La mostra su Pontormo a Roma: un progetto rigoroso su uno dei più grandi artisti del Cinquecento
Va oltre l’immagine romanzata dell’artista, certo inquieto e poco riconducibile a etichette preconfezionate, ma professionista consapevole e molto apprezzato del suo tempo, la grande mostra monografica allestita alle Scuderie del Quirinale, in collaborazione con gli Uffizi. Dal 9 ottobre
C’è Pontormo, a parlare di sé e della sua pittura, nelle sale delle Scuderie del Quirinale, che fino al 7 febbraio 2027 ospitano la mostra dedicata a uno degli artisti più “romanzati” della storia dell’arte rinascimentale.

Pontormo e il Cinquecento a Firenze: un artista consapevole, oltre l’immagine romanzata
E non è scontato, proprio per l’affastellamento di aggettivi usati nel corso dei secoli – già dal suo primo biografo, quel Vasari tanto prezioso per ricostruire il Rinascimento quanto poco incline a celare simpatie e antipatie personali – per spiegare una personalità sfuggente e un approccio all’arte meditato su più fonti, che il palcoscenico sia questa volta tutto per il Pontormo artista. Certamente attraversato dalle inquietudini del suo tempo e capace di leggere la crisi sociale e religiosa, e stravagante in certi suoi tratti caratteriali; ma lucido e consapevole del suo ruolo (da Leonardo, di cui fu apprendista per pochi mesi, Pontormo mutuò probabilmente l’idea della pittura come attività intellettuale, e sfidante, dunque degna di considerazione, ancorché faticosa perché frutto di una osservazione costante della natura e della realtà). Nonché molto apprezzato dalla committenza fiorentina, per la sua capacità di interpretare in modo originale le istanze della Maniera.
La mostra su Pontormo a Roma. Un ambizioso progetto curatoriale
Prima di oggi, solo nel 1956, a Palazzo Strozzi, si organizzò una Mostra del Pontormo e del primo manierismo fiorentino, in occasione del quarto centenario della morte dell’artista originario di Pontorme (all’anagrafe Pontormo, nato nel 1494 e morto nel 1557, è in realtà Jacopo Carucci), ma d’adozione fiorentina, dopo la precoce morte di entrambi i genitori. Un precedente più recente, sempre a Palazzo Strozzi, fu l’ambizioso progetto del 2014 sulle Divergenti vie della Maniera, però in un percorso condiviso con il “collega” Rosso Fiorentino. Mentre la mostra romana è la prima grande monografica dedicata a Pontormo allestita fuori della città di Firenze (arriveranno, nel prossimo futuro, due ulteriori focus sviluppati dalla National Gallery di Londra e dalla National Gallery di Washington: l’anticipazione la fornisce il direttore degli Uffizi, Simone Verde). E fortunatamente si è scelta la via del rigore scientifico, assicurato dalla curatela di Cristina Acidini e dal contributo di un comitato di esperti di tutto rispetto (Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani), oltre che dalla fondamentale sinergia istituzionale con le Gallerie degli Uffizi, partner di Ales e delle Scuderie del Quirinale nell’organizzazione della mostra.

Tutto su Pontormo: committenza, temi, snodi biografici
L’allestimento, articolato in 10 sezioni, presenta oltre 130 opere (anche grazie a prestiti da importanti musei e collezioni internazionali), di cui 84 di Pontormo, tra dipinti, affreschi, disegni, e il manoscritto del Libro mio, diario che il pittore tenne negli ultimi anni della sua vita.

Dagli Uffizi sono arrivate in prestito ben 27 opere – non solo di Pontormo, e utili a ricostruire il contesto del Cinquecento fiorentino – oltre a diversi disegni, tra cui il bellissimo studio finale, già quadrettato per essere riportato sulla tavola, per la Visitazione di Carmignano. Ma tutta Firenze e il territorio circostante, attraverso prestiti eccellenti concessi da diocesi e parrocchie locali, hanno contribuito alla buona riuscita di una scommessa curatoriale che si esplica attraverso il percorso cronologico della mostra: di Pontormo c’è tutto, dagli esordi nella Firenze repubblicana, a bottega presso Andrea Del Sarto, alla fortuna presso la borghesia fiorentina, alle grandi committenze da parte della restaurata dinastia dei Medici, al passaggio presso la Certosa del Galluzzo, dove l’artista si rifugiò nel 1523 per sfuggire alla pestilenza che aveva colpito la città. Poi ancora Pontormo nel nuovo passaggio repubblicano post discesa dei Lanzichenecchi, tra il 1527 e il 1530, e nel successivo periodo di vicinanza con Michelangelo di cui tradusse, su richiesta dello stesso Buonarroti, due cartoni: il Noli me tangere (1531-32) – il dipinto, da collezione privata, fa una rarissima apparizione pubblica per la mostra romana – e la Venere e Cupido (1533-34). E infine, nuovamente fedele ai Medici tornati al potere, come artista e ritrattista di corte, affondo tematico molto ben raccontato e allestito nell’ultima parte della mostra, dalla ricostruzione delle perdute pitture per il coro di San Lorenzo al rapporto con Bronzino (di cui è esposto anche il Crocifisso Panciatichi del 1545, dal Museo di Belle Arti di Nizza), erede artistico di Pontormo.
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Le opere in mostra alle Scuderie del Quirinale
Gli accenti superlativi sono distribuiti lungo tutto il percorso: dalla prima sala con gli affreschi staccati dal Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata – lavoro di bottega affidato ad Andrea del Sarto, che vede al lavoro i giovani Rosso e Pontormo, quest’ultimo già carico del bagaglio di spunti appresi da Leonardo, Mariotto Albertinelli, Piero di Cosimo – alla Pala Pucci eseguita nel 1518, in arrivo dalla chiesa di San Michele Visdomini e già percorsa da una grande freschezza compositiva, oltre che da un’inquietudine beffarda; dal ciclo con storie della Passione di Cristo realizzato per la Certosa del Galluzzo – affreschi staccati e pesantemente danneggiati, di cui ancora si apprezza la forza della composizione di ispirazione “dureriana”, in mostra dopo un aggiornamento conservativo finanziato da Friends of Florence – alla Pala Capponi (1525-28), straordinario Trasporto di Cristo in arrivo dalla chiesa fiorentina di Santa Felicita. L’impatto, in questo caso, è molto diverso da quello suscitato nel contesto originario (stesso discorso per la Visitazione di Carmignano), una cappella poco illuminata dove la pittura di Pontormo riesce comunque a emergere, potente, per la forza di una composizione ipnotica e monumentale, sebbene le figure, disegnate dal (e nel) colore sembrino muoversi sulla superficie quasi prive di peso.

La chiusura affidata alla “Visitazione” di Carmignano
Alla Visitazione in prestito dalla pieve di San Michele Arcangelo di Carmignano (Prato) si è scelto di affidare la chiusura della mostra, estrapolandola dall’andamento cronologico del percorso (fu realizzata tra il 1528 e il 1532). “Scelta coraggiosa, ma meditata e condivisa”, si legge nel pannello che la introduce, per “il valore simbolico che il quadro ha assunto nel mezzo millennio trascorso”: “Appartenente a tutti noi contemporanei, ci parla di accoglienza, sorellanza, maternità”, spiegano i curatori. Tuttavia, l’allestimento è il meno convincente del percorso, e anche la scelta di fare del dipinto – peraltro locandina della mostra – un’icona-manifesto dell’artista può, in questi termini, rivelarsi pretestuosa e poco compatibile con il rigore del progetto. Più comprensibile è la suggestione che rimanda all’appendice contemporanea della mostra: oltre a impressionare Pier Paolo Pasolini, la Visitazione ha ispirato in tempi più recenti Bill Viola, che nel 1995 ha tradotto questo “incontro” nella video installazione The Greeting. In concomitanza con la mostra, il lavoro di Viola sarà visibile nella chiesa di Santa Maria Antiqua, al Foro Romano. Dunque la pala di Carmignano, nell’ultima sala, invita a proseguire l’esperienza oltre le Scuderie.
Firma il catalogo Electa, che insieme ad Ales ha prodotto la mostra.
Livia Montagnoli
Pontormo // dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027
Scuderie del Quirinale, Roma
Ingresso 18 euro
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