Spazi matriarcali, parte seconda (V). Essere nel momento

“Il punto è vivere a fondo ogni attimo – essere nel momento, essere davvero parte del contesto di riferimento, appartenere alla realtà e non estraniarsi da essa – esistere per la realtà, nella realtà e con la realtà”. Nuovo capitolo dei saggi di Christian Caliandro dedicati agli spazi matriarcali.

Carla Accardi, Oro arancio, 1967
Carla Accardi, Oro arancio, 1967

Torino, 22 settembre 2020.  Il flusso, dentro il flusso. L’ultimo disco dei Pearl Jam, Gigaton – la canzone Seven o’Clock – sette del mattino al mercato – cammino tranquillo tra le bancarelle, il risveglio delle attività e del lavoro (Émile Zola, Il ventre di Parigi) – l’autunno si annuncia ancora più esaltante dell’estate  – l’alba si è spostata in avanti – il mondo è andato avanti – l’alba di settembre in un altro luogo italiano ancora, dopo le albe di agosto, dopo Siena, Montelupo Fiorentino, Gallicano nel Lazio, la campagna tra Corato e Castel del Monte, il lungomare di Castellaneta Marina, Mottola – elettricità e brividi, uno stato di eccitazione e di fervore…

SURREALISMO E RISVEGLIO

A un artista surrealista (Ernst? Dalí? Breton?) chiesero: “Se dovesse andare a fuoco la tua collezione di opere, quale salveresti?” La risposta fu: “Il fuoco”.
23 settembre 2020. Che cosa realmente abbiamo attraversato durante il lockdown (quali faglie e valli psichiche)? Che cosa mi è successo, che riverbera ancora in me?
Un blocco – una paralisi – una piccola morte.
E poi – l’esperienza della rinascita, anche se monca – la riscoperta della vita. Ecco perché esci sempre – perché sei così socievole, anche troppo – perché parli in continuazione, e vuoi stare con gli altri in ogni momento. (Il lockdown ti ha risvegliato?) Non direi “risvegliato” – piuttosto, ha introdotto una screpolatura, una smagliatura (che si allarga sempre più) – nel tuo tessuto esistenziale.

Mappa sinottica di Studio Mistaker
Mappa sinottica di Studio Mistaker

PRINCIPIO MASCHILE E PRINCIPIO FEMMINILE

Il confronto/conflitto tra principio maschile e principio femminile esiste da sempre, e continua tutt’ora – sono due schemi di pensiero non sovrapponibili, antitetici, incommensurabili.
Che a loro volta influenzano società, politica, economia, filosofia, lavoro, arte e cultura.
Lo spazio matriarcale è fatto per inghiottire e per contemplare: “Le immagini si dividono in due grandi gruppi opposti, il primo gruppo deriva dall’essere circondati dagli eventi, e l’altro dal circondarli (…) questo essere dentro una cosa e guardare una cosa dal di fuori, la sensazione concava e la sensazione convessa, l’essere spaziale come l’essere oggettivo, la penetrazione e la contemplazione, si ripetono in altrettante antitesi dell’esperienza e in tante loro immagini linguistiche, che è lecito supporre all’origine un’antichissima forma dualistica dell’esperienza umana” (Robert Musil, cit. in Achille Bonito Oliva, L’ideologia del traditore, Feltrinelli 1976, p. 9).

Dimensioni fondamentali:

    • Realismo (come conoscenza del fuori)
    • Relazione
    • Esperienza
    • Spazio/Tempo esistenziale

Precario, fragile, instabile – cioè vivo – come la realtà – cioè nuovo – e radicale.

L’opera come relazione – o meglio, come infrastruttura di relazioni – esiste da sempre: Partenone, Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Michelangelo, Caravaggio, Bernini, Borromini, Monet, Cézanne, van Gogh, Munch, Picasso, Braque, Mondrian, Tatlin, Schwitters, Pollock, Coltrane, de Kooning, Warhol, Pascali, Morris, Judd, Flavin, Graham, Matta-Clark, Abramovič, Benglis, Longo, Steyerl, Kubrick, Snow, Cunningham, Cage, Rauschenberg, Brakhage, Kane, Whiteread, Emin, Eliasson, Oursler, Douglas, Parreno, Huyghe.

CESARE PAVESE E LO SPAZIO MATRIARCALE

Lo spazio matriarcale è stimolante, aperto, vitale, intelligente, colto, attivo, in movimento, prensile, contemplativo, riflessivo, collaborativo, connesso – lo spazio patriarcale (maschile, verticale, gerarchico) è monolitico, monodirezionale, monotono, noioso, stupido, fermo, immobile, impaurito, dolorante, paralitico, morto.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi /questa morte che ci accompagna / dalla mattina alla sera, insonne, /sorda, come un vecchio rimorso / o un vizio assurdo. I tuoi occhi / saranno una vana parola, / un grido taciuto, un silenzio. / Così li vedi ogni mattina / quando su te sola ti pieghi / nello specchio. O cara speranza, / quel giorno sapremo anche noi / che sei la vita e sei il nulla. / Per tutti la morte ha uno sguardo. / Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. / Sarà come smettere un vizio, / come vedere nello specchio / riemergere un viso morto, / come ascoltare un labbro chiuso. /Scenderemo nel gorgo muti” (Cesare Pavese, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 22 marzo 1950).
Torino, Barriera di Milano, 23 settembre 2020. Camminare alle sette di mattina tra le bancarelle del mercato di piazza Foroni mi mette un’allegria indicibile. È infatti uno spazio urbano ricco, vivace, pieno di attività e di umanità – non un set o peggio ancora una location come certi centri cittadini svuotati, disabitati, deserti, ridotti a sequenze tristi di facciate e vetrine, che con l’assenza attuale dei turisti/visitatori/spettatori rivelano appieno l’incredibile disfunzionalità di tutto il processo.

Fotografia di Chiara Piccolo
Fotografia di Chiara Piccolo

ARTE CONTEMPORANEA IN BARRIERA DI MILANO A TORINO

Prima della presentazione ufficiale di “Artista di Quartiere”, Bagni di via Agliè. Il punto è vivere a fondo ogni attimo – essere nel momento, essere davvero parte del contesto di riferimento, appartenere alla realtà e non estraniarsi da essa – esistere per la realtà, nella realtà e con la realtà. (Il realismo è, poi, quasi nient’altro che questo.)

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Spazi matriarcali, parte seconda (I). Il pensiero femminile
Spazi matriarcali, parte seconda (II). La fine del patriarcato
Spazi matriarcali, parte seconda (III). La bellezza di essere vivi
Spazi matriarcali, parte seconda (IV). Tempi interessanti

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).