconda (IV). Tempi interessanti
Spazi matriarcali, parte seconda (V). Essere nel momento

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AutoreLaura Cionci
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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).