Le immagini in esclusiva di Terra di Nessuno, la video-performance dei Masbedo a Palermo

Anno di grazia per i Masbedo, che tornano a Palermo con un nuovo incredibile intervento: una storia di cinema, di riscoperta e di valori umani, in dialogo con una pellicola scomparsa (e poi ritrovata da John Cassavetes) di Mario Baffico.

Masbedo, Terra di Nessuno, Manifesta Palermo 2018, ph. Umberto Santoro
Masbedo, Terra di Nessuno, Manifesta Palermo 2018, ph. Umberto Santoro

Una piccola, ma significativa anticipazione ce l’avevano già data in occasione dell’opening di Manifesta 12, tra gli applausi generali di stampa e critica che incoronavano i loro interventi tra i migliori della Biennale itinerante. I Masbedo, nome collettivo di (Nicolò Massazza (1973) e Iacopo Bedogni (1970), ci avevano raccontato, anche un po’ in camera caritatis, del primo dei due progetti che avrebbero accompagnato la mostra nel suo svolgimento fino al finissage. L’appuntamento, che ha inaugurato il Film Programme di Manifesta, si è poi finalmente svolto venerdì 20 luglio, con un ampio successo di pubblico e nuovi riscontri, e qui, per chi non c’era, vi mostriamo in esclusiva alcune immagini.

LA VIDEOPERFORMANCE

C’è il senso della scoperta, della sorpresa, dell’amore per il cinema, in questa nuova video performance dei Masbedo. Si parte da una storia bella, quella del ritrovamento di una pellicola, un film diretto in Sicilia nel 1939 dal regista Mario Baffico, poi dimenticato. Terra di Nessuno, così si intitolava, era tratto da due novelle di Luigi Pirandello, Requiem Aeterna Dona Eis Dominee Romolo (e da un soggetto cinematografico scritto dallo stesso Pirandello, del quale però non esiste più traccia).La storia di questa produzione è complessa, e anche sofferta. I testi da cui è tratto sono infatti datati 1913 e 1915, ma la presentazione al cinema avviene in una Italia già in pieno Regime. Un Paese che non può dunque accettare la forza dei contenuti – tra rivendicazione, rivoluzione e giustizia sociale – tematiche pregne di valori umani, tra dignità e riscatto. La censura si abbatte dunque implacabile sulla produzione, con angoscianti tira e molla e notevoli difficoltà. Il progetto arriva, infine, nelle sale italiane nel 1939 dopo tre anni dalla morte di Pirandello (nel 1936) e tre anni e otto mesi di tormentato iter burocratico e di riprese. Poi conosce l’oblio, fino a quando il grande regista John Cassavetes non lo ritrova e lo riscopre.

LA STORIA DEL FILM

Il rinvenimento dell’unica copia sopravvissuta accade presso la Library of Congress di Washington verso la fine degli anni ’60, dove arriva a seguito ad una confisca, avvenuta nel 1941, nei magazzini di una società di distribuzione italiana. Perché piacque a Cassavetes? “Perché, come spiegano i Masbedo ad Artribune, “è un vero protowestern, molto affine al presente… sembra fatto oggi!”. A Palermo il film giunge per la prima volta dopo quasi 80 anni, un lasso di tempo che però non ha saputo colmare le differenze, almeno non del tutto. Ed è qui che trova vita l’intervento dei Masbedo, tra i vuoti che la vicenda sfortunata di questo film ha creato, risparmiando ad esempio dall’oscurità solo 6 rulli degli 8 che compongono l’intera storia. Qui gli artisti entrano in dialogo vivo e attivo con il regista con una video proiezione che non riprende il tessuto narrativo degli eventi raccontati da Baffico, ma che tira i fili del discorso conducendoli fino ad oggi. Il tema della migrazione, della costruzione di una vita in un luogo che non è proprio per diritto di nascita, ma che lo diventa per sacrificio e per amore, le distorsioni della proprietà privata, la dignità nella vita e nella morte, il diritto di sepoltura, il senso della comunità, i rapporti di potere, sono questioni di grande attualità, che tornano dalla pellicola alle immagini che scorrono nell’intervento dei Masbedo in maniera non didascalica né esplicita.

TRA VIDEOMOBILE E L’ARCHIVIO DI STATO

A coronamento, la parte sonora curata live da Alberto Turra e Ramon Moro, il primo talento della scena avant jazz di Milano, il secondo trombettista. Bella anche la storia del luogo che ha accolto il tutto: l’Arena Sirenetta, riaperta per la prima volta in questa occasione, luogo iconico di Mondello, tornato alla luce e ai cittadini dopo 12 anni di chiusura. Con questo evento i Masbedo portano a Palermo un nuovo capitolo del progetto Videomobile, il grande affresco su Palermo creato in occasione di Manifesta. C’è un legame molto forte anche con l’installazione presentata all’Archivio di Stato di Palermo, Protocol no. 90/6,e dedicata al regista Vittorio De Seta, in una linea di continuità che arriva fino ai Masbedo. C’è l’amore per il cinema, grande protagonista e veicolo di riscatto ed educazione sociale, c’è la rivoluzione per immagini. Ma soprattutto ci sono i rapporti di potere e la scure incombente della politica e della censura, che offendono, delimitano e restringono la sfera delle idee e del linguaggio. Solo l’artista ce la può fare, perché come ci spiegarono nel corso dell’opening Nicolò e Iacopo, “è un uomo che libera le cose anche quando è legato e controllato”. Anche oggi, in un momento storico e sociale in cui le storie di De Seta e Baffico diventano ancora più attuali.

– Santa Nastro

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Autore Masbedo
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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • LUCA ROSSI

    ennesima elaborazione del reperto archeologico. Visto che quello che conta è la cornice,fatta di PR, aperitivi e comunicati stampa, almeno impegnarsi un minimo nel contenuto. Tanto per onorare la professione, non per altro.