Il Marocco è per la prima volta con un Padiglione alla Biennale d’Arte di Venezia. L’omaggio alla tessitura di Amina Agueznay
Alle Artiglierie dell’Arsenale, la prima partecipazione del Regno del Marocco alla Biennale è un omaggio alla trasmissione dell’artigianato tradizionale attraverso l’installazione monumentale di Amina Agueznay
Alla sua prima partecipazione ufficiale alla Biennale Arte di Venezia, il Marocco si presenta con un’installazione monumentale che esplora la trasmissione dell’artigianato tradizionale e della memoria condivisa, in coerenza con il tema della 61. Esposizione Internazionale d’Arte, In Minor Keys.
La tessitura rituale nel Padiglione del Marocco alla Biennale Arte 2026
A rappresentare il regno nordafricano è Amina Agueznay (Casablanca, 1963), che rivestirà il Padiglione nazionale curato da Meriem Berrada (nel 2016 ha seguito la creazione del museo MACAAL di Marrakech, dove continua a svolgere il ruolo di direttrice artistica) con i pannelli cuciti di Asǝṭṭa, progetto site-specific concepito appositamente per lo spazio alle Artiglierie dell’Arsenale.
Asǝṭṭa è un termine che in lingua Amazigh indica la tessitura rituale e riflette il legame con la terra, i gesti e le voci che plasmano e mantengono vive le tradizioni artigianali del Marocco, ponendo quindi l’accento su pratiche silenziose tramandate di mano in mano. E l’installazione di Agueznay vuole essere un inno al patrimonio condiviso come “sostanza viva”, valorizzato dall’innovazione costante.

La ricerca di Amina Agueznay in dialogo con le comunità artigiane del Marocco
Da oltre vent’anni, infatti, Amina Agueznay sviluppa una ricerca profondamente radicata nei saperi e nelle pratiche vernacolari marocchine. Con una formazione in architettura, concepisce le sue opere come spazi da abitare, calibrando con attenzione scala, ritmo e materiali in relazione ai luoghi. Attraverso workshop, residenze e progetti in situ per tutto il Regno, l’artista lavora a stretto contatto con le comunità locali: filatrici, ricamatrici, cestai, orafi, apprendisti, maestri artigiani e responsabili di laboratorio.
A Venezia, questa ricerca si traduce nell’installazione che, rivestendo di una seconda pelle ricamata i 300 metri quadri a disposizione, indaga il concetto di soglia – la âatba – proponendo una scenografia da attraversare: nel passaggio tra interno ed esterno, privato e pubblico, sacro e profano, al centro dell’architettura vernacolare marocchina.
L’identità culturale del Marocco a confronto con la scena artistica internazionale
“La creazione artigianale non viene mai feticizzata ma attivata come linguaggio, come pensiero in azione” sottolinea la curatrice del Padiglione “Un’archeologia vivente dei gesti, trasmessi, trasformati ed esaltati, che continuano a generare nuove forme a partire dall’eredità ancestrale; un segno di riconoscimento per coloro che, in minor key, contribuiscono alla bellezza del mondo”.
Nel contesto della prima partecipazione del Marocco alla Biennale, concertata dal Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, un progetto di questo tipo è funzionale a proiettare l’arte marocchina sulla scena internazionale, a confronto con le dinamiche artistiche contemporanee senza perdere il contatto con le specificità culturali del Paese.
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