È nato un Osservatorio permanente sui prestiti di opere d’arte e beni culturali. I dati della ricerca
Poca trasparenza sui dati e scarsa valorizzazione dei prestiti in chiave economica. Questo è il quadro della ricerca presentata a Firenze e condotta da Guido Guerzoni su un campione di 60 musei tra italiani e internazionali
Forse è un caso, o forse no, ma la prima presentazione dell’Osservatorio permanente sui prestiti di beni culturali, avvenuta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio di Firenze, cuore del Rinascimento italiano, avviene in un momento caldo per i beni culturali in Italia. Avviene, ad esempio, mentre viene approvata in via definitiva al Senato la proposta di legge in materia di Modifiche al Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, concernente la valorizzazione sussidiaria dei beni culturali e l’istituzione del circuito “Italia in scena”, con missione istituzionale di Federico Mollicone (presidente della Commissione Cultura della Camera) al Tefaf di Maastricht per “illustrare ai direttori delle maggiori istituzioni mondiali e ai galleristi l’impatto delle recenti riforme legislative italiane e l’approvazione della legge “Italia in Scena”, che introduce una visione sussidiaria nel Codice dei beni culturali per semplificare la circolazione delle opere e valorizzare il ruolo dei privati”, si legge sui social del deputato. Avviene anche dopo acquisizioni significative da parte del MIC, come il Caravaggio per Palazzo Barberini.
La ricerca di Save the Artistic Heritage
Certamente avviene dopo un anno di lavoro: l’Osservatorio, promosso da Save the Artistic Heritage e dai Musei Civici Fiorentini (moderatore della prima parte della giornata è infatti il direttore Carlo Francini), è curato da Guido Guerzoni con la partnership di Formules srl. Intervistando 60 musei di cui 40 italiani e 20 internazionali, il gruppo di lavoro coordinato dal manager, progettista e docente universitario nato a Novara nel 1967 ha realizzato “la prima ricerca italiana dedicata ai temi della circolazione nazionale e internazionale dei beni culturali ai fini espositivi e alle relative buone pratiche nazionali e internazionali, per identificare delle linee guida, migliorare le strategie di valorizzazione e incrementare le collaborazioni istituzionali”. Il panorama che è emerge è ricco e articolato. Secondo i dati Unesco sono, a più livelli, circa 104.000 i Musei nel mondo con una crescita esponenziale dagli Anni Cinquanta ad oggi, mentre il numero delle mostre temporanee e degli spazi espositivi resta ignoto.
I dati della ricerca
Crescono i musei, crescono le mostre, crescono i prestiti. Secondo Teo Exhibitions (indagine condotta nel 2024-2025 su un campione di 137 istituzioni attive nel settore delle mostre itineranti in tutto il mondo), “nel 2025 l’81% delle istituzioni ha noleggiato e il 59% prestato 1-3 mostre itineranti l’anno, con una netta crescita rispetto al 2021, in particolare tra chi supera le 5 mostre prestate annualmente”. Ma come avvengono questi prestiti? Ci sono delle linee guida standardizzate nel territorio nazionale in termini di strategie, organizzazione e criteri decisionali? C’è trasparenza nelle procedure amministrative? È un territorio che presenta delle opportunità? “Con l’Osservatorio sui prestiti spiega Mario Cristiani, presidente di Save The Artistic Heritage e tra i fondatori di Galleria Continua a San Gimignano, “vogliamo contribuire a costruire maggiore consapevolezza attorno alla circolazione delle opere e al ruolo dei musei oggi. Il nostro impegno è affiancare le istituzioni culturali, i curatori e i conservatori del patrimonio artistico, con strumenti concreti, capaci di coniugare tutela, innovazione e sostenibilità. Le edizioni digitali certificate rappresentano in questo senso una risposta: non copie, ma edizioni controllate dell’opera, che ne preservano l’integrità e rafforzano il rapporto tra l’artista, la sua opera originale e il pubblico, contrastando le derive di un sistema sempre più esposto a manipolazioni e perdita di valore”.
La scarsa trasparenza delle informazioni
La ricerca, che analizza il quadro normativo nazionale, presenta inoltre una ricognizione delle normative che regolano i prestiti di opere d’arte e beni culturali per finalità espositive in Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. È stata inoltre condotta su un campione di musei italiani medio-grandi, con uno staff di circa 50 persone e un budget di 4,14 milioni di euro (contro i 298 dipendenti e i 39,7 milioni degli omologhi stranieri) evidenziando la scarsa trasparenza nella gestione e pubblicazione dei dati relativi ai prestiti, a fronte di una grande circolazione di opere d’arte italiane all’estero. “Non esiste”, si legge, “un sistema centralizzato di monitoraggio né un dato aggregato sui prestiti; le informazioni disponibili risultano spesso disomogenee e difficilmente accessibili”.
Il questionario condotto dall’Osservatorio
Anche il tasso di risposta alla ricerca dell’Osservatorio evidenzia questo aspetto: su un campione selezionato di 430 musei il tasso risposta nel nostro Paese è stato del 14,7%. Tra i rispondenti in Italia emerge in maniera significativa la presenza vitale di musei d’arte o luoghi spesso dedicati all’arte contemporanea (Forte di Bard, Galleria d’Arte Moderna di Milano, MAN di Nuoro, GAMeC, MAMbo, tra gli altri), con una forbice ampia ed eterogenea a livello di governance e una prevalenza in termini di provenienza (Nord, Nord-Ovest Italia); circa 400.000 sono i visitatori annui, con ricavi per 4,2 mln di euro e costi per 3,3 milioni di euro. Mentre tra gli internazionali figurano il Rijksmuseum e il Van Gogh Museum di Amsterdam, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di NY. L’89,5 % è in Europa, il 73,7% è composto da musei pubblici, con 800mila visitatori annui, ricavi medi di 43,2 mln di euro e costi sui 44,7 milioni di euro.
L’organizzazione dei musei e la valorizzazione economica dei prestiti
Solo il 44% dei musei italiani, inoltre, ha uno staff dedicato alla gestione dei prestiti ed è evidente una scarsa valorizzazione economica dell’attività con ricavi medi per il nostro Paese di 28.000 euro annui (è chiaro che è una cifra che mette insieme realtà di ampia portata con i piccolissimi musei) contro una media di 95.000 per le realtà straniere: più del triplo. Le liste di beni inamovibili sono più frequenti nei casi italiani che all’estero, soprattutto per ragioni legate alla fragilità e a questioni conservative. I criteri per concedere un prestito, che il più delle volte ha esito positivo sono molteplici: l’azienda che si occupa della movimentazione delle opere, la natura giuridica dell’ente richiedete, la qualità del progetto culturale e naturalmente l’importanza delle scelte della direzione che restano le figure apicali nel processo decisionale in questo frangente. Se in Italia i prestiti a titolo gratuito restano ancora molto diffusi contro la scelta degli omologhi stranieri richiedono una fee di copertura dei costi amministrativi o un diritto di prestito. La ricerca evidenzia come una valorizzazione in chiave economica di queste attività potrebbe addirittura quintuplicare le entrate per le istituzioni italiane, aprendo un nuovo possibile settore di sostenibilità per i musei e le attività culturali del nostro Paese. Naturalmente guardando alle buone pratiche (anche dall’estero).
Santa Nastro
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