Pistoletto e il Terzo Paradiso atterrano a San Gimignano

Abbiamo incontrato Michelangelo Pistoletto nel corso della sua mostra alla Galleria Continua di San Gimignano che prosegue fino al 7 gennaio. Fresco dell’Imperial Prize, ci ha raccontato un pezzo del suo percorso, la sua evoluzione e la mostra toscana.

Michelangelo Pistoletto, Rebirth-day.org, 2013, inchiostro su specchio courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Le Moulin - photo Ela Bialkowska, Okno Studio

Partiamo con l’Imperial Prize per la Pittura che hai da poco vinto.
Credo sia un riconoscimento alla mia attività nel complesso, dalla ricerca che inizia negli Anni Cinquanta sulla pittura, che mi ha portato alle tele specchianti del 1962, realizzate sostituendo lo specchio alla tela. Queste hanno aperto il quadro alla partecipazione diretta del pubblico e per conseguenza alla diretta interazione fra arte e società che prosegue tuttora. Con l’apertura dell’atelier personale alla partecipazione creativa di artisti provenienti da diverse discipline artistiche sono giunto al diretto coinvolgimento dell’arte nei diversi settori del tessuto sociale.

La pittura si apre così all’azione, alla performance. Tu sei anche un agitatore…
Nel 1967 ho divulgato un manifesto che dava inizio alla collaborazione interdisciplinare unendo la musica alla poesia, il cinema alla performance e portava a una compartecipazione che via via si è sviluppata. Siamo usciti in strada e insieme abbiamo avviato attività performative fuori dai luoghi convenzionali dell’arte, nelle strade, nelle piazze, nei negozi, nei siti più diversi, cercando di connettere le espressioni artistiche nel flusso della vita civile. Quelle esperienze hanno portato alla nascita di Cittadellarte a Biella. Un’istituzione dedicata all’interazione artistica con contesti politici, economici, spirituali, educativi, produttivi e comportamentali. Il tutto indirizzato verso lo sviluppo dell’eco-sostenibilità. Una proiezione tesa verso il futuro che è divenuta un nuovo progetto, quello del Terzo Paradiso. Ho disegnato un simbolo che rappresenta l’incontro energetico e produttivo delle opposte polarità. Ho aggiunto un terzo cerchio trai due che rappresentano il segno matematico dell’infinito a significare la vita reale e fisica del finito, cioè della responsabilità umana.
Il Terzo Paradiso si sviluppa nella Cittadellarte ponendo l’arte al centro di una trasformazione responsabile della società. L’estetica si unisce all’etica producendo nuovi significati e indirizzi sia per l’arte che per la vita comune. Il Terzo Paradiso ci introduce in una nuova era in cui si congiungono e si fondono il primo paradiso, quello naturale, e il paradiso artificiale, creato dagli umani, che, unitamente al progresso moderno, porta la natura all’estremo degrado. I due anelli opposti del simbolo d’infinito rappresentano natura e artificio, quello centrale raffigura la congiunzione equilibrata dei due.

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso, 2003-13
, 346 piatti da batteria, coperchi, cm 120x640x1120 ca. - courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Le Moulin - photo Ela Bialkowska, Okno Studio
Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso, 2003-13
, 346 piatti da batteria, coperchi, cm 120x640x1120 ca. – courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Le Moulin – photo Ela Bialkowska, Okno Studio

Come nasce il binomio con la musica? In galleria abbiamo sentito i Bandao…
La musica è uno dei linguaggi dell’arte, forse il più comunicativo, il più diretto. La musica è sempre stata un collante sociale, ha attraversato tutte le culture, direi che porta al di là delle frontiere. La musica ha prodotto circolazioni e funzioni culturali nella storia della civiltà umana, è uno degli elementi di maggiore aggregazione, unisce le pulsioni del cervello a quelle corporali, delle antiche musiche tribali a quelle rock di oggi attraversando la classicità e il folklore.

Nella mostra da Continua l’opera “Il bacio al piede” sembra un po’ fuori dal coro.
Nessuna di queste opere è fuori dal coro. Tutte in effetti sono parte di un solo coro: le Cento mostre per il mese di ottobre, pensate nell’ottobre del 1976. Sono ricette di mostre che ho ideato in un mese. Esse si possono realizzare in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, alcune suonano forse più attuali di altre, ma per tutte la data è il 1976. Il bacio al piede ha un significato sociale in quanto tocca le abitudini delle persone nella società. Qui il mio specchio l’ho trasferito sull’unghia dell’alluce, in quanto la gente lucida il metallo con la propria bocca. C’è un fenomeno importantissimo nella società che è la ritualità. Inoltre Il bacio al piede non è rivolto a una persona santificata o a una reliquia, è rivolto all’atto rituale di per se stesso.

Ci sono alcune pitture antiche trattate con polvere di mica.
La mica io l’ho utilizzata nel ’65, nel gruppo di opere denominate Oggetti in meno. Ho realizzato un lavoro con le scaglie di un minerale denominato mica. Poi ho riutilizzato questo materiale perché mi interessa molto la sua luminescenza e la sua durata perenne. La mica non rispecchia l’immagine ma riflette la luce e procura un senso di piacere, di gioia, di vivacità quando viene applicata su una qualsiasi superfice. Stendendo la mica su dipinti del passato, anche di basso valore, questi acquistano una vitalità, si rinnovano, rinascono, e quindi possiamo guardare all’antico con l’occhio di oggi.

Michelangelo Pistoletto, Il bacio al piede, 1976
-2013, bronzo, marmo, cm 28x50x50 - Opera n°96 dal libro giallo ‘Cento mostre nel mese di ottobre', Torino 1976 - courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Le Moulin - photo Ela Bialkowska, Okno Studio
Michelangelo Pistoletto, Il bacio al piede, 1976
-2013, bronzo, marmo, cm 28x50x50 – Opera n°96 dal libro giallo ‘Cento mostre nel mese di ottobre’, Torino 1976 – courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Le Moulin – photo Ela Bialkowska, Okno Studio

L’installazione nello spazio torre, Camera ardente: parlacene.
La Camera ardente è un cubo che forma una piccola stanza, realizzato con pareti di materiale molto fragile e molto leggero, illuminato dall’interno e visto dell’esterno come un volume fosforescente. Dentro ci sono delle candele accese. Si potrebbe dire che è un luogo di meditazione. L’idea iniziale era quella di collocare al centro di questo cubo una sola candela, ma poi per attualizzare il lavoro ho posto sul pavimento un gruppo di candele formando il segno del Terzo Paradiso. Nella realizzazione tutti questi lavori sono infatti adattabili sia al luogo sia al tempo. Infatti, in Cento mostre l’ultima mostra è descritta così: “La mostra si realizza secondo l’ispirazione del luogo“.

La stanza con gli stracci, colorati e bianchi?
Gli stracci sono spesso presenti nel mio lavoro come residuo di vita vissuta.

Sono tutti puliti però, candidi e profumati.
Certo. In questa installazione, il cumulo di abiti multicolori è rappresentativo della molteplicità dei fatti della vita, dunque carico di vitalità e calore. Metà dell’opera è invece composta da panni incolori, cioè bianchi, che corrispondono al concetto di unicità e fissità come la scultura bianca nella Venere degli stracci, e anche all’idea di uniformità pittorica rappresentata dalla tela bianca messa a confronto con la molteplicità e mutabilità dei colori.

Per concludere tornerei al connubio con la musica. I Bandao li conoscevi già?
Sì, li conoscevo di nome. Mi è piaciuta molto la processione di avvicinamento al luogo espositivo che ha attraversato la città con grande lentezza e con la compattezza del suono ritmato che mi ha fatto pensare alle storiche parate cittadine che facevano risuonare le vie di San Gimignano. Questi muri portano ancora l’eco e la memoria di quei tambureggiamenti. Ho sentito questa performance come molto attuale e nello stesso tempo molto antica. Giunti all’interno della galleria, i quaranta batteristi hanno concluso la performance suonando 380 piatti musicali mescolati a coperchi da cucina disposti a formare il simbolo del Terzo Paradiso.

Michelangelo Pistoletto, Louvre (Prigione), 2013, serigrafia su acciaio inossidabile lucidato a specchio, cm 250x150 - courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Le Moulin - photo Ela Bialkowska, Okno Studio
Michelangelo Pistoletto, Louvre (Prigione), 2013, serigrafia su acciaio inossidabile lucidato a specchio, cm 250×150 – courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Le Moulin – photo Ela Bialkowska, Okno Studio

Parliamo dell’installazione in platea.
Sì, in questo lavoro il Terzo Paradiso richiama la musica, ma anche la partecipazione umana. Infatti i Bandao a conclusione del loro percorso musicale a hanno assunto essi stessi, suonando questi piatti, la forma del Terzo Paradiso.

Francesca Alix Nicoli

San Gimignano // fino al 7 gennaio 2014
Michelangelo Pistoletto
GALLERIA CONTINUA
Via del Castello 11
0577 943134
[email protected]
http://www.galleriacontinua.com/

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Francesca Alix Nicoli
Dopo gli studi classici Francesca Alix Nicoli si laurea in Storia della Filosofia e, di seguito, in Storia e Metodologia della Critica d’Arte. Le sue prime pubblicazioni vertono sul pensiero filosofico di David Hume nella produzione storiografica più recente, ed escono su riviste specialistiche universitarie. Nel 2004 dà alle stampe il primo libro di critica d’arte su “Le giuste premonizioni di Fausto Melotti”. Interrompe gli impegni universitari come assistente di cattedra di storia della filosofia all’Università degli Studi di Bologna e fa rientro a Carrara per prendere in mano la direzione dell’azienda di famiglia, gli Studi di Scultura Nicoli che operano dal 1835 in campo internazionale. Da allora opera con i maggiori artisti contemporanei come production manager. Suoi saggi specialistici sono apparsi in cataloghi e volumi collettanei di arte contemporanea ed approfondimento critico, ed è collaboratrice di numerose riviste di settore e magazines, fra le quali Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Segno. Presso Mimesis Editore nella collana Eterotopie è in corso di stampa il suo secondo libro “Giù le mani dalla modernità” la cui uscita è prevista per il settembre 2012.
  • Helmut

    Basta basta basta. Basta Pistoletto. Pistoletto basta.

    • marina urbach

      Cosa intende dire? Non e chiaro…

      • Helmut

        Intendo dire basta.

  • marina urbach

    Bellissimo! Grazie.

  • Bubble

    Piú gli anni passano e queste opere divenrano banali
    Se non c’é la capacitá di spremere le forme e la tecnica
    quello che rimane é il concetto ma ci si domanda se un semplice
    concetto basta. di conseguenza l’ammantare il concetto nudo
    con una teoria piú generale é un passo obbligato.
    Quando l’arte si riduce a dei contenuti pretesi
    diventa legittimo valutarne la consistenza artistica, dato
    che qui l’arte é manchevole da un bel pezzo.
    Non si puó non vedere tutti i limiti di una proposta
    generica che é solo una caricatura della politica
    e quel che rimane é un presenzialismo patetico e
    narcisista sorretto ahimé da una generosa galleria
    che nell’invecchiare rivela tutta l’ingenuitá che nella
    sua giovinezza poteva sembrare un destino evitabile.
    E poi gli imperi fanno ridere.

  • Si continua a sostenere ad oltranza un progetto estremamente fumoso, che nella migliore delle ipotesi è ingenuo: ormai è chiaro dopo le utopie del 900 che l’arte NON può cambiare il mondo in modo DIRETTO. E proprio la generazione di Pistoletto ha incassato un grande fallimento che oggi e domani i giovani hanno sulle spalle. Che poi Pistoletto abbia fatto una Fondazione dove attira borse di studio da migliaia di euro che poi NON reinveste adeguatamente su i giovani borsisti, complica ulteriormente le cose. E dimostra come le generazione di Pistoletto, la Democrazia Cristiana, abbia e stima succhiando linfa vitale a giovani che per parte loro non possono che essere deboli e arrendevolovi. Una generazione di giovani man-tenuta in ostaggio da un “paese per vecchi”. Se il sale di Wanna Marchi fosse stato venduto per cambiare il mondo? Ricordiamo, che era venduto per cambiare il proprio micro-mondo quotidiano.

    • Ciò non è propriamente vero: l’arte cambia il mondo in continuazione, a ogni momento e in modo diretto. Il motivo per cui sembra che non cambi mai nulla è dovuto all’equilibrio tra gli opposti: vi sono artisti (e non solo, ovviamente) che si battono per un ideale e altri per quello opposto.

  • Perché avete censurato il commento precedente? Solo perché vi era un link? Avete paura di chi ha commissionato l’articolo o della promozione gratuita? Come si fa a intavolare una discussione se si censurano i commenti indesiderati?

    Si trattava di un risposta al Terzo Paradiso di Pistoletto per mezzo di un’immagine.
    Riprovo omettendo il link, quindi cliccate il nome di questo commento per vedere la mia risposta al Terzo Paradiso: The Fourth Paradise, inchiostro su carta, 25x20cm.

  • Se io esco di casa e faccio un urlo, questo cambia il mondo quanto un’opera di Pistoletto, l’importante è averne consapevolezza. Pistoletto appartiene ad una tradizione sessantottina che da una parte ha fallito e che dall’altra ha agito nelle politica (vedi Beuys che consapevolmente contribuì a fondare il Partito dei Verdi in germania, che è ancora oggi incidente).

    L’opera di Pistoletto spesso non ha questa consapevolezza, ma gioca sulla retorica dell’arte impegnata politicamente e socialmente. Questa è una presa in giro, non tanto per le opere in sè (anche un urlo cambia il mondo) ma perchè si vogliono spacciare mele per pere…si vuole prendere in giro la platea. E gli esperti sono conniventi o se ne fregano….d’altronde per un pubblico disinteressato e superficiale basta la barba bianca e il panama bianco per credere a tutto…..la mostra al Louvre era terrificante.

    Ricordiamo anche che la Fondazione Pistoletto attira migliaia di euro che poi reinveste in minima parte su giovani borsisti che poi spariscono e si perdono…mentre Pistoletto continua a rivitalizzarsi….senza che le sue opere (a parte 2-3, ma in anni di lavoro è anche normale…) riescano a sostenere tutto il discorso sul Terzo Paradiso…ma su questo ho scritto moltissimo, e sembra che non importi nulla a nessuno….sky arte hd para todos!

    • (Inserisco ancora questa mia replica che è in attesa di moderazione dal 22 dicembre)

      @whitehouse

      Quelli sono aspetti materiali che non considero: vanno, vengono e sempre rimarranno tali. Parlavo dal punto di vista metafisico, filosofico. Il dibattito, la competizione, è nella mente e per il pensiero delle persone: modificando il modo di pensare delle persone, di vedere le cose, si ottiene un effettivo cambiamento nel mondo materiale, siccome il nostro agire è generato dal pensiero.
      Per questo motivo l’arte, la cultura in genere, il cinema, la musica, è un’arma potentissima per modificare la realtà, lo sappiamo bene, fin dall’invenzione della religione.

      Fai bene a dire che il tuo urlo cambia il mondo quanto un’opera di Pistoletto, perché è così, lo sarebbe, ma il tuo urlo lo leggo solo io qui, mentre l’idea di Pistoletto viene promossa con la grancassa. La differenza sta nell’accesso ai media, il quale è vincolato agli interessi socio-politico, ossia il messaggio dev’essere devotamente strumentale a qualche potere. Oppure si può acquistare visibilità con l’altra potentissima arma di controllo di massa: il denaro, ma con meno successo.

      Interessante il tuo blog.

  • @four paradise: sono d’accordo. Io non pretendo di distruggere pistoletto che mi sembra anche un signore simpatico. Ma denuncio la totale assenza e anonimato della critica nazionale e internazionale, per operazioni che se importassero oltre a 4 addetti ai lavori, potrebbero andare su Striscia La Notizia….

    L’impostazione di Pistoletto è fortemente legata e ARENATA negli anni 60….celebrarla oggi significa celebrare un fallimento parziale. Suona come una bella retorica presa in giro per i giovani. Gli stessi giovani borsisti che attirano denaro alla fondazione pistoletto e poi spariscono, senza aver investito e goduto del denaro che hanno attirato…

    Alcune poche opere di P. presentano una poetica, che peró ci dice solo una cosa e quindi quello che ci dice l’arte povera: rendere straordinari e intelligenti gli stracci, per sintetizzare.

    • Anche a me Pistoletto è simpatico e la sua arte povera (che a parte i soliti addetti ai lavori, per le masse significa “mobili in stile contadino”) è stata tra le mie ispirazioni.

      Ho visto la sua grande mostra al MAXXI incentrata proprio su quegli anni: sicuramente oggi potrà sembrare anacronistico o fallimentare, tanto che anche a me la mostra fece piuttosto pensare “povera arte…” perché come la stessa epoca non ha sortito il cambiamento auspicabile, ma ogni periodo in un dato luogo ha un suo messaggio e lo stesso generico concetto di arte povera era il messaggio. Perciò ne è stato celebrato il maggior rappresentante, che poi poteva essere chiunque altro fosse strumentale ai dettami citati nel precedente commento.

      • Pistoletto non è assolutamente il principale rappresentate dell’arte povera, ma solo quello più furbo, che ha fondato in tempi non sospetti, una fondazione capace di attirare i giovani intorno a fumosi progetti “sociali”. Questo ha dato linfa vitale a Pistoletto, mentre i borsisti passano e si perdono. Per ogni borsista vengono attirate molte migliaia di euro che vengono investite nelle residenze solo in minima parte….insomma furbo e dinamico.

        Dopo di chè TUTTO PUO’ ANDARE anche l’opera presentata a Edicola Notte (alcune vetrine di Roma sono molto più sofisticate e affascinanti, anche rispetto la poetica dell’arte povera) …ogni cosa che propone Pistoletto va ormai benissimo. Come se l’arte fosse una sorta di religione.

        Io riconosco il valore di quel linguaggio, ma Pistoletto sta francamente esagerando con tutta la retorica “salviamo il mondo” con il Terzo Paradiso. E chi oggi lo celebra dimostra di essere rimasto arenato negli anni 60…

        E dire che si potrebbe fare molto in termini costruttivi rispetto al lavoro di Pistoletto, forse presto lo riuscirò a incontrare pubblicamente e ne parleremo insieme.

        • Non sono così informato sulle vicissitudini dell’artista, siccome raramente mi interesso di cosa fanno gli altri (come in questo caso); quindi ai miei occhi, e sicuramente per effetto di quanto dici e della grancassa da me citata, Pistoletto rappresenta un elemento di spicco del movimento, o se non altro lo stereotipo.

          Per il resto, sono concorde che si tratta di un fallimento, generale, ma voluto; per questo ho replicato al suo concetto di Third Paradise col mio Fourth Paradise.

          Mi spiego: questo simbolo “pistolettiano” di “infinito con la pancia” è sempre una linea di delimitazione, fosse pure l’infinito classico o un semplice ovale, esso racchiude e imprigiona quanto circoscrive (significativo il video in cui bambini danzano dentro tale simbolo), come negli insiemi algebrici, e il gesto di circoscrivere dentro una linea è di per sé metafora perfetta di come si possano mantenere gli intelletti entro certi schemi. Come dicevo sopra, la guerra è nel pensiero e per il pensiero delle persone, ecco perché quella linea l’ho spezzata per liberare quanto vi era racchiuso, in modo che scelga se stare fuori o dentro.
          Una linea chiusa è di per sé simbolo di dualismo.

  • Angelov

    Il Terzo Paradiso sembra un marchio aziendale, vedi Brand Management su Wikipedia, cioè il marchio di fabbrica di un’ azienda, quella di Pistoletto.
    La cosa non dovrebbe scandalizzare più di tanto, visto che ormai tutti si muovono in un paesaggio costellato di marchi d’ogni genere.

    • Vale come per tutti gli artisti che cercano di essere riconoscibili utilizzando uno stile stereotipo o un logo, come le tag dei writer.

      Lo si può comprendere, in un mondo dove le masse sono affette dall’ipocondria più diffusa: la mancanza di tempo, che porta all’incapacità di approfondire e conoscere, al bisogno di pittogrammi invece che di spiegazioni, di essere istruiti piuttosto che di capire.

      Quindi anche per Pistoletto l’utilizzo di un simbolo riconoscibile è utilissimo, siccome si rivolge proprio alle masse. Sulla dottrina promossa con tale simbolo ci sarebbe poi da parlarne.

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