In questa mostra a Milano lo spettatore può modificare gli spazi. Il grande artista-architetto Gianni Pettena ci spiega perché

Promossa da BiM negli spazi dell’Università Bicocca, l’opera dell’architetto-artista è fatta di strisce di carta appese al soffitto e la sua evoluzione dipende dal pubblico. Pettena ci ha detto cosa ricerca in questo modo

49 kilometri è la distanza che potrebbero coprire le strisce di carta bianca appese (quasi) al soffitto, fino a toccare terra, al centro dello spazio. Una struttura all’apparenza leggera, ma con un notevole peso specifico – materiale e psicologico – contro cui ci si scontra, o da cui ci si fa abbracciare, entrando nell’ambiente. Un’architettura priva di stabilità; un luogo che si genera e si definisce solo grazie all’azione umana. È qui che prende forma la storica installazione di Gianni Pettena (Bolzano, 1940), oggi negli spazi di BiM – progetto di rigenerazione urbana che sta trasformando un intero isolato della Bicocca in un nuovo business district – nel cuore dell’area universitaria. Ideata nel 1971 per una lezione al Minneapolis College of Art and Design con il titolo Paper/Midwestern Ocean, arriva per la prima volta a Milano nella sua lunga storia di riprese e riattivazioni con il nome di Paper/Northern Lights.

BiM. Ph: Paolo Zaninelli, UDB studio
BiM. Ph: Paolo Zaninelli, UDB studio

La visione architettonica di Gianni Pettena

Tra i pionieri e protagonisti dell’architettura radicale italiana degli Anni Sessanta e Settanta, Pettena ha interrogato incessantemente il ruolo dell’architetto. Più che costruire forme, le ha dissolte, aprendo l’architettura a contaminazioni inattese e mettendo in discussione la forma compiuta dell’oggetto per rendere, invece, lo spazio mobile e poroso, in simbiosi con arte, poesia, critica, design e azione performativa.

Il valore dell’opera di Pettena negli spazi di BiM

È una foresta di strisce di carta bianca quella che l’architetto-artista chiede al pubblico di attraversare e ritagliare, in una costante riconfigurazione spaziale che necessita la partecipazione attiva del visitatore. Vengono, così, messi in discussione i concetti di fissità dello spazio e di autorialità. “La scelta di portare questo lavoro, nato come lezione in un college, in uno spazio altrettanto legato al mondo universitario deriva anche dalla riflessione sul luogo e su chi lo compone. La molteplicità di anime che rendono viva e reale l’istituzione contrasta con un’idea funzionalista dell’architettura”, spiega Davide Giannella, curatore del progetto.

L’intervento di Specific

Fondato dagli artisti Patrick Tuttofuoco, Andrea Sala, dal regista, autore e “Iena” Nic Bello e dalla food designer Alessandra Pallotta, a cui in seguito si sono affiancati in qualità di collaboratori gli artisti Marco Bruzzone, Gabriele Bianchi, l’artista e fotografa Martina Ferrari e la project manager Elena Morganti. Specific ha curato la delicata, rispettosa trama luminosa che dà luce all’ambiente, dialogando con il bianco assoluto della carta di Pettena – e, d’altronde, fin dalla ri-titolazione dell’opera, con quelle “luci del nord”, l’elemento luminoso è centrale. Infiltrandosi tra le strisce, attraversando i tunnel scavati – cioè ritagliati – e scontrandosi con i fogli, la luce diventa un altro elemento mobile, che impedisce allo spazio di rimanere uguale a se stesso.

La dimensione condivisa di “Paper/Northern Lights”

Un primo taglio apre simbolicamente l’esperienza, ma è la dimensione collettiva a dare realmente forma all’opera: un gesto condiviso che costruisce un percorso comune. La privazione di punti di riferimento, stabili e sempre riconoscibili, unita al biancore totale dell’ambiente-opera facilita l’abbandono alla scoperta. Individuo, gruppo e spazio si mescolano, così, senza alcuna certezza – né a priori, né a posteriori –, ricercando la sorpresa come obiettivo ultimo. L’installazione è visitabile gratuitamente fino al 31 maggio 2026. Dal 14 al 26 aprile sarà accessibile dalle 12 alle 20 nei giorni feriali e dalle 10 alle 19 nei festivi. Dal 27 aprile al 31 maggio si potrà invece accedere su prenotazione, scrivendo a [email protected]

L’opera è inoltre accompagnata da un public program di live performance partecipative e interventi site-specific, in calendario il 18 aprile e il 14 e 28 maggio.

Il programma di BiM tra Art Week e Design Week

Il 18 aprile, dalle ore 19, Paper/Northern Lights sarà anche la cornice del Milano Art Week Party, la grande festa aperta a tutti che animerà gli spazi di BiM – tra BiM Garden, il Bicocca Pavilion e area espositiva – creando un ponte tra Milano Art Week e Milano Design Week, i due momenti chiave della programmazione culturale milanese. (L’ingresso al party è gratuito su registrazione tramite Eventbrite).

Dalle 19:30, negli spazi dell’installazione, si terrà la performance I woke up in the middle of the night, dreaming about home dell’artista visiva e performativa Martina Rota, un intervento che nasce dall’opera e la attiva, mettendo al centro il rapporto tra corpi e ambiente. La serata proseguirà dalle 21 con un DJ set a cura del listening bar Bene Bene: in apertura Palmwine, seguito da Smi.yya, Still e Atoloi, per un percorso sonoro che accompagnerà il pubblico fino a notte. La mostra è inoltre accompagnata da un public program di live performance partecipative e interventi site-specific, in calendario il 18 aprile e il 14 e 28 maggio. Ma prima di tutto questo – prima della festa, prima della performance – Gianni Pettena ci ha raccontato qualcosa in più sull’arrivo di Paper/Northern Lights a Milano…

Paper/Northern Lights, BiM, Milano, 2026. Ph: Alessandro Fibbi
Paper/Northern Lights, BiM, Milano, 2026. Ph: Alessandro Fibbi

Intervista a Gianni Pettena

C’è come un filo rosso tra ieri e oggi, tra il college di Minneapolis e BiM che dialoga così strettamente con l’Università Bicocca di Milano, due luoghi di formazione…
Sì, sono episodi di una storia in cui l’elemento fondamentale è il bisogno di avere indicazioni minime, ma molto pratiche.

Paper/Northern Lights ha avuto svariate occasioni di contatto con il pubblico nel corso dei decenni. Il modo in cui le persone “usano” lo spazio è rimasto lo stesso?
Il pubblico è sollecitato sempre nello stesso modo: viene consegnata una forbice per creare un itinerario dentro la foresta di carta. Il rapporto tra il visitatore e l’opera è rimasto coerente e costante nel corso del tempo: ricordo, per esempio, un vecchio filmato dove si vedono alcune studentesse di un college negli Stati Uniti che sono felici ed eccitate nel fare questa misteriosa esperienza. Deve sempre essere così: come in un esperimento di cui non si sa niente.

Nella sua personale, peculiare esperienza architettonica, in cosa risiede il valore del “pubblico”? Paper/Northern Lights lo incontra?
La dimensione pubblica dell’architettura dovrebbe sempre implicare un modo di conoscere, dovrebbe portare a una maggiore conoscenza. Si tratta di generare una conoscenza sempre più autocosciente.

Ecco perché siamo noi a crearci lo spazio e il percorso…

Vittoria Caprotti

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti (Voghera, 1998) è laureata in Storia dell'Arte Medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Da giugno 2024 lavora a Casa Testori occupandosi della comunicazione; dell'organizzazione di mostre, eventi e laboratori; dello spazio espositivo La Collezione -…

Scopri di più