Quella del 2026 è una Biennale di Venezia leggera e consapevole
Nella mostra dislocata tra Giardini e Arsenale a Venezia, curata da Koyo Kouoh e messa in scena dal suo team, colori, immagini, suoni, odori, materiali introducono le urgenze dell’esistenza contemporanea. Il punto di vista di Ludovico Pratesi
Una leggerezza consapevole. Questo è il messaggio che arriva dalla mostra internazionale In minor keys, ultima fatica della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa un anno fa. Colori, immagini, suoni, odori, materiali per ricordarci l’urgenza di non perdere il contatto con la natura e non distruggere l’ambiente del quale facciamo parte.
I Giardini della Biennale di Venezia 2026
Ed è l’ecologia lo statement più forte che arriva dalle opere allestite nel padiglione centrale ai Giardini, con un allestimento festoso che mette al centro la relazione con piante e animali , con un’estetica forse eccessivamente uniforme, pur nella diversità delle narrazioni .Una mostra di storie, luoghi, situazioni provenienti da angoli diversi del pianeta, per raccontarne la bellezza e la fragilità , i drammi e le contraddizioni, con opere dove la componente artigianale è quasi sempre predominante, come già visto nelle due biennali precedenti, Il latte dei sogni (2022) e Stranieri ovunque (2024) con le quali In minor kyes ha molti punti in comune. Qui è difficile ricordare un’opera in particolare: la mostra funziona nel suo insieme, grazie a equilibri e dialoghi tra i lavori, studiati nei minimi dettagli. Diversa è la situazione all’Arsenale, dove In minor keys si apre come una sinfonia corale, per conquistare lo spazio con un ritmo disteso e mai affollato.

L’Arsenale di Venezia alla Biennale 2026
Se i Giardini sono un Adagio qui siamo in un Andante Maestoso, dove ogni opera può esprimere al meglio le proprie potenzialità. Molti i lavori memorabili: tra i più significativi spicca senz’altro l’installazione End of the world (2023-2024) di Alfredo Jaar, legato all’estrazione dei minerali più critici del mondo, l’opera di Kader Attia Whisper of traces (2026) contro i miti della tecnoscienza, la video installazione a 5 canali di Eric Baudelaire Death Passed My Way and Stuck This Flower in My Mouth (2021) dedicata al commercio globalizzato dei fiori in Olanda, insieme alle sculture in metallo e pneumatici di Nicholas Hlobo e le installazioni di Michael Joo sui processi geologici di fossilizzazione dei cristalli.
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I padiglioni nazionali tra Corderie e Giardini a Venezia
Andante è invece il ritmo dei padiglioni nazionali, decisamente buono con alcune punte di eccellenza. Da non perdere il padiglione Austria con Seaworld Venice, l’installazione performativa di Florentina Holtzinger che riprende l’idea dell’uso estremo del corpo umano – nella tradizione del situazionismo viennese- in un’ottica spettacolare, che può risultare però anche divisiva. Il corpo è al centro di Things to come, l’installazione realizzata da Maja Malou Lyse per il padiglione Danimarca, che riflette sulla crisi della fertilità in Occidente attraverso le problematiche legate alle banche dello sperma. Raffinato e intellettualmente complesso il padiglione Francia, dove Yto Barrada presenta Comme Saturne, una mostra concepita come un percorso legato al rapporto tra Saturno, divinità legata agli artisti e divoratore dei propri figli, e la lavorazione del tessuto dévoré, che prevede la corrosione e la saturazione artificiale del materiale. Molto interessante il padiglione Germania, con Ruin, un dialogo tra gli artisti Henrike Naumann e Sung Tieu sul concetto di rovina, inteso in senso sia simbolico che materiale, con riflessioni profonde tra architettura, design, storia e memoria. Archivio e memoria sono protagonisti di due padiglioni nazionali, entrambi da vedere. La Spagna presenta Los Restos, una scenografica installazione di Oriol Villarosa con migliaia di cartoline classificate per categorie che rivestono tutte le pareti del padiglione. Trough Golgotha to Resurrection di Predrag Đaković, proposto dalla Serbia, presenta una costellazione di frammenti di storia del Ventesimo Secolo, tra cui anche alcune pagine di quotidiani italiani dedicate al sequestro di Aldo Moro.
Il padiglione Italia alla Biennale 2026
Quest’anno il padiglione Italia di Chiara Camoni Con te con tutto è perfettamente allineato con l’estetica di In minor keys, attraverso la divisione tra le due navate. La prima statica, abitata da 24 figure femminili in ceramica, quasi a comporre una sorta di tempio arcaico -il riferimento alle Madri di Capua appare evidente, mentre la seconda concepita come uno spazio dinamico e in progress, dove la dimensione privata e pubblica si fondono in un equilibrio spaziale perfetto. Per rilassarsi dopo il tour de force ai Giardini consigliamo una visita al padiglione Australia, con l’installazione di Khaled Sabsabi Conference of one’s self, composta da 8 dipinti astratti sospesi nello spazio e animati da suoni e immagini in movimento, fino a comporre un paesaggio sonoro, che invita lo spettatore a riflettere e meditare sul senso dell’esistenza.
Ludovico Pratesi
Venezia // fino al 22 novembre 2026
In minor keys. 61° Biennale d’Arte
GIARDINI DELLA BIENNALE, ARSENALE
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