Gli ispettori del Ministero della Cultura in Biennale presentano relazione: il padiglione Russia resterà chiuso
Nelle sette pagine di relazione stilate dagli ispettori del MiC, la Russia risulta non aver ricevuto alcun invito a partecipare alla Biennale d’Arte alle porte. E le sanzioni vigenti saranno rispettate, perché il padiglione non aprirà al pubblico. Chiarimenti anche sulle dimissioni della giuria
Sarà inviata a Palazzo Chigi nella giornata di lunedì 4 maggio 2026, proprio all’inizio della settimana che condurrà verso l’inaugurazione ufficiale della Biennale Arte 2026 il 9 maggio, la relazione degli ispettori inviati nei giorni scorsi a Venezia dal Ministero della Cultura, per consentire al governo “le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Federazione russa”.
Perché il Ministero della Cultura ha inviato i suoi ispettori in Biennale
Il casus belli è da diverse settimane di dominio pubblico: la partecipazione della Russia alla Biennale, difesa da Pietrangelo Buttafuoco in nome della vocazione universalista dell’arte e dell’indipendenza della Fondazione che dirige, ha scatenato una serie di reazioni a catena, determinando da un lato l’intervento dell’Unione Europea ed esacerbando dall’altro lo scontro con il MiC di Alessandro Giuli. In ultima istanza, la giuria internazionale deputata a indicare i Leoni – dopo aver annunciato pubblicamente che non avrebbe preso in considerazione per i premi quei Paesi i cui leader siano accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale (dunque Russia e Israele) – si è dimessa in blocco, portando la Fondazione a optare per una spiazzante formula di assegnazione dei premi affidata al pubblico.
La relazione degli ispettori del MiC: la Russia non ha ricevuto invito formale a Venezia
E c’è anche un passaggio che riguarda la giuria nelle sette pagine di relazione che il Corriere della Sera anticipa, sintetizzandone i passaggi nodali. Nel documento si afferma che la Federazione Russa non ha ricevuto dalla Fondazione alcun invito formale a partecipare e che “non ha sottoscritto il documento disciplinante la procedura di partecipazione, come anche altri Paesi titolari di padiglioni”. Sono gli Stati proprietari di un padiglione – quello della Russia esiste dal 1914, ed è stato restaurato nel 2019 – piuttosto, a decidere di partecipare, dandone comunicazione alla Fondazione. Lo Stato russo ha presentato un progetto, nominato un commissario e il padiglione risulta a tutti gli effetti nell’elenco ufficiale delle 100 partecipazioni nazionali, ma non sarà aperto al pubblico.
Il Padiglione della Russia resterà chiuso al pubblico
Questo perché, in base alle sanzioni vigenti, la Russia non ha potuto ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico, mentre il vernissage “tra il 5 e l’8 maggio 2026, è un evento privato, su invito, pertanto, non si prevede la presentazione di Scia per manifestazione pubblica“. La Biennale precisa, inoltre, di “aver compiuto in ogni momento una verifica di rispetto delle sanzioni e che non può intervenire sui progetti, ma ha verificato fin dove possibile sulla base delle informazioni a disposizione, l’osservanza della normativa da parte dei progetti presentati“.
La relazione, dunque, non rileva violazioni gravi o irregolarità tali da annullare la partecipazione della Russia, pur evidenziando delle criticità che avrebbero richiesto più prudenza.
Perché la giuria della Biennale Arte si è dimessa?
Rispetto alle dimissioni della giuria, si fa riferimento alla diffida presentata dall’artista israeliano Belu-Simion Fainaru (al quale Giuli ha espresso vicinanza e solidarietà nei giorni scorsi, anche mediante una pubblicizzatissima telefonata), che ha paventato una richiesta di risarcimento danni per discriminazione dopo l’annuncio dell’esclusione di Israele dalla possibilità di ricevere premi. La relazione riporta, a tal proposito, le dichiarazioni della Fondazione, che spiega come la giuria, “contattata e informata non solo della portata mediatica a danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente ma anche della Fondazione“, avrebbe presentato dimissioni immediate nel pomeriggio del 30 aprile.
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