La Biennale di Venezia più pazza di sempre: a una settimana dall’apertura si dimette la giuria (I Leoni li deciderà il pubblico!)
Le giurate dopo aver dichiarato che avrebbero escluso dai premi Russia e Israele si dimettono in blocco. E la Fondazione Biennale decide che i premi li assegnerà il pubblico dei visitatori votando: cerimonia di premiazione il 22 novembre
La notizia arriva secca a una settimana dall’apertura e il contesto la rende tutt’altro che ordinaria: si è dimessa in blocco la giuria internazionale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. A comunicarlo è la Fondazione stessa, all’indomani della visita degli ispettori spediti dal Ministero della Cultura. Un epilogo che, più che chiudere una crisi, sembra certificare la perdita di controllo di una delle istituzioni culturali più influenti al mondo: dire che a questo giro ne abbiamo viste di tutti i colori è dire poco.
Si dimette la giuria della Biennale Arte 2026
Per capire la portata della vicenda bisogna tornare indietro di qualche mese ed elencare tutti gli episodi di queta soap opera. Lo abbiamo fatto in passato sebbene la lista continui ad allungarsi: scontri tra il Ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, richieste di dimissioni di membri del CdA, scontri con l’Unione Europea. Il tutto soprattutto a causa della partecipazione della Russia: difesa da Buttafuoco e osteggiata da Giuli. Se la Russia – in pieno stile putiniano – era intenzionata a terremotare la Biennale beh ci è riuscita ancora prima dell’inizio della manifestazione. E poi c’è anche il caso Israele, altro paese intenzionato a tornare in mostra benché inviso a molti per la violenta guerra alla Palestina. E che dire degli Stati Uniti di Trump? Insomma nei mesi passati ce n’è stata una a settimana, almeno.
La prima posizione della giuria della Biennale Arte 2026
È in questo contesto che interviene una decisione più controversa: qualche giorno fa la giuria internazionale – presieduta da Solange Oliveira Farkas e composta da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi – annuncia pubblicamente che non prenderà in considerazione per i premi quei Paesi i cui leader siano accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale. La conseguenza è immediata: Russia e Israele esclusi dalla competizione per i Leoni. Ma è proprio qui che si apre il nodo più problematico. Se la Biennale aveva scelto, pur tra molte contraddizioni, di mantenere aperta la partecipazione di Russia e Israele, accettare senza reazioni la loro esclusione dai premi produce un cortocircuito evidente.
Come leggere le dimissioni della giuria della Biennale Arte 2026
Evidentemente una certa pressione da parte della Biennale sulla sua giuria invece c’è stata visto che dopo un incontro con Buttafuoco le giurate si sono dimesse in blocco. Complice forse anche la pubblicizzatissima telefonata del ministro Giuli all’artista israeliano escluso dai premi, episodio che aveva ulteriormente politicizzato la vicenda. Resta però una questione più tecnica. La giuria ha rivendicato un principio etico, ma nel farlo ha dichiarato implicitamente di operare al di fuori del regolamento in nome del quale era stata incaricata. E qui il problema non è più solo politico, ma probabilmente amministrativo. In questo senso, le dimissioni appaiono meno come un gesto autonomo e più come una conseguenza inevitabile. Se una giuria afferma deliberatamente di operare fuori dal regolamento, la questione non riguarda la legittimità delle opinioni espresse, ma il perimetro delle funzioni. Da qui una posizione netta: una giuria in queste condizioni avrebbe dovuto essere rimossa direttamente dalla Fondazione, più che dimettersi. La crisi della Biennale 2026 non è dunque solo una somma di incidenti, ma il segnale di una perdita di equilibrio. Da un lato un ministero che interviene apertamente, dall’altro una presidenza che rivendica indipendenza, nel mezzo una giuria che trasforma un mandato tecnico in una performance ideologica.
La nota del Ministero della Cultura
“Non è, e non è mai stato nelle intenzioni del Ministero della Cultura commissariare il presidente della Biennale di Venezia. Il MiC si è limitato a chiedere e ottenere documenti amministrativi da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Federazione russa. Quanto alle dimissioni della giuria internazionale della Biennale, esse sono state apprese dal MiC dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale di Venezia. Il Ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l’identità di vedute con il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”.
Come si assegneranno i Leoni d’Oro?
Il risultato è un’istituzione che, a pochi giorni dall’apertura, si trova senza uno dei suoi organi fondamentali e nell’impossibilità di assegnare i Leoni d’Oro che, a differenza di come succede sempre, non saranno annunciati nei primi giorni di mostra. La cerimonia infatti sarà rifissata per il 22 novembre 2026. “In considerazione delle dimissioni della Giuria e della situazione internazionale” dice la Fondazione Biennale “le premiazioni si svolgeranno l’ultimo giorno di apertura della mostra come già avvenuto nel 2021 per la Biennale d’Architettura in tempo di Covid“. In questo quadro la Biennale ha deciso di istituire i “Leoni dei Visitatori” da attribuire al Miglior Artista Partecipante alla Mostra Internazionale e alla Migliore Partecipazione Nazionale. Okkay ma i visitatori come voteranno? Per ora sono queste le informazioni, sembra uno scherzo ma è tutto vero: “i titolari di biglietto che avranno visitato le due sedi di mostra nell’arco temporale dell’apertura della 61. Esposizione, dal 9 maggio al 22 novembre. La visita delle due sedi sarà comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria. Il titolare del biglietto potrà esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi, in un’unica sessione”. Come il Festival di Sanremo ai tempi del Totip, senza neppure un contributo di una qualche “giuria tecnica”. Amen. E tanto per farci capire che il nodo era quello della presa di posizione della Giuria, la Biennale precisa che “Al Leone dei Visitatori per la migliore Partecipazione Nazionale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti alla 61. Esposizione, come da lista ufficiale, seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti. Ciò in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica“. Al di là di ogni considerazione, una Biennale che resterà nella storia…
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