Il film Rider mette il rap sui pedali: Milano vista dalla bici di chi consegna
Roan Johnson e Davide “Dade” Pavanello guidano un racconto dove musica, precarietà e desiderio di riscatto finiscono per parlare la stessa lingua
Una bicicletta, le strade di Milano e una notte destinata a cambiare tutto. Rider, scritto e diretto da Roan Johnson e Davide “Dade” Pavanello, parte dal movimento continuo di chi attraversa la città senza possederla per raccontare una generazione sospesa tra precarietà e desiderio di riscatto. Ma soprattutto tenta un esperimento: costruire un film da ascoltare come un album, facendo collidere racconto cinematografico, rap e pop.
“Rider” di Roan Johnson e Dade: la storia
Samuele, detto Sami (Lorenzo Aloi), è un giovane rider che percorre Milano in bicicletta. La notte di Capodanno, una consegna di sushi lo conduce in una villa dove è in corso una festa. Invitato a rimanere, incontra Nia (Kaze), studentessa di design appartenente a un mondo lontano dal suo. Tra i due scatta subito un’intesa, mentre una decisione impulsiva costringe Sami a confrontarsi con conseguenze capaci di cambiare la sua vita. La traiettoria sentimentale si intreccia così a quella sociale: ville e periferie, ricchezza esibita e lavoro precario convivono nella stessa metropoli. Sami può attraversare questi mondi, entrarvi per qualche minuto, ma non necessariamente farne parte.
Quando il rap diventa linguaggio cinematografico
È soprattutto nella musica che Rider trova la propria identità. Johnson e Pavanello prendono le distanze dal musical tradizionale: le canzoni non sospendono la storia, ma la spingono in avanti. Alcuni brani diventano vere voci fuori campo, mentre rime, metriche e assonanze filtrano persino nei dialoghi. Anche la regia cambia pelle: macchina a mano e piani sequenza accompagnano i momenti più ruvidi; carrelli, droni e variazioni di luce aprono invece uno spazio più lirico. Johnny Marsiglia, Ensi, Axos, Levante, Rosa Chemical e Margherita Vicario non sono semplici presenze musicali: le loro voci entrano nel mosaico del film e ne moltiplicano i punti di vista.
Milano vista dalla bicicletta di un rider
Sotto l’esperimento musicale pulsa una storia sulla possibilità di muoversi dentro una città che corre più velocemente dei suoi abitanti. Non è casuale che siano proprio i rider a diventarne gli osservatori: pedalano tra centro e periferia, tra chi ordina e chi consegna, rendendo visibili contraddizioni che spesso restano fuori dall’inquadratura. È qui che l’intuizione di Rider si fa più interessante: usare il rap non per raccontare dall’esterno una generazione, ma per assumerne ritmo, lessico e pulsazione. Il film procede quasi per “barre”, rime, accelerazioni e ritornelli, cercando nella contaminazione la propria forma: un album da guardare o, al contrario, un film da ascoltare.
Francesco Maria Guerriero
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