Criteri di visita nei musei? Analizzarli va bene, ma sempre adottando un’ampia prospettiva  

Analizzare il comportamento dei visitatori nei musei, è certamente utile, tuttavia, prima di trarre facili conclusioni, bisogna ricordare che, trattandosi di fruizione culturale, le variabili sono infinite, perché affidarsi a logica e razionalità va bene, ma sicuramente non è abbastanza

In un loro recente articolo Muggleton, Monteath e Yasser – membri di un noto team di ricerca interdisciplinare, specializzato nell’analisi del comportamento umano – analizzano il comportamento dei visitatori al British Museum, con lo scopo di identificare pattern omogenei, schemi di visita, come visite mirate, di lunga permanenza o “mordi e fuggi”.

Si tratta di attitudini che ben conosciamo, sia perché trattate dall’ormai copiosa letteratura sul tema, sia perché quando anche noi visitiamo un museo tendiamo ad assumere, sulla base di specifiche circostanze, un atteggiamento più riflessivo, o una modalità di visita più superficiale.

Ecco perché analizzare il comportamento dei visitatori nei musei

Perché allora è interessante approfondire i risultati di questo studio, e più in generale, di quelle ricerche che cercano di identificare dei profili comportamentali dei visitatori?
Per un motivo molto semplice: le variabili che spingono ciascuno a sviluppare una tipologia di fruizione più o meno approfondita sono troppo numerose per essere realmente semplificate all’interno di un framework codificato. Questo tipo di riflessione apre uno spiraglio importante: se la stessa persona può, a seconda delle circostanze, preferire differenti tipologie di fruizione, allora è chiaro che sviluppare strategie di “visita” basate sulle caratteristiche demografiche e anagrafiche non basta. È in questo “spettro d’azione” che ricerche e riflessioni spaziali e comportamentali possono creare un supporto importante nella comprensione dei flussi dei visitatori, sebbene tali indagini vadano inquadrate tenendo in considerazione lo scenario all’interno del quale tali ricerche si muovono.

L’analisi condotta dai tre studiosi sul comportamento dei visitatori nei musei

Ritornando all’articolo citato, ad esempio, l’analisi condotta attraverso audioguide su circa 43 mila percorsi, ha mostrato dei dati interessanti. Prima tra tutti una correlazione negativa tra distanza dal punto di partenza e numero di fruitori, che detto in termini più colloquiali significa che le sale più distanti dall’inizio della visita vengono fruite meno. Altro fattore rilevante è la presenza di “ostacoli”, quali ad esempio le “scale”, che le analisi dimostrano rappresentino un potenziale deterrente per molti visitatori. Si tratta di informazioni solide che, tuttavia, conducono gli autori a concludere che a spiegare la frequenza di fruizione di una sala incida maggiormente l’aspetto logistico rispetto a quello culturale. Affermazione che risulta invece meno solida sotto il profilo scientifico, perché lo stesso comportamento può dipendere da una serie di fattori non presi in considerazione, come la valenza culturale delle sale meno distanti dall’inizio del percorso.

Le infinite variabili che determinano i criteri di visita adottati dal pubblico nei musei

Ritornando all’approccio colloquiale, non è assolutamente detto, stanti i dati messi a disposizione dall’articolo, che le sale più distanti siano meno frequentate soltanto perché meno agevoli da raggiungere. A incidere sul risultato oltre alla dimensione logistica, potrebbero esserci l’attrattività culturale delle opere esposte o altri fattori ignorati, come il tempo trascorso prima di decidere se proseguire verso le sale più distanti e l’interesse culturale delle opere già viste.

Perché è pur sempre necessario ricordare che stiamo parlando di una fruizione culturale che, se condotta in modo attento, implica un costo cognitivo e, se tutto va bene, anche un’attivazione sensoriale ed emotiva importante. Condizioni che generano poi quella dimensione di “sazietà” intellettuale che porta alcuni a ritenersi soddisfatti del proprio percorso di visita, e che induceva Daverio a suggerire fruizioni mirate, rivolte a specifiche opere.

L’importanza di una visione ampia nell’analisi delle esperienze di fruizione culturale

Al di là dunque dei limiti metodologici, articoli di questo tipo sono rilevanti perché ci ricordano che l’approccio “demografico” di analisi dei visitatori può essere associato ad approcci più legati al comportamento effettivo; condizione notevolmente agevolata dall’utilizzo di tecnologie digitali sempre più frequentemente associate alle esperienze di visita.

Sono altresì importanti perché da queste analisi possono emergere spunti per la costruzione percorsi di visita che vadano oltre i must-visit del Museo, verso una “diversificazione dei flussi” sulla base di specifici interessi; magari associando una visione “a volo d’uccello sulla collezione” alla fruizione approfondita di un’opera, anche poco nota ma che se ben illustrata può appagare maggiormente il visitatore rispetto ad altre.

La necessità di ricordare che il comportamento dei visitatori può essere influenzato

Studi di questo tipo, infatti, ci ricordano che il comportamento dei visitatori, se da un lato può essere sicuramente “analizzato”, dall’altro può anche essere “influenzato” volontariamente da alcuni fattori, impliciti (distanza, ecc.) o espliciti (creazione di percorsi specifici). Riflessione che, seppur ampiamente dibattuta sotto il profilo teorico, ha sinora trovato poche applicazioni pratiche; mentre potrebbe migliorare l’esperienza di visita soprattutto in quei Siti che contano un’affluenza molto eterogenea e numerosa.
Non è detto, infatti, che una visita più lunga sia “qualitativamente” auspicabile: il tempo medio di permanenza è un fattore importante per i Centri Commerciali, dove al crescere della permanenza aumentano le probabilità di acquisto. Il Museo però è un luogo diverso. E sarà sempre importante ribadirlo.

Stefano Monti

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Stefano Monti

Stefano Monti

Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di…

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