A Roma i meravigliosi giardini di Villa Medici sono pieni di strane costruzioni e architetture effimere
Costruire riutilizzando l’esistente, questo l’invito del Festival des Cabanes che fino al 28 settembre trasforma i giardini dell’Accademia di Francia in un parco aperto al pubblico con una serie di microarchitetture che rovesciano gli archetipi, in favore della sostenibilità
Per la V edizione il Festival des Cabanes torna a trasformare i giardini di Villa Medici in un’oasi di sosta e riflessione. Tra sogno e sperimentazione, le installazioni di architetti internazionali riscoprono il valore del riuso e il rapporto con l’ambiente naturale.
Come racconta Sam Stourdzé, direttore di Villa Medici, “la cabane è il sogno del bambino: c’è chi immagina una casa splendida sull’albero, ma le cabane sono anche tre lenzuola unite insieme in salotto usando due manici di scopa, lo spazio segreto in cui passare le ore a giocare”. Da questa poetica prende vita il Festival che d’estate popola i giardini rinascimentali della Villa di microarchitetture effimere, capaci di insediarsi sul territorio e poi sparire senza lasciare traccia.
L’ideazione del festival risponde alle tre missioni storiche di Villa Medici: essere una residenza per artisti (i celebri pensionnaires), un centro di creazione contemporanea e un custode del patrimonio botanico e monumentale. Tradizionalmente, i giardini sono accessibili tramite visite guidate ma il festival scardina questo vincolo, aprendo per metà dell’anno questo spazio al pubblico; così, oltre 42.000 persone potranno tornare a respirare l’atmosfera del luogo.
Il Festival des Cabanes a Roma: costruire riutilizzando l’esistente
Ispirandosi all’economia circolare della Roma antica, Alia Bengana, unica architetta residente in questo periodo, ricorda che lo “scarto” edilizio è un’anomalia recente: “Qui a Villa Medici le fondamenta del XVI Secolo poggiano direttamente su una cisterna romana del IV Secolo. Nel Medioevo, per cinque secoli, a Roma non si sono prodotti nuovi mattoni: si costruiva semplicemente riutilizzando l’esistente”. Nel libro a cui sta lavorando, Bengana critica le derive produttive attuali: “Abbiamo ipercomplessificato il modo di costruire. Siamo passati a un modello che produce solo scarti. Vogliamo ridefinire il concetto di semplicità: un’architettura locale, che attiva gli ecosistemi degli artigiani, intelligibile e riparabile”.

Bento e il ribaltamento degli archetipi nel Festival des Cabanes a Villa Medici
La riflessione sulla materia locale e biodegradabile trova un’eco nel Duomo Invertito del collettivo belga Bento. La loro sfida nasce da un esplicito rovesciamento degli archetipi romani: se la cupola classica è storicamente un’opera in pietra o in mattoni, in cui il vuoto è solo un residuo sotto la massa, Bento inverte il rapporto tra gravità e leggerezza. Il risultato è un dôme fluttuante che evoca un volume murario suggerito soltanto da una griglia aerea di manici di scopa. All’interno, lo spazio è coronato da un oculus zenitale che cita il Pantheon: un punto di luce che permette al giardino di evolvere con le stagioni mentre l’architettura stessa muta, mostrandosi ricettiva ai cambiamenti atmosferici.
L’opera è tenuta insieme da oltre 4.000 nodi fatti a mano su una struttura interna in legno, rivestita da 2.100 tegole di micelio vivo, poroso e privo di trattamenti chimici. La scelta dei manici di scopa supera però la semplice dimensione ludica: “Al di là del gioco, abbiamo costruito una narrazione legata ai mestieri della manutenzione, come gli spazzini della città di Roma. Filosoficamente ci interessava il concetto del prendersi cura della propria abitazione o del custode che vigila sull’edificio”. Un insieme di scope sorregge così una cupola di funghi, legando il vivente al non umano.
La sostenibilità nel Festival des Cabanes all’Accademia di Francia a Roma
La scelta del luogo non è casuale: il Quadrato dei Vestigi è un’area storicamente legata alla memoria e alle antiche tombe romane. Bento ha voluto portare qui la forza del biologico, mostrando come i funghi, grandi decompositori della natura, possano generare un’architettura dell’eterno proprio attraverso il ciclo della decomposizione.
La vita biologica della capanna sa farsi anche tessuto sociale e acustico. Il 25 giugno 2026, in occasione della Nuit des Cabanes-Habiter Demain, grande festa d’inizio estate, la struttura si trasformerà in una stazione radio pirata temporanea.

La sfida della materia nelle Cabanes di Villa Medici a Roma
Progetti così radicali hanno richiesto una certa audacia. Stourdzé ammette che approvare le capanne basandosi solo sui render 3D è stato un rischio ma “il risultato ha superato le aspettative”.
L’intero percorso integra approcci materici differenti. Lo studio italo-francese Prìa e Velia risponde con la monumentalità minerale di Aquifère installazione da 15 tonnellate in travertino di Tivoli e giare d’argilla che, sfruttando l’evapotraspirazione dell’acqua, promette di abbassare la temperatura di due gradi. Poco oltre, il nomadismo si fa tessuto in Creetopia della Fondation Huttopia, tenda ispirata alle popolazioni autoctone canadesi. Mentre la Cabane 7L dello studio Salazarsequeromedina offre uno spazio di lettura immerso nella vegetazione e il padiglione Façade, promuove l’internazionalità con la collaborazione tra gli studenti dell’ECAL di Losanna e l’azienda italiana di ceramiche Mutina.
L’arte del riciclo nelle Cabanas di Villa Medici a Roma
A testimoniare la volontà circolare del festival c’è Reassembled Views della NABA, basato sull’upcycling dei materiali di scarto dell’anno precedente e arricchito da un totem esagonale con visori 3D per rivedere virtualmente le capanne passate. A fine mostra, i materiali vengono recuperati dagli studenti per i laboratori futuri oppure iniziano nuove vite fuori da Roma.
Il Festival des Cabanes si conferma così una piattaforma che genera scambi accademici, collaborazioni tra aziende locali e residenze incrociate in Europa. L’ambizione per le prossime edizioni, rivela il direttore, è esplorare l’idea del paesaggio come capanna, dove la vegetazione si fa architettura viva. Un modo per ribadire che la creazione contemporanea non deve museificare la storia, ma continuare ad abitarla, con la leggerezza provvisoria del sogno della capanna.
Giorgia Losio
Roma // Fino al 28 settembre 2026
Festival des Cabanes
ACCADEMIA DI FRANCIA A ROMA – Villa Medici, Viale della Trinità dei Monti, 1
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