L’eredità etico-artistica di Hermann Nitsch. Il ricordo di Romano Gasparotti

“Non c’è autore novecentesco e contemporaneo che abbia contribuito più di lui alla decostruzione di ogni forma di antropocentrismo e alla liquidazione di ogni fede umanistica”: in questo ricordo il filosofo e docente, collaboratore della Fondazione Morra/Museo Hermann Nitsch di Napoli, spiega l’opera e il pensiero del pioniere dell’Azionismo Viennese recentemente scomparso

Hermann Nitsch, Schüttbilder, 1986. Photo Walter Haller
Hermann Nitsch, Schüttbilder, 1986. Photo Walter Haller

Il 18 aprile 2022 è morto non solo uno dei più grandi, creativi e complessi maestri dell’arte del Novecento, ma anche uno dei più potenti ed originali pensatori contemporanei. Hermann Nitsch ha sempre praticato l’arte quale atto di sensuale e sinesteticamente sapiente pensiero all’opera, che può essere esercitato solo in una condizione musicale di demoniaco enthousiasmòs. Ogni momento della sua infaticabile attività sgorga dall’intimo e indissolubile intreccio tra un rigoroso approfondimento di carattere teoretico-speculativo – mai astrattamente teorico – e le azioni performative, che ne costituiscono la necessaria eclatante ripercussione e rimettono in moto, senza soluzione di continuità, i processi di un pensare, che Nitsch ha sempre ritenuto un dono da cogliere e comunicare nella sua ubiquitaria provenienza oltreumana.

Hermann Nitsch ph. Daniela Neuhofer
Hermann Nitsch ph. Daniela Neuhofer

LA GRANDEZZA DI HERMANN NITSCH

Non c’è autore novecentesco e contemporaneo che abbia contribuito più di lui alla decostruzione di ogni forma di antropocentrismo e alla liquidazione di ogni fede umanistica. Il mondo è carne di un unico corpo senz’organi. La vita, che si reincarna nelle sue infinite metamorfosi, è una e la stessa. E i fiori che, di volta in volta, essa lascia sbocciare, per appassire e ricostituire così le condizioni per ulteriori effimere fioriture, sono i segni effusivi di un Amore assoluto tanto quanto irriducibilmente tragico. La cifra dell’opera di Hermann Nitsch sta nella riattualizzazione della tragedia greca arcaica – declinatasi, nella tarda modernità, nell’opera d’arte totale di Wagner – quale eternamente ritornante cosmica condizione etico-esistenziale. Il Maestro viennese ha così finito per essere il modello di tutte quelle azioni artistico-performative, che hanno esplorato da un lato i territori della body action, dall’altro quelli dell’happening, dall’altro ancora quelli della extreme body art incentrata sulla sacralità del sangue versato.

Hermann Nitsch, Schüttbild (action painting), 20th painting action, Secession Vienna 1987. Oil on canvas, 200 x 300 cm. Photo by Liesl Biber. Courtesy of the Nitsch Foundation. ©Atelier Hermann Nitsch.
Hermann Nitsch, Schüttbild (action painting), 20th painting action, Secession Vienna 1987.
Oil on canvas, 200 x 300 cm. Photo by Liesl Biber.
Courtesy of the Nitsch Foundation. ©Atelier Hermann Nitsch.

HERMANN NITSCH E IL MITO

E tuttavia, va ricordato che le azioni di Nitsch hanno sempre celebrato il carattere corale e mai individualistico dell’Orgien Mysterien Theater. Inoltre, nell’arrischiare e reiterare il suo temerario progetto, Nitsch si è confrontato assiduamente non solo con gli autori romantici tedeschi, con l’opera filosofica di Nietzsche e con le sapienze orientali – da questo punto di vista, ancora tutto da indagare è il rapporto con la parallela ricerca di Joseph Beuys – ma anche con Freud, Spinoza e gli amatissimi presocratici. A Parmenide Nitsch ha dedicato delle indagini acutissime dal punto di vista ermeneutico, le quali decostruiscono l’inveterata opposizione dualistica tra il panta rei eracliteo e l’eternità-immobilità-immutabilità dell’essere parmenideo.  L’essente di Parmenide, per Nitsch, è il “fondo senza fondo” della Mescolanza cosmica stessa. Ancora più straordinarie sono le conclusioni, che il maestro viennese ha saputo trarre dalla sua originale lettura. Parmenide è il poetico cantore dell’Amore nella sua sacra tragicità, la quale, se assecondata, libera e purifica il mondo da ogni forma di umana troppo umana violenza.

Claudio Costa | Hermann Nitsch. Il viaggio nell'ancestrale. Installation view, seconda sala, 2021 - Courtesy Galleria Michela Rizzo e l'artista. Foto di Enrico Fiorese
Claudio Costa | Hermann Nitsch. Il viaggio nell’ancestrale. Installation view, seconda sala, 2021 – Courtesy Galleria Michela Rizzo e l’artista. Foto di Enrico Fiorese

IL PENSIERO E L’OPERA DI HERMANN NITSCH

La tradizione occidentale, per Nitsch, appare, infatti, caratterizzata dal contrasto tra due fondamentali disposizioni. Al fondo la verità nascosta della physis, testimoniata dai filosofi aurorali in accordo con i sapienti orientali, secondo la quale la vita è una mescolanza assoluta, nella quale tutto è in tutto. Di contro si erge l’universale Legge logico-metafisica, secondo la quale il mondo è lo scenario globale del rapportarsi e dello scontrarsi di una pluralità di identità differenti ognuna delle quali può imporsi solo respingendo da sé ogni altra. Questa Legge – come comprovato anche dai più recenti e drammatici accadimenti geopolitici – si impone sull’essente occultandolo, senza riuscire, però – sarebbe impossibile – a negarlo e ad annientarlo. Queste due divergenti prospettive non sono né equivalenti né equipotenti. La prima avvolge e coinvolge nel profondo la totalità del mondo della vita e custodisce l’origine naturale di ogni forza destinata a superpotenziarsi. La seconda non è che una costruzione simbolica solo e troppo umana, la quale proietta e chiude l’animale dotato di logos in una dimensione particolaristica e separata. Il farmaco del logos stesso, tuttavia, nella sua natura spermatica e pneumatica, ha il potere di mettere all’opera la sospensione di tale Legge. Purché praticato nella sua propria natura e purché le sue azioni creative sappiano dar luogo ad esperienze panicamente corali dall’effetto catartico.  All’insegna non dell’Io e del Tu, bensì del Noi (minerali, vegetali, animali, mentali e amentali). Se l’erotica è destinata a prevalere su ogni astratta logica e politica, allora non solo l’arte è vita, ma è vita naturalmente vissuta, secondo i gradi variabili della sua intensità e trasfigurante potenza.

-Romano Gasparotti

ROMANO GASPAROTTI – filosofo, docente di discipline estetiche presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, collaboratore della Fondazione Morra/Museo Hermann Nitsch di Napoli, è autore di molti studi al confine tra la dimensione teoretica e quella estetico-artistica, tra i quali Filosofia dell’eros. L’uomo, l’animale erotico, Bollati Boringhieri, Torino 2007; L’opera oltre l’oggetto, Moretti&Vitali, Bergamo 2015; Il quadro invisibile, Cronopio, Napoli 2015; L’amentale. Arte, danza e ultrafilosofia, Cronopio, Napoli 2019

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