Leoni d’Oro della Biennale votati dal pubblico? 7 motivi per cui non possono funzionare
La Biennale di Venezia ha reagito alle clamorose dimissioni della Giuria Internazionale incaricata di assegnare i Leoni d'Oro con l'invenzione dei Leoni dei Visitatori. Ma i dubbi sul funzionamento di questa nuova modalità non sono pochi
Lo scorso giovedì 30 aprile 2026 la Giuria Internazionale della Biennale d’Arte di Venezia si è dimessa in blocco. La Fondazione Biennale avrebbe potuto reagire in tanti modi: approntare una nuova giuria ad esempio, oppure annunciare la non assegnazione dei premi per questa edizione. Invece in maniera piuttosto pittoresca si è proclamata in fretta e furia la nascita di un nuovo istituto, i Leoni dei Visitatori. Ma un istituto nuovo, al di là del giudizio che si può dare sullo stesso, ha bisogno di tempo per essere congegnato, non solo di qualche ora rocambolesca durante un’emergenza in un giorno prefestivo…
E invece la Biennale ha fatto seguito al comunicato ufficiale delle dimissioni della giuria con un altro comunicato in cui dopo poche ore spiegava che i Leoni per il miglior artista e la miglior partecipazione nazionale li avrebbero assegnati i visitatori paganti, votando. Il tutto avverrà grazie a un sistema di tracciamento dei biglietti atto a certificare l’effettivo passaggio del visitatore nelle due sedi principali della rassegna, ai Giardini e all’Arsenale. Dopo un paio di giorni (e a solo una settimana dall’apertura al pubblico della mostra, e dunque dalla presunta apertura delle votazioni) nessun altro dettaglio è stato diramato. E così restano sospesi tutti i dubbi sull’effettivo funzionamento di questo meccanismo. Proviamo a elencarli.
1. COME SI VOTA?
La prima domanda è questa. Mettere su sistemi efficaci, comprensibili, semplici anche per un pubblico più in là con gli anni, stabili, robusti dal punto di vista delle violazioni e degli hacker non è affatto semplice. La Biennale riuscirà a progettare e pubblicare un tool di voting in così breve tempo? E i costi di queste piattaforme – non di poco conto – sono stati conteggiati?
2. IL 22 NOVEMBRE È TROPPO PRESTO PER AVERE TUTTI I VOTI
L’annuncio della Biennale su questo è stato chiaro: la cerimonia di assegnazione dei Leoni non avverrà il 9 maggio come previsto bensì il 22 novembre, ovvero l’ultimo giorno di apertura della Biennale. Bene, ma il 22 novembre la mostra sarà ancora aperta per tutta la giornata. Bisognerebbe lasciare anche ai visitatori dell’ultimo giorno (migliaia di persone) la possibilità di completare la visita e votare con calma. Effettuando la premiazione il 22 (presumibilmente al mattino) si tengono fuori tutta una serie di visitatori, cosa molto rischiosa dal punto di vista degli eventuali ricorsi se tra il primo e il secondo posto ci saranno pochi voti di scarto ad esempio. E poi cosa si dovrà fare, spiegare ai visitatori (paganti) dell’ultimo giorno che il loro voto non varrà nulla? O magari annunciare uno “stop al televoto” qualche giorno prima dell’effettiva chiusura?
3. PARITÀ DI TRATTAMENTO PER TUTTI I PARTECIPANTI?
In maniera un po’ retorica il comunicato ufficiale della Biennale circa la nascita dei Leoni dei Visitatori spiega che la scelta è avvenuta “seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti. Ciò in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica“. Bene, ma come si sposa questo aspetto col fatto che il Padiglione Russia sarà aperto solo per i giorni dell’inaugurazione e poi chiuderà nei giorni di apertura al pubblico. Abbiamo armato tutta questa tarantella per dare pari opportunità alla Russia la quale però non potrà venire votata neppure dal pubblico?
4. CHI ANDRÀ DAVVERO A VEDERE TUTTI I PADIGLIONI NAZIONALI?
La questione più grave però riguarda le Partecipazioni Nazionali. Come lavora tradizionalmente la Giuria Internazionale? Nei giorni dell’apertura (quelli che precedono la premiazione) i giurati vengono condotti passo passo a visitare tutti (tutti) i padiglioni nazionali. Sia quelli più facili da raggiungere (ai Giardini, nelle sedi storiche, o quelli ricavati all’Arsenale come quello italiano ad esempio) sia quelli collocati in posti remoti della città, sulle isole della Laguna e nei vari Sestieri tra campi e calli. Infatti nelle ultime edizioni una buona quota dei Leoni d’Oro per la Migliore Partecipazione sono stati assegnati a Padiglioni allestiti in luoghi scomodi e distanti come nel 2019 con l’indimenticabile partecipazione della Lituania o nel 2013 con l’Angola o nel 2015 con l’Armenia allestita nell’isoletta di San Lazzaro.
La verità è che tra distanze, code, orari di apertura e articolata logistica veneziana, per vedere davvero tutti i padiglioni occorrono almeno tre giorni di ‘lavoro’ senza distrazioni: è facile dunque desumere che nessun visitatore vedrà tutti i padiglioni e che i padiglioni più difficili da raggiungere (ma magari meritevoli di essere premiati e valutati) non otterranno voti risultando ingiustamente sfavoriti. Tra l’altro questi padiglioni sono tutti ad ingresso gratuito e non c’è alcun sistema di tracciamento. Dov’è dunque la “parità di trattamento tra tutti i partecipanti”?
5. CI SARÀ CHI VOTA SENZA VEDERE?
L’unico sistema di tracciamento dei visitatori – lo dice la Biennale stessa nell’unico suo comunicato – sarà l’accesso dai gate dei Giardini e dell’Arsenale. Lì effettivamente c’è un rigido controllo dei biglietti. Bene, ma poi? Cosa vieta ad un visitatore di entrare ai Giardini, visitare due padiglioni, e poi votare a casaccio per un terzo senza neppure averlo visto? Sapete perché il televoto di alcune trasmissioni (Sanremo in primis) è costituito da un sms a pagamento? Perché secondo studi di sociologia questa cosa rafforza l’appartenenza e l’autorevolezza del voto diminuendo a quote fisiologiche la percentuale di voti dati a caso e senza pensiero.
6. E IL LEONE D’ARGENTO?
Nella fretta di mettere la toppa alle dimissioni della giuria si è probabilmente dimenticata la presenza del Leone d’Argento che viene tradizionalmente assegnato alla partecipazione giovane. Curioso, perché tra tutto questo caos sarebbe stata forse la cosa più facile da ricavare: basterebbe – computati tutti i voti dei visitatori – individuare il più alto in classifica tra gli artisti giovani che partecipano alla Mostra Internazionale e il gioco è fatto. Altro aspetto che si può correggere facilmente.
7. ITALIA INGIUSTAMENTE FAVORITA CON GRANDE RISCHIO IMBARAZZO
Come alcuni di voi sapranno, la Biennale d’Arte di Venezia si svolge ogni due anni in Italia. Ecco. Ne deriva che dei tanti visitatori paganti della mostra (la scorsa edizione fu da record: 700mila biglietti staccati) la percentuale di gran lunga maggioritaria è rappresentata dagli italiani: nel 2024 furono il 41%. Da questo deriva che – in uno scenario di giuria popolare – l’Italia risulta largamente favorita dal voto. Ora pensate un attimo che livello di imbarazzo ci potrebbe essere se il Padiglione Italiano vincesse il Leone in questa circostanza. Peggio che essere ripescati ai Mondiali di pallone a causa del ritiro dell’Iran…
Una soluzione che suggeriamo alla Biennale per sistemare questo punto? Divieto per il visitatore votante di votare il proprio Paese, ed ecco disinnescato il rischio sciovinismo biennalesco.
Se vuoi fare come Sanremo devi avere gli strumenti di Sanremo
Insomma, noi per primi lo scorso giovedì abbiamo un po’ maramaldeggiato dicendo che la Biennale dava il voto al pubblico come il Festival di Sanremo. Già, ma Sanremo è dotato di potentissime piattaforme di votazione ed è abituato a gestire contestazioni, ricorsi e rivalse grazie al controllo di fior di notai e assistenza di fior di studi legali. La Biennale sarà in grado di fronteggiare una situazione similare o si è infilata da sola in un vicolo cieco poco gestibile? Intendiamoci, la trovata del presidente Buttafuoco di coinvolgere il pubblico rendendo la liturgia della visita alla Biennale più interattiva non è necessariamente da additare, anzi, ma forse aveva bisogno di una messa a punto più seria. Magari in vista della prossima edizione piuttosto che un inserimento in emergenza già da questa.
“Sarà una Biennale autonoma e democratica. Trovo geniale l’idea di assegnare i Leoni alla fine della rassegna e farli scegliere ai visitatori. Meglio di così non poteva andare“, ha risposto il vicepremier Matteo Salvini alle domande di un giornalista a margine di una conferenza stampa. Geniale, e se lo dice lui…
Massimiliano Tonelli
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