Conquistando luce (VI)

La realtà, per quanto tentiamo di evitarla, resta impermeabile alle finzioni e presenta sempre il conto. Nuovo capitolo della serie di Christan Caliandro.

George Condo, Dancing to Miles, 1985 86. Courtesy The Broad © George Condo Artists Rights Society (ARS), New York
George Condo, Dancing to Miles, 1985 86. Courtesy The Broad © George Condo Artists Rights Society (ARS), New York

La realtà ha questo di magnifico e terribile: che tu puoi ignorarla, rimuoverla, dissociarti da essa, negarla, distorcerla – ma poi arriva un momento in cui quella ti fa il culo; perché è lì, perché ESISTE, è tangibile, è concreta, è oggettiva e con questa durezza tende a essere impermeabile alle cazzate, alle finzioni. Ci sono infatti più interpretazioni, come no, ma di verità ne esiste una e una soltanto. Checché voi ne pensiate. La verità non si fa imbrogliare – solo i cervelli dei singoli hanno questa abitudine.

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Anche guardare le fotografie d’epoca fa uno strano effetto: nella salumeria di viale Salandra a Bari, per esempio, o nel ristorante “Il Rifugio dei Vip” a Mottola, o in una hall d’albergo. 1920, 1898, 1932, 1929, 1957… Le foto sono lampi, flash – sono immagini di altri mondi, non solo di altre epoche. Questi esseri umani che ci guardano fissi dal bianco e nero allucinato non sono solo morti – sono alieni. Vivono una realtà per noi del tutto incomprensibile, inattingibile. Hanno cervelli diversi dai nostri, pensieri diversi, valori diversi, riferimenti diversi, percezioni diverse, espressioni diverse, emozioni diverse, gesti diversi, connessioni diverse, riflessioni diverse, reazioni diverse, aspettative diverse, ricordi diversi, esperienze diverse, aspirazioni diverse, abitudini diverse. Usano oggetti completamente diversi dai nostri, vedono paesaggi diversi, abitano spazi diversi, costruiscono spazi diversi, indossano abiti diversi, leggono libri diversi, mangiano cibi diversi, scopano in maniera diversa, soffrono in modo diverso e si divertono diversamente.

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L’arte documenta l’evoluzione umana”; “L’arte non significa: è fermentazione di sogni”; “L’arte è inganno e verità; è metodo astuzia competizione” (Maria Lai, I luoghi dell’arte a portata di mano, carte da gioco).
Sarà una figata – oppure un completo disastro” (Carmelania): ci stai bene in questo disastrofigata, lo abiti, lo adatti a te stesso e ti adatti a esso.
Non sopporti gli ottimisti, quelli da “crederci sempre, arrendersi mai”, quelli che hanno sempre il sorriso ebete stampato in faccia e che “pensano-positivo”; ami invece gli stronzi negativi con una visione terribile del mondo e della vita.
Che cos’è l’opera? “Una nuda e dura ricerca della nuda e dura verità” (Leonardo Sciascia a proposito de L’affaire Moro).
Che cosa fanno gli artisti? “Ti fanno sentire esultante e felice di essere vivo” (un anonimo recensore su Rolling Stone a proposito dei Clash).
Come nei brani degli ultimi Talk Talk, suoni incastonati qui e lì nel flusso. Parole. Frasi. Periodi. Esistenza.
Come nelle canzoni degli Have a Nice Life: il cantato, la voce sullo sfondo, sul “retro” sonoro della canzone, i rumori e le note sporche, avvolgenti, questa sensazione di calore e di gelo che ti prende, ti avvinghia. Questa desolazione, questo isolamento, questa tristezza senza consolazione né redenzione possibile – che non siano quelle offerte dalla musica.
La CURA è la sofferenza stessa; il dolore è la terapia migliore per guarire il dolore, che non guarisce. Il tempo non guarisce (time does not heal). La guarigione consiste nel non guarire mai – ma nel passare continuamente da uno stato dell’essere all’altro – consiste cioè nella trasformazione e nell’evoluzione. Nel forgiare uno stile attraverso cui guardare la realtà e raccontarla. Solo nel racconto c’è comprensione – e solo nella comprensione c’è salvezza. (Fuori dalla comprensione, dal capire, esiste solo l’inferno.) (L’inconsapevolezza è l’inferno.)
Larghezza e profondità; stile asciutto ed evocativo; la secchezza, con cui contrastare: il Presente Orrendo della Finzione Generalizzata.
L’arte come salvezza dal trauma attraverso la rabbia, la disperazione, la frustrazione: “Dottoressa, io ho solo pensieri negativi” (Joker-Joaquin Phoenix). Intensità e forza: reintrodurre la dimensione del sacro nella propria pratica, così carica di oscurità.

Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Conquistando luce (I)
Conquistando luce (II)
Conquistando luce (III)
Conquistando luce (IV)
Conquistando luce (V)

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).