Lo storico Palazzo del Senato di Milano si apre alla città: archivi, cortili illuminati, ristoranti, spazi espositivi e coworking
Momento di svolta per il Palazzo del Senato di Milano. Lo storico edificio del settecento che prende un intero isolato con due grandi corti è sempre stato staccato dalla città e ora decide di aprirsi: a breve qui si potrà venire a bere un caffè, studiare, vedere una mostra o passeggiare sotto i portici
A Milano gli archivi storici sono sempre più sentiti come spazi accessibili e pensati per entrare nella vita quotidiana della città, basti pensare ai grandi progetti comunali per la Cittadella degli Archivi. Poi c’è anche lo stato e, in questo caso, l’Agenzia del Demanio a valorizzare i suoi beni in questo senso. Questa, infatti, è la direzione intrapresa dal grande progetto di riqualificazione di Palazzo del Senato, sede dell’Archivio di Stato di Milano, dove il 26 maggio 2026 sono stati inaugurati i cortili restaurati insieme alla presentazione di un più ampio piano di interventi finanziati tra fondi pubblici, investimenti privati e risorse del PNRR. Il complesso settecentesco di Via Senato diventa così il laboratorio di una trasformazione che riguarda il modo stesso di intendere gli archivi pubblici: infrastrutture culturali ibride, capaci di ospitare servizi, occasioni di socialità e nuove funzioni urbane. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Ministero della Cultura e Agenzia del Demanio e coinvolge diversi livelli d’intervento, dall’accessibilità alla rifunzionalizzazione degli spazi.
La riqualificazione di Palazzo del Senato a Milano
Il primo tassello riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche, realizzato grazie a 1,4 milioni di euro di fondi PNRR destinati al Ministero della Cultura. I lavori hanno interessato i cortili interni, oggi completamente ripavimentati, insieme all’inserimento di ascensori, rampe, pannelli tattili e nuovi servizi per garantire una fruizione più inclusiva del complesso. Accanto agli interventi infrastrutturali procede anche il restauro delle facciate storiche su Via Senato e Via San Primo, operazione da 1,55 milioni di euro sostenuta attraverso una sponsorizzazione privata di ESTIA e Urban Vision. Parallelamente prende forma anche una nuova configurazione degli spazi interni: tramite una concessione di valorizzazione da un milione di euro affidata a RESH, società del gruppo La Gioia Collection. Grazie a questa concessioni tra un anno Palazzo del Senato ospiterà una caffetteria, aree coworking, sale lettura, spazi espositivi e attività di ristorazione: la gara era stata vinta in realtà da Carlo Cracco, che però dopo qualche mese ha rinunciato e così l’assegnazione è andata al gruppo La Gioia dell’appassionato ristoratore di origini albanesi Redi Shijaku.
1 / 7
2 / 7
3 / 7
4 / 7
5 / 7
6 / 7
7 / 7
Ecco com’è il nuovo Palazzo del Senato a Milano
A completare il programma ci sono ulteriori interventi di rifunzionalizzazione finanziati dal Ministero della Cultura per circa 3 milioni di euro, destinati a nuovi impianti tecnologici, sale espositive e installazioni multimediali. Una strategia che guarda alla sostenibilità gestionale del complesso e alla sua capacità di produrre attività culturali permanenti. Insomma il grande palazzo fino a ieri avulso dalla città (salvo diventare location ambita per qualche Fuorisalone), diventerà un pezzo di Milano a tutto tondo in dialogo con la riqualificazione in corso di Via Marina, in procinto di trasformarsi in un piccolo parco urbano laddove un tempo c’era un parcheggio.
Un nuovo modo di pensare e vivere gli archivi
Nel corso della presentazione, il direttore generale Archivi Antonio Tarasco ha sottolineato il valore sperimentale dell’operazione, evidenziando come il coinvolgimento di investimenti privati e l’apertura di nuovi servizi rappresentino un modello replicabile anche in altri Archivi di Stato italiani. “Tra non molto sarà possibile prendere un caffè o cenare all’interno degli Archivi di Stato”, ha spiegato, indicando la necessità di rendere questi luoghi più permeabili alla vita urbana e meno confinati a un utilizzo specialistico. Sulla stessa linea anche l’Agenzia del Demanio, che legge il progetto come parte di una strategia più ampia di rigenerazione del patrimonio pubblico monumentale. Per la visionaria direttrice del Demanio Alessandra dal Verme, la trasformazione di edifici storici in “luoghi delle persone” passa attraverso la mescolanza di funzioni culturali, sociali e di servizio, in grado di riconnettere architetture spesso isolate con il tessuto contemporaneo della città. Nel suo intervento, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha indicato il progetto milanese come un modello per le altre direzioni del Ministero, collegandolo agli indirizzi del Piano Olivetti. “Gli archivi come questo”, ha dichiarato, “non devono più essere considerati luoghi statici di conservazione, ma spazi dinamici, interattivi e pienamente partecipativi per i cittadini”.
La storia di Palazzo del Senato
Il Palazzo del Senato, oggi sede dell’Archivio di Stato di Milano, è uno degli edifici storici più significativi di Milano e deve il suo nome alla funzione che assunse durante il periodo napoleonico, quando dal 1809 ospitò il Senato del Regno d’Italia. Le sue origini, però, sono molto più antiche: il palazzo venne costruito a partire dal 1608 per volontà del cardinale Federico Borromeo come sede del Collegio Elvetico, destinato alla formazione di giovani svizzeri cattolici provenienti dalla Valtellina e dai Grigioni, territori in cui si stavano diffondendo le idee della Riforma protestante. L’edificio sorse sulle rovine di un antico monastero delle Umiliate e fu progettato inizialmente da Aurelio Trezzi e Cesare Arano, per poi essere completato da grandi architetti del Seicento milanese come Fabio Mangone e Francesco Maria Richini, autore della celebre facciata barocca dal profilo curvilineo. Nel corso dei secoli il palazzo cambiò più volte funzione: dopo la soppressione degli ordini religiosi voluta da Giuseppe II d’Asburgo divenne sede del Supremo Consiglio di Governo, poi ministero della Repubblica Cisalpina, quindi Senato napoleonico e successivamente ufficio amministrativo dell’impero austriaco. Solo nel 1886 divenne definitivamente sede dell’Archivio di Stato di Milano, accogliendo i fondi documentari storici della città. Davanti al palazzo si trova inoltre la monumentale scultura Mère Ubu di Joan Miró, donata al Comune di Milano nel 1973. L’opera, ispirata al personaggio grottesco della pièce teatrale Ubu re di Alfred Jarry, rappresenta una figura mostruosa e deformata, simbolo dell’avidità e della corruzione del potere. Miró volle collocarla proprio davanti al Palazzo del Senato come provocatoria riflessione artistica sul tema dell’autorità e della dominazione politica.
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati