Muore a 95 anni Cleto Munari: il collezionista di idee che trasformò il design in un dialogo fra arti

La sua vicenda professionale è stata segnata dalla convinzione che il design non fosse una disciplina chiusa, ma un territorio di attraversamenti continui, dove architettura, arte, letteratura e manifattura potessero incontrarsi e contaminarsi reciprocamente

È morto nella sua casa di Brendola, nel Vicentino, Cleto Munari, una delle figure più originali del design italiano del secondo Novecento. Aveva 95 anni l’instancabile tessitore di relazioni, capace di mettere attorno allo stesso tavolo architetti, artisti, scrittori e maestri artigiani per dare forma a oggetti che sfuggivano alle categorie tradizionali del progetto industriale. La sua vicenda professionale è stata infatti segnata dalla convinzione che il design non fosse una disciplina chiusa, ma un territorio di attraversamenti continui, dove architettura, arte, letteratura e manifattura potessero incontrarsi e contaminarsi reciprocamente. Una visione che lui stesso amava descrivere come una sorta di “collezione di sillabe”, un vocabolario di forme e idee costruito nel tempo attraverso dialoghi, amicizie e collaborazioni.

Chi era Cleto Munari

Nato a Gorizia nel 1930 e trasferitosi poi in Veneto, Munari arrivò relativamente tardi al mondo del design. Dopo le prime esperienze nel commercio e nell’abbigliamento, il punto di svolta arrivò negli Anni Settanta, quando entrò in contatto con alcune delle personalità più influenti dell’architettura italiana. Decisivo fu l’incontro con Carlo Scarpa nel 1973, una figura che avrebbe segnato profondamente il suo percorso umano e professionale. Altrettanto importante fu il rapporto con Ettore Sottsass, con il quale condivise una visione aperta e anticonvenzionale del progetto. Da quelle frequentazioni nacque un approccio radicalmente diverso rispetto a quello che caratterizzava gran parte della produzione industriale dell’epoca. Munari intuì che settori come l’argenteria, la gioielleria o l’orologeria, tradizionalmente legati a modelli decorativi consolidati, potevano diventare terreno di sperimentazione contemporanea. La sua idea non era semplicemente quella di produrre oggetti di lusso, ma di affidarne la progettazione ai più importanti interpreti dell’architettura e del design internazionale.

La carriera e l’arte di Cleto Munari

La prima grande concretizzazione di questo programma arrivò nel 1982 con la celebre Collezione Argenti. Vi parteciparono, tra gli altri, Carlo Scarpa, Gae Aulenti, Mario Bellini, Ettore Sottsass, Vico Magistretti, Hans Hollein e Alessandro Mendini. Il successo fu immediato: le collezioni iniziarono a viaggiare nei principali musei e gallerie internazionali e numerosi pezzi entrarono nelle raccolte permanenti di istituzioni prestigiose come il Metropolitan Museum of Art e il Museum of Modern Art di New York. Negli anni successivi Munari ampliò progressivamente il proprio campo d’azione. Nel 1985 arrivò la collezione di gioielli d’autore, affidata ancora una volta a progettisti provenienti da tutto il mondo. Due anni più tardi fu la volta degli orologi, concepiti come piccole architetture da indossare e firmati da figure del calibro di Ettore Sottsass, Hans Hollein, Michael Graves e Arata Isozaki. Seguì poi la lunga stagione dedicata al vetro muranese, con raccolte che coinvolsero autori come Richard Meier, Massimiliano Fuksas, Mimmo Paladino, Matteo Thun e Paolo Portoghesi.

Le collezioni di Cleto Munari

La particolarità del suo lavoro risiedeva proprio nella capacità di trasformare ogni collezione in un progetto culturale prima ancora che commerciale. Lo dimostrano iniziative come “The Five Pens”, che nel 2004 mise in dialogo architetti e Premi Nobel per la Letteratura, oppure “I Magnifici 7”, la serie di tavoli presentata nel 2008, dove accanto a designer e artisti comparivano scrittori e poeti come Dario Fo, Mark Strand e Lawrence Ferlinghetti. Parallelamente, Munari continuò a esplorare materiali e tecniche differenti: mobili in edizione limitata, tappeti realizzati a mano secondo le antiche tradizioni anatoliche, oggetti in pelle, fino alle più recenti sperimentazioni sul marmo, culminate nella collezione “Essenza del Marmo”, presentata nel 2022 in occasione delle celebrazioni per i cinquant’anni di attività.

Gli ultimi anni di Cleto Munari

Negli ultimi anni il riconoscimento del suo ruolo è diventato sempre più evidente. Nel 2016 è stato nominato Accademico Olimpico Onorario, mentre nel 2017 la mostra “MondoCleto” a Palazzo Chiericati di Vicenza ha offerto una lettura complessiva del suo percorso. Nel frattempo le sue opere continuavano a essere esposte in musei, collezioni e mostre internazionali, dagli Stati Uniti al Giappone, dagli Emirati Arabi alla Corea del Sud. Anche quando le condizioni di salute hanno iniziato a peggiorare, Munari non ha smesso di progettare. Ha continuato a lavorare, a disegnare e a immaginare nuove collaborazioni fino agli ultimi giorni, confermando quella curiosità inesauribile che aveva caratterizzato l’intera sua esistenza.

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Redazione

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