Al Padiglione del Giappone della Biennale di Venezia vi affidano una bambola da accudire

Secondo la visione dell'artista queer Ei Arakawa-Nash ciascun visitatore del Padiglione deve cambiare i pannolini di una delle 200 bambole disponibili. E attivando un codice QR c'è una "poesia del pannolino" per ciascuna di loro

Il Padiglione del Giappone alla Biennale Arte di Venezia aspetta solo voi per essere attivato. Il percorso immersivo della mostra Grass Babies, Moon Babies dell’artista nippo-americano Ei Arakawa-Nash (Iwaki, 1977) è infatti proposto nell’ottica di creazione di uno spazio condiviso e interattivo, dove sperimentare gesti di cura. Come? Accudendo delle bambole.

Come si attiva il Padiglione del Giappone alla Biennale Arte 2026

Tutto il Padiglione è orientato a sfumare i confini tra vita privata e performance pubblica. Al suo interno, i visitatori sono invitati a tenere in braccio e portare in giro una di 200 bambole disponibili. Attivando il codice QR associato alle bambole viene anche fornita a ciascun visitatore una “poesia del pannolino” coordinata con la data di “nascita” della bambola assegnata. Queste date non sono casuali, ma dei simboli che evocano sia le esperienze personali dell’artista, diventato padre nel 2024, sia le dinamiche sociali che stanno attraversando il Giappone. Per Arakawa-Nash, artista giapponese ma basato a Los Angeles, la cura è tanto pratica emotiva quanto un lavoro, spesso invisibile e storicamente connotato dal genere. In parole povere, è un non-lavoro da donne.

Il Padiglione del Giappone a Venezia di Ei Arakawa-Nash
Il Padiglione del Giappone a Venezia di Ei Arakawa-Nash

Sette mesi con il progetto di Ei Arakawa-Nash al Padiglione del Giappone

Curata da Lisa Horikawa, curatrice senior e direttrice della National Gallery di Singapore, e  Mizuki Takahashi, direttore esecutivo e curatore capo del Centre for Heritage, Arts and Textile di Hong Kong, la personale si sviluppa nell’arco dei sette mesi della Biennale Arte come una piattaforma in continua evoluzione attraverso la partecipazione di visitatori e collaboratori.

Il Padiglione nazionale come spazio per la cooperazione con Arakawa-Nash

La prospettiva diasporica e queer di Arakawa-Nash, noto per la sua arte partecipativa, privilegia la collaborazione e la molteplicità di contributi piuttosto che la rappresentazione singolare. La tradizione a cui si ricollega è quella di movimenti storici come Gutai, Fluxus e l’Azionismo viennese: celebre la sua installazione interattiva Mega Please Draw Freely, tenuta alla Turbine Hall della Tate Modern nel 2021 (che quest’estate tornerà alla Haus der Kunst di Monaco dentro la mostra For Children. Art Stories since 1968).
Una prospettiva che oggi amplia la cornice del Padiglione nazionale attraverso una costellazione di voci e pratiche che includono musei (come il Getty di Los Angeles e i Giardini Noguchi di New York), ma anche università (come la Ca’ Foscari), studi di architettura e collettivi artistici.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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