Roma accoglie all’Ara Pacis 52 importanti opere dell’Impressionismo provenienti da Detroit

Un percorso espositivo che attraversa cinquant’anni di rivoluzioni pittoriche: da Degas a Van Gogh, da Matisse a Picasso, fino all’Espressionismo tedesco

52 capolavori provenienti dal Detroit Institute of Arts sono in mostra a Roma al Museo dell’Ara Pacis. Impressionismo e oltre, curata da Ilaria Miarelli Mariani, direttrice della Direzione Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina e Claudio Zambianchi, professore ordinario Sapienza, porta nella capitale Parigi e le radici dell’Impressionismo Il progetto ripercorre un arco temporale che va dagli Anni Quaranta dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento: un periodo in cui la pittura europea ridefinisce il proprio linguaggio, trasformando il modo di guardare, rappresentare e interpretare la realtà.

È proprio quel periodo in cui tutto cambia: cambia il modo di dipingere, di vedere la luce, di usare il colore”, ha spiegato la curatrice Miarelli Mariani, sottolineando come la collezione del DIA rappresenti “un pezzo da manuale di storia dell’arte” che il collezionismo italiano non ha ancora costruito e che ora, eccezionalmente, approda nella Capitale.

Impressionismo e oltre, Museo dell'Ara Pacis, Roma, 2025 - 2026, Installation view. Photo © Monkeys Video Lab
Impressionismo e oltre, Museo dell’Ara Pacis, Roma, 2025 – 2026, Installation view. Photo © Monkeys Video Lab

Le opere nella mostra “Impressionismo e oltre” a Roma

La prima sezione della mostra ricostruisce le origini dell’arte contemporanea attraverso la vita della capitale francese della seconda metà dell’Ottocento. Degas, Renoir, Pissarro, Cézanne e Sisley documentano scene di vita quotidiana: passeggiate sulla spiaggia, cavalli in movimento, ritratti di persone comuni, opere immediate e non celebrative, espressione di una nuova sensibilità visiva. Dipinti come Donna in poltrona di Renoir, scelto come visual della mostra, o Bagnanti di Cézanne raccontano la frattura con l’accademia e l’urgenza di una pittura en plein air, sensoriale e mobile.

Da qui si apre la stagione Postimpressionista, quando la verità della percezione si fa costruzione mentale. Van Gogh, con la sua pennellata emotiva e Cézanne, con la tensione volumetrica delle sue vedute, rappresentano due visioni divergenti e complementari: l’arte come espressione interiore e l’arte come costruzione geometrica della forma.

Impressionismo e oltre, Museo dell'Ara Pacis, Roma, 2025 - 2026, Installation view. Photo © Monkeys Video Lab
Impressionismo e oltre, Museo dell’Ara Pacis, Roma, 2025 – 2026, Installation view. Photo © Monkeys Video Lab

Il Novecento prende forma: Matisse, Picasso e la ridefinizione della pittura

La sezione dedicata alle Avanguardie segue l’evoluzione della pittura europea nella capitale francese dei primi decenni del Novecento. Le sei opere di Picasso offrono una panoramica efficace della sua ricerca: dalle atmosfere sospese del periodo rosa alla scomposizione cubista, fino ai ritratti degli Anni Venti, nei quali la forma viene reinterpretata attraverso nuove modalità di costruzione visiva. I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, mostrano invece un progressivo ampliamento del ruolo del colore, impiegato come elemento autonomo capace di definire spazio e intensità emotiva.

Accanto a loro le opere di María Blanchard (unica artista donna presente nella selezione del DIA) e Juan Gris evidenziano le varie declinazioni del linguaggio cubista, mentre Modigliani e Soutine rappresentano un ulteriore percorso artistico. Modigliani indaga la figura umana e le sue sfumature emotive, mentre Soutine trasfigura i soggetti delle sue opere con pennellate dense e nervose.

Impressionismo e oltre, Museo dell'Ara Pacis, Roma, 2025 - 2026, Installation view. Photo © Monkeys Video Lab
Impressionismo e oltre, Museo dell’Ara Pacis, Roma, 2025 – 2026, Installation view. Photo © Monkeys Video Lab

L’eredità tedesca: il colore come vertigine

La sezione finale accompagna il visitatore attraverso le molteplici sfaccettature dell’Espressionismo, cuore delle collezioni del DIA. Le tele dei movimenti d’anteguerra, come Die Brücke e Blaue Reiter, con Kandinsky, Pechstein e Feininger, mostrano un mondo in fermento, dove colore e forma diventano nuovi strumenti di sperimentazione. Più avanti, le opere del dopoguerra – Nolde, Kokoschka e Beckmann – restituiscono l’intensità e l’incertezza di un continente segnato dalla sconfitta, elaborando una pittura che trasmette la profondità emotiva e spirituale del tempo.

Nel suo insieme, Impressionismo e oltre mostra come il Detroit Institute of Arts abbia saputo raccogliere, fin dagli Anni Venti, le molte voci della modernità europea, grazie al direttore Wilhelm R. Valentiner, in carica tra il 1924 e il 1945 e al sostegno di importanti mecenati.

Come sottolinea Salvador Salort-Pons attuale direttore del DIA: “la mostra ripercorre l’evoluzione dell’arte moderna, dalla nascita dell’Impressionismo al Cubismo, dal Fauvismo, all’Espressionismo. Esporre questi capolavori qui, permette di rinnovare un dialogo transatlantico fondato sulla collaborazione e sulla fiducia reciproca”. Un’occasione per il Museo dell’Ara Pacis di ripensare la modernità con un nuovo sguardo, celebrando la capacità dell’arte di unire luoghi, tempi e comunità.

Gaia Rotili

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