Nel Padiglione Germania alla Biennale di Venezia un gruppo di donne riflette sulle rovine del passato per capire il mondo

Un team di sole donne ha sviluppato il progetto “Ruin” per il padiglione tedesco ai Giardini, che ha vissuto il lutto per la scomparsa prematura della scultrice Naumann, lo scorso febbraio 2026

Condivide con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia una triste premessa, il Padiglione della Germania che si presenta alla Biennale Arte 2026. Alla scomparsa della curatrice della rassegna Koyo Kouoh, mancata nell’estate 2025, ha fatto infatti seguito, lo scorso febbraio, quella della scultrice e artista visiva Henrike Naumann, tra i nomi più rilevanti della sua generazione, che avrebbe dovuto rappresentare la Germania a Venezia. Classe 1984, la morte l’ha colpita a soli 41 anni dopo una breve e grave malattia.

Un team di sole donne per il Padiglione della Germania alla Biennale Arte 2026

Sotto la curatela di Kathleen Reinhardt, direttrice del Georg Kolbe Museum di Berlino, il Padiglione della Germania ai Giardini presenta comunque il lavoro di Naumann (completato tra maggio 2025 e febbraio ’26; il team dell’artista sta ancora collaborando attivamente al progetto), accanto a quello dell’altra artista selezionata in origine, la vietnamita Sung Tieu (classe 1987, è cresciuta in Germania). E il Padiglione tedesco è, per la prima volta nella sua storia in Laguna, rappresentato da sole donne (analogamente al Padiglione Italia).

“Ruin”: il progetto del Padiglione della Germania alla Biennale Arte 2026

Con Ruin, titolo del progetto sviluppato, il padiglione tedesco si trasforma in uno spazio in cui strutture fisiche e sociali, ideologie tedesche e biografie vissute si stratificano materialmente, e in cui architettura, storia e psicologia entrano in una relazione di tensione produttiva. Attingendo alla duplice accezione del termine: mentre in inglese il termine “ruin” indica anche rovine architettoniche e materiali, in tedesco il tracollo evidenziato è quello economico, sociale o morale.

L’architettura del padiglione tedesco ai giardini si presta a raccontare passato e presente

Nelle loro opere più recenti, Naumann e Tieu si rifanno a ricerche sulla DDR e sul periodo di trasformazioni successivo alla riunificazione nel 1990, mostrando come cesure storiche e lacune nelle strutture politiche, sociali e architettoniche continuino a incidere sul presente globalizzato. Le artiste hanno quindi riflettuto sull’architettura fascista del Padiglione della Germania a Venezia e sulla storia tedesca, occupando artisticamente lo spazio con un approccio che oscillatra la chiarezza minimalista e l’opulenza massimalista, per fare dell’edificio uno specchio ambivalente delle dinamiche sociali del passato più recente e del presente. La stessa Reinhardt, del resto, era stata scelta come curatrice dall’Ifa (l’Istituto che coordina la partecipazione della Germania alla Biennale dal 1971) nell’aprile 2025 per la sua capacità di interpretare questioni urgenti del presente attraverso un linguaggio visivo rigoroso ma accessibile, fondato anche sulla rilettura critica del passato.

Il concept grafico ispirato all’ultimo padiglione della Germania Est del 1990

Il concept grafico che accompagna il progetto è stato sviluppato da Dan Solbach, e trae ispirazione da un graffito presente nell’ultimo padiglione della Germania dell’Est alla 44. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 1990 (una “DDR” nera, rossa e oro), contaminato da Solbach con lo stile di iscrizioni antiche, per dare forma alla parola Ruin.
In concomitanza con l’apertura del Padiglione, il 9 maggio (preview mercoledì 6), è pubblicata da DISTANZ Verlag una pubblicazione che include testi di Sabeth Buchmann, Kathleen Reinhardt e Kerstin Stakemeier, nonché contributi artistici di Henrike Naumann e Sung Tieu.

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Redazione

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