Provincia Cosmica. Intervista all’artista Valerio Berruti: “Mai sentito il bisogno di vivere lontano dalle Langhe” 

Dall'infanzia al paesaggio delle Langhe, Valerio Berruti ripercorre i temi che attraversano la sua poetica. Un dialogo sul rapporto tra identità, territorio e creazione artistica. Le sue parole per la rubrica “Provincia Cosmica”

L’indagine creativa di Valerio Berruti (Alba, 1977) è notoriamente legata al mondo dell’infanzia. Nelle sue opere silhouette di bambine e bambini si stagliano su fondi piatti, metafore di un’umanità fragile e potente al tempo stesso. Eppure, c’è un altro elemento assai influente nel suo percorso, biografico e lavorativo: il paesaggio delle Langhe, a cui Berruti è legato da un doppio filo, intimo e professionale. Ospite della settima edizione di Narni Città Teatro, in programma in Umbria dall’11 al 13 settembre, l’artista si racconta nella nuova puntata della rubrica Provincia Cosmica.

Valerio Berruti, Alba e le Langhe: l’intervista

Alba è la città, ma anche il nome di una bambina. E da questo assunto sei partito per dare vita alla grande scultura che da qualche anno campeggia in piazza Michele Ferrero. Quanto ti senti legato a questo luogo, che hai scelto di supportare nella sua crescita culturale?
Alba è prima di tutto il luogo in cui vivo e lavoro, dove sono cresciuto e dove crescono i miei figli. La scultura nasce proprio da questo doppio significato: Alba come città e Alba come bambina; ma allo stesso tempo è anche quel momento del giorno dove tutto deve ancora iniziare. Mi piaceva l’idea che quella figura potesse diventare un simbolo aperto, qualcosa che potesse appartenere a tutti. Il legame con la mia città e con la mia terra è molto naturale, non è una scelta strategica. È semplicemente il posto da cui guardo il mondo e in cui nascono le mie opere.

Alba, Valerio Berruti. foto aerea di Lavezzo Studio
Alba, Valerio Berruti. foto aerea di Lavezzo Studio

Molti artisti sembrano nascondere la propria base di lavoro, quando non si tratta di una grande città. Nel tuo caso, invece, il territorio in cui vivi emerge spesso ed è qualcosa che non hai mai celato; anzi, sembra piuttosto una forma di rivendicazione identitaria. È una lettura corretta?
Sono certo di essere continuamente influenzato dal luogo in cui vivo e sono assolutamente sicuro di essere quel che sono proprio perché sono nato qui. Non ho mai sentito il bisogno di vivere altrove per essere più “legittimato”. Ho abitato per brevi periodi a New York, in Giappone e in Sudafrica, ma non ho mai pensato, nemmeno per un secondo, di non tornare a casa. Oggi il mondo è molto più connesso di un tempo, e credo che si possa lavorare ovunque se si mantiene uno sguardo aperto. Il territorio entra nel mio lavoro in modo naturale, perché è il paesaggio umano e visivo che mi circonda.

La provincia come luogo romantico

Nello scritto di Heidegger Perché restiamo in provincia? il filosofo contrappone la visione idealizzata e romantica della provincia (“come appare agli occhi contemplanti dell’ospite o del turista estivo”) a quella di chi invece la vive ogni giorno (“per quanto mi riguarda non mi accade proprio mai di mettermi a contemplare il paesaggio”). Parlare di provincia è necessario oggi? E in quali termini sarebbe opportuno farlo?
La parola provincia spesso porta con sé un’idea un po’ riduttiva. Io non la vivo così. Per me è semplicemente un luogo in cui le relazioni, il tempo e lo spazio hanno una dimensione più umana. Non credo sia necessario contrapporre provincia e città: sono solo modi diversi di abitare il mondo. Quello che mi interessa è avere uno spazio mentale libero, e questo può avvenire in molti luoghi diversi.

Sempre nello scritto, Heidegger parla della provincia come luogo della solitudine – ma non di isolamento. Trovi un’analogia con la tua esperienza? Vivere in provincia è un modo per essere più vicini all’essenza delle cose?
La distinzione tra solitudine e isolamento è molto importante. Il lavoro dell’artista richiede inevitabilmente momenti di solitudine, di concentrazione profonda. Vivere qui mi permette di avere tempo e silenzio, che per me sono fondamentali. Ma non mi sono mai sentito isolato: il mio lavoro viaggia, incontra persone e luoghi diversi. In questo senso la distanza geografica non è mai stata un limite.

I soggetti delle tue opere sono quasi sempre figure infantili, colte in momenti di quiete o di gioco solitario. Quanto queste visioni sono agevolate dal vivere in una condizione meno caotica e riservata?
L’infanzia è una dimensione fatta di attese, di silenzi, di piccoli gesti. I bambini delle mie opere sono spesso soli, ma non sono mai tristi: stanno vivendo un momento sospeso in cui immaginano, pensano, giocano con il mondo. Un ambiente più tranquillo, probabilmente, aiuta a osservare e soppesare, a dare spazio a quei tempi lenti che oggi sono sempre più rari.

Valerio Berruti e il rapporto con le Langhe

Negli anni hai preso parte alle più importanti rassegne internazionali, ultima delle quali la grande mostra a Palazzo Reale a Milano. Quando sei arrivato a capire di poter essere “al centro” del sistema, pur concedendoti il privilegio di mantenere una posizione laterale?
Non ho mai pensato di potermi concedere questo privilegio semplicemente perché non ho mai pensato di poterci rinunciare. Ho sempre cercato di lavorare nel modo più onesto possibile, rispettando il sistema dell’arte, ma anteponendo la mia esigenza di vivere nelle Langhe. Le mostre, i progetti e le collaborazioni sono arrivati nel tempo, magari anche come conseguenza di questo percorso.
La posizione laterale per me non è una strategia, è una condizione naturale: mi permette di continuare a sentirmi libero, che è la cosa più importante. E allo stesso tempo mi piace che il mio lavoro possa tornare ogni tanto qui dove ho scelto di vivere.

Alex Urso

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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