A Milano riapre lo Studio Portaluppi: un nuovo spazio di arte e cultura del fare dove lavorava il mitico architetto

Dopo due anni di restauro, lo storico studio di Piero Portaluppi a Milano riapre in una forma inedita grazie al progetto di Filippo Taidelli e Julia Koropoulos che trasformano il luogo in un laboratorio aperto alla città, dove architettura, arte e cultura del fare si incontrano

Nel volume “Milano, com’è ora, come sarà”, dove viene riportato il celebre progetto urbanistico per il piano regolatore di Milano presentato nel 1926 dagli architetti Piero Portaluppi e Marco Semenza, ricorre il motto “Ciò per amor. Si tratta di una dichiarazione d’amore per la città contenuta nell’anagramma dei cognomi dei due autori, un gioco caro all’architetto milanese, che ha tessuto la ricerca di una vita attorno a un eclettismo colto e un’ironia caratterizzata da sorpresa e cortocircuiti mentali. Sono passati due anni, era il 2024, da quando gli eredi hanno deciso di donare tutto l’archivio Portaluppi (dai disegni agli arredi) al FAI, svuotando gli interni dello storico studio in Via Morozzo della Rocca 5. Un momento che Filippo Taidelli – pronipote dell’architetto di Casa Corbellini-Wassermann, Villa Necchi Campiglio e il Civico Planetario Ulrico Hoepli, tra i progetti più celebri – descrive come un “momento fatale: “Parafrasando un titolo dellautore e scrittore Stefan Zweig direi che questo per noi è un momento fatale. Si chiamano momenti fatali” quelli in cui, durante una storia che di solito è uno sviluppo lineare, ripetitivo e anche un pomonotono di fatti, succede che allinterno della testa e del cuore delle persone maturino dei pensieri, anche dei conflitti, che portano a una svolta repentina”.

A Milano riapre lo Studio Portaluppi: un nuovo spazio di arte e cultura del fare dove lavorava il mitico architetto

A Milano riapre lo Studio Portaluppi

Ed è successo così nel microcosmo della storia personale e professionale di Taidelli che dal 16 settembre 2026 inaugura, insieme a Julia Koropoulos a cui è affidata la direzione curatoriale, Studio Portaluppi, uno spazio radicato nell’eredità della storia di Piero Portaluppi ma allo stesso tempo proiettato verso la multi e interdisciplinarietà del contemporaneo. “Non volevamo che questo diventasse un mausoleo del passato”, racconta Koropoulos ad Artribune. “Lobiettivo, piuttosto, è utilizzare le tracce ancora presenti nello studio per costruire una relazione con il presente, facendo emergere quella dimensione immaginativa che apparteneva profondamente alluniverso di Portaluppi. È una differenza sostanziale: Studio Portaluppi non nasce per raccontare chi è stato Portaluppi, ma per interrogarsi su cosa possa ancora significare oggi il suo modo di guardare alla materia e alla tecnica.

Il progetto del “nuovo” Studio Portaluppi tra conservazione e trasformazione

Il progetto si presenta all’interno di uno degli edifici razionalisti più riconoscibili di Portaluppi, ma interviene sul suo lascito con una postura inedita. Taidelli, infatti, ha lavorato sullo spazio muovendosi tra conservazione e trasformazione, cercando un equilibrio che permettesse alle preesistenze di continuare a parlare senza impedire al luogo di avere una nuova identità. L’ingresso, l’atrio, la sala riunioni e quello che era lo studio personale dell’architetto vengono così riletti attraverso una ridistribuzione originaria e insieme riconoscibile. Taidelli racconta di essere entrato per la prima volta nel 2024 in uno spazio allora molto diverso da quello attuale: più scuro, chiuso, quasi intimidatorio. Il rapporto con il luogo è inizialmente segnato da una sorta di soggezione nei confronti dell’illustre antenato. Poi, attraverso il lavoro sui disegni originali e sui dettagli costruttivi, quella distanza si è trasformata in una “inattesa familiarità”. Così, la metafora scelta dall’architetto è quella del paguro, animale che abbandona il proprio guscio per abitare quello lasciato da un altro. È un’immagine che vale insieme sia per il progetto sia per il tema del riuso: prendere un’architettura esistente, rispettarne la memoria e permetterle di accogliere una nuova funzione attraverso l’atto creativo.

Gli ambienti di Studio Portaluppi

Tra gli esempi di questo approccio vi è il rapporto tra interno ed esterno attraverso cui una grande apertura a bilico nell’atrio stabilisce continuità visiva e fisica con il cortile, dove, tra le piante, emergono alcuni manufatti appartenuti alla collezione di Portaluppi, tra cui una statua di Minerva, dea associata alle arti, all’ingegno e al fare. La stessa logica attraversa gli interni. Una griglia geometrica percorre idealmente ingresso, sala riunioni e studio, trovando nel soffitto un sistema di linee ortogonali e illuminazione progettato con Rossi Bianchi Lighting Design. Il riferimento al vocabolario geometrico di Portaluppi è evidente, ma viene trasformato in una struttura luminosa contemporanea, capace di adattarsi alle esigenze funzionali dell’ufficio. C’è poi la sala riunioni, dove il pavimento in marmi policromi torna a “illuminarsi” dopo un intervento di restauro che ne ha recuperato cromie, venature e differenze superficiali. Un intervento prezioso che restituisce centinaia di elementi lapidei provenienti da diverse cave, alcune delle quali oggi esaurite o non più accessibili. Per Koropoulos, il pavimento è una vera e propria mappa, una cartografia fatta di territori, geologie, tempi e materiali, la cui ricerca è stata sviluppata insieme a Francesco Marsotto. Tanto che sarà al centro di Tatto (in programma per gennaio 2027), evento dedicato proprio al pavimento della sala riunioni e alla ricerca sulle sue pietre per cui l’archivio diventerà occasione per raccontare provenienze, geografie e storie geologiche, ma anche per riportare al centro il gesto dell’intarsio.

L’approccio umanistico di Studio Portaluppi

E qui, si comprende meglio anche lapproccio umanistico raccontato da Taidelli. La cultura del progetto, secondo l’architetto, non può ridursi a una somma di specializzazioni, certificazioni e prestazioni. Deve tornare a incontrare le persone e, soprattutto, le persone che materialmente costruiscono gli edifici: il marmista, il falegname e l’artigiano. “Dobbiamo riavvicinarci proprio a chi le cose le fa”, sostiene Taidelli, individuando nel rapporto diretto con la materia e con i saperi manuali uno dei punti di partenza della nuova fase dello studio.

La programmazione di Studio Portaluppi

Inoltre, per l’occasione viene anche riaperto il bunker attraverso un nuovo “ponte levatoio” e trasformato in uno spazio polifunzionale. E sarà proprio qui che si terrà Ascolto, il primo intervento del programma culturale “Cest lheure de bien fairedi Studio Portaluppi, previsto per l’8 novembre 2026. In collaborazione con la pianista Elena Lasala, il progetto porterà nel sotterraneo alcuni estratti del Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, composto durante la prigionia dell’autore nel 1941. “Abbiamo individuato Messiaen perché lui stesso era una figura fortemente transdisciplinare. Era ornitologo, sapeva a memoria i canti di diverse centinaia di uccelli che includeva nelle sue opere, pianista, organista, oltre che un cattolico fedele. Non so se riguardo al suo approccio si può parlare proprio sinestesia, ma lui associava la musica ai colori, inserendo spesso un elemento sensoriale nella sua opera. Poi aveva un rapporto con il tempo molto interessante: Nel Quatuor pour la fin du temps sperimenta con strutture ritmiche palindrome, i cosiddetti “ritmi non retrogradabili”, che rimangono identiche se percorse in entrambe le direzioni. La composizione è stata eseguita per la prima volta nel 1941 mentre era prigioniero di guerra nella prigione Stalag VIII-A, a Görlitz”, spiega Koropoulos.

C’è stata una grande dedizione a questo progetto, c’è stato e c’è molto amore in ogni intervento, insieme alla volontà di valorizzare e rispettare questo luogo e le nostre idee”, conclude Koropoulos tornando, idealmente, al motto “Ciò per amor” del 1926.

Caterina Angelucci

Studio Portaluppi
Via Morozzo della Rocca, 5
Milano

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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