Conquistando luce (IX)

Gli esiti artistici più geniali di solito affondano le radici nei traumi vissuti durante l’infanzia e la giovinezza dai loro autori. Le riflessioni di Christian Caliandro.

Syd Barrett
Syd Barrett

Tutti gli autori brillanti e consapevoli di ogni epoca sono quelli che – grazie a un’esperienza traumatica della loro vita: il campo d’internamento, la povertà, un lutto, una malattia, la psicosi, la perdita delle sicurezze, della casa, la scomparsa di ogni riferimento – acquistano uno sguardo sulla realtà diverso rispetto a quello degli altri. Vedono come il mondo realmente è, squarciano il velo, percepiscono la verità dietro e sotto il velo. E sono capaci di restituirla con le loro opere: opere che non esisterebbero affatto, non in quella forma, senza questa visione, questo sguardo, questa capacità di analisi e di interpretazione – che originano sempre nell’infanzia e nella giovinezza.
Tutti gli autori sono dunque formati e strutturati dai loro traumi. Prendete il caso di J. G. Ballard: a undici anni, nel 1942, finisce in un campo di concentramento giapponese, e ci rimane per i successivi tre anni. Dopo un’infanzia privilegiata e agiata nella Shanghai britannica, ancora bambino e poi adolescente è costretto a fare esperienza della crudeltà della vita, del dolore prolungato, della fame, dell’insicurezza e della paura acuta di morire. Tutto ciò influirà profondamente e irreversibilmente sul modo in cui percepirà la realtà futura, che gli ‘altri’ vedranno come perfettamente normale e funzionale; questa percezione sarà strana, interessante, coinvolgente, affascinante, fantascientifica e UNICA; un handicap – opportunamente alimentato dalla curiosità e dall’ossessione creativa – si trasformerà in un dono prezioso, in conoscenza, in esplorazione di zone emotive inedite.
La storia di Syd Barrett è invece tristissima. Genietto psichedelico, adorato dalle groupies, bello e talentuoso, avviato a un grande destino – a un certo punto, molto presto, sprofonda nella psicosi indotta dalle droghe, si chiude progressivamente in se stesso e nella propria follia – coadiuvato in questo a quanto pare dall’invidioso Roger Waters, geniale in modo diverso, che vuole sfilargli il posto di leader del gruppo, e che baserà tutti i dischi futuri sulla storia di Syd, sulla sua pazzia e sulla sua alienazione, per senso di colpa forse… O forse no.

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Imparare dall’acqua. L’acqua del mare attorno allo scoglio – e lo scoglio che modifica la sua forma a seconda delle onde, grazie all’azione delle onde – oppure, l’acqua della piscina che avvolge il tuo corpo, e lo sostiene, lo fa galleggiare – e quando dopo sei o sette vasche ti abitui, cominci a scivolare sul pelo dell’acqua e a sfruttare la sua forza, la sua sostanza – e tu diventi l’acqua.

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J.G. Ballard, L'impero del sole (1984)
J.G. Ballard, L’impero del sole (1984)

Raggiungere uno stato di alterazione (altered state) e di distorsione sufficiente, ideale per farsi venire delle idee strane e forti.
Robert Smith, il leader dei Cure, quando ha realizzato il disco del progetto parallelo The Glove (1983) dormiva di giorno e stava sveglio di notte a drogarsi e a guardare film thriller e horror italiani degli Anni Sessanta e Settanta; Syd Barrett non ne parliamo proprio, tra 1968 e 1971…
Roger Waters tra Animals (1977) e The Wall (1979): “Durante l’ultimo concerto del tour ‘In the Flesh’, eseguito al Montréal Olympic Stadium nel luglio 1977, un gruppo di spettatori in prima fila irritarono Waters con le loro urla a tal punto che il bassista arrivò a sputare addosso a uno di loro. L’intera band si sentiva a disagio nell’esibirsi davanti a un pubblico così numeroso, ma l’ipersensibile Waters fu il più influenzato dalla situazione, tant’è che, infortunatosi a un piede dopo aver litigato con il manager Steve O’Rourke, parlò con uno psichiatra con il quale si trovava in auto del distacco che sentiva dal tour, del suo odio per le esibizioni negli stadi e della barriera che percepiva tra lui e il pubblico durante i concerti. Così, mentre Gilmour e Wright si trovavano in Francia per registrare degli album solisti e Mason partecipava alla realizzazione dell’album ‘Green’ di Steve Hillage, Waters cominciò a scrivere nuovo materiale. L’incidente dello sputo diventò la base per un nuovo concept, basato sul distacco tra il pubblico e gli artisti. Waters presentò alla band due nuovi progetti: una demo di circa novanta minuti intitolata ‘Bricks in the Wall’ e un’altra che sarebbe poi diventata il suo primo album solista, ‘The Pros and Cons of Hitch Hiking’. Fu scelta la prima come loro successivo album” (da Wikipedia).
Questo tipo di condizione – nutrita da rimorso, senso di colpa, rabbia, frustrazione, dissociazione, abbandono, nostalgia ‒ è particolarmente adatto alla creazione di opere geniali e innovative, e all’elaborazione di linguaggi inediti.

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Neovernacolare: intensità – povertà – umiltà – dolore – romanticismo – follia – originalità – semplicità – novità – tradizione – profondità – comunità – inclusività – emozione – assenza di calcolo – assenza di cinismo – spontaneità – ingenuità – oscurità – ironia – tempo – durata – accoglienza – convivialità – solidarietà – umanità – volgarità.

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Conquistando luce (I)
Conquistando luce (II)
Conquistando luce (III)
Conquistando luce (IV)
Conquistando luce (V)
Conquistando luce (VI)
Conquistando luce (VII)
Conquistando luce (VIII)

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).