Nel cuore di Trastevere la mostra di un artista che omaggia un’antica dea romana

È Flora la dea romana a cui Diego Gualandris dedica la sua mostra, in cui le opere pittoriche vibrano sulle note di due composizioni musicali realizzate dall’artista appositamente per l’occasione

Basta fissare delle pareti per raccontare una mostra? La personale di Diego Gualandris (Alzano Lombardo, 1993), Floralia, va vista a testa in giù, o in su, o forse per aria, idealmente stesi tra i fili d’erba e con le orecchie ben aperte. Guardare con gli occhi serve solo un po’, nel canto della mostra di Gualandris si sente anche con le orecchie: nel piccolo spazio trasteverino di ADA è in scena con musica e pittura l’omaggio moderno a Flora, la dea romana protagonista degli antichi Floralia. Anche noti come Ludi Floreales, le giornate Floralia inaugurava la stagione della primavera insufflando negli animi pagani dei suoi partecipanti lo spirito della fertilità vegetale, uno squisito inno all’eros. Gualandris calibra su queste note pagane la serie di tele di media e piccola dimensione realizzate nel 2026, esposte nella galleria insieme alla musica di un grammofono degli Anni Settanta.

Floralia, Diego Gualandris, galleria ADA, Roma, 2026. Ph: Roberto Apa
Floralia, Diego Gualandris, galleria ADA, Roma, 2026. Ph: Roberto Apa

La musica nella mostra di Diego Gualandris alla galleria Ada di Roma

Se infatti vi trovate stesi al centro della galleria, ascolterete la musica di due tracce musicali, The world in a flowerbed, prontamente incise sul 33 giri esposto nella mostra Floralia. Exhibition soundscape. Improvvisate a quattro mani da Diego Gualandris al piano “magico” (cit. Gualdandris) insieme al sax Francesca Pegurri, madre dell’artista, le due tracce sono accompagnate dalla musica della tastiera, che in esilio nella stanza accanto suona solitaria con il peso di oggetti misteriosi. Il mondo in un’aiuola è un luogo onirico dipinto dalla musica. Le note sono profonde e lunghe e interrotte da improvvise liquefazioni del suono; questi sono i segnali di un sogno che scivola in valli ombrose. L’esperienza musicale crea l’atmosfera della mostra Floralia e accompagna la visione di nove opere dalle composizioni di natura vegetale.

L’omaggio di Gualandris a Hermann Nitsch a Roma

Rimanendo ancora idealmente stesi nel praticello, vi troverete tra i fili d’erba sporchi di schizzi rossi delle due piccole tele Prinzendorf, un titolo d’opera che omaggia Hermann Nitsch, il suo Schloss Prinzendorf e le sue sanguinose aktion. Ma se da questo primo rimando artistico cercate la risposta all’indovinello sibillino del comunicato stampa della mostra, rimarrete delusi. Non bisogna farsi ingannare, l’artista è cantastorie (sono note le sue Fiabette, edite da Altalena nel 2018) e la mostra è ben più complessa di una sola risposta.

Dal prato di Prinzersdorf, alle due composizioni di Oggi si ride, dal ghigno erotico di sapore pagano, fino a Fuori mimosa / Dentro rosa /A forma di cuore / Per trenta persone (da leggere possibilmente in si bemolle)il corpus di opere scelto per la mostra romana si presta bene a sorrisi sornioni di chi vede tra piante, frutti e verdure le immagini libidinose di una natura in lussureggiante fioritura erotica.

I mondi rigogliosi di Gualandris negli spazi trasteverini di Ada Project

Ma è nelle opere come Albino, Ortler, Roma non esiste che si può leggere l’ambizione dell’artista di creare mondi rigogliosi di colori e forme, fuori dai costrutti del codice delle immagini. Al fianco di un Dio, non è forse l’artista che da forma al mondo partendo da una tela bianca, da alcune corde ferme? In Floralia, nel pianeta verdeggiante, pagano e spiritoso di Gualandris, basta entrarci idealmente e starci in panciolle, cercando di non fare ma piuttosto di sentire: sogni, risate, odori? E poi quel sederotto nella tela Fuori mimosa […] sta entrando nel fiore? Lo seguirei.

Sara Esposito

Roma // fino al 24 maggio 2026
Diego Gualandris. Floralia
ADA PROJECT – Via dei Genovesi, 35
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