Weekend a Prato. Cosa fare e vedere in città e nei dintorni

Facendo tesoro della sua storia industriale e investendo sull’arte contemporanea, Prato offre in ogni momento dell’anno una ricca programmazione culturale. Qualche consiglio per scoprire la città, le sue attrazioni e le tappe da non perdere

Tra le città toscane a più forte vocazione manifatturiera, Prato ha saputo negli ultimi dieci anni trasformarsi in una destinazione culturale di prima grandezza nel panorama italiano. Non temendo il confronto con la vicina Firenze, e invece facendo tesoro delle sue specificità (a cominciare proprio dall’industria tessile, secolare fonte di ricchezza) e investendo sull’arte contemporanea, come strumento rigeneratore di spazi e fucina di ricerca per interpretare il presente e il futuro, oltre che efficace catalizzatore turistico. Non stupisce, allora, imbattersi, in ogni periodo dell’anno, in interessanti progetti espositivi: fino a gennaio, il Centro Pecci ospita la personale di Massimo Bartolini, Hagoromo; mentre al Museo del Tessuto si scopre la storia glamour di Ossie Clark e Celia BirtwellMr & Mrs Clark –, rivoluzionari della moda nella Swinging London degli Anni Sessanta. Nel frattempo, da qualche settimana è ripartita la programmazione di TIPO – Turismo Industriale Prato, a confermare la capacità di scommettere sull’identità e la storia della città per generare flussi turistici. L’iniziativa, ormai consolidata, traccia fra Prato e dintorni itinerari tematici guidati che si concentrano sulle trasformazioni vissute dal più grande distretto tessile d’Europa, partendo però dalle origini lontane della città, riconducibili alla civiltà etrusca (per approfondire è consigliata una visita al sito archeologico di Gonfienti, solo su appuntamento). Fino a mappare gli esempi più eclatanti di archeologia industriale, da scoprire dentro e fuori dal perimetro urbano.
Ci muoviamo anche noi alla ricerca dei luoghi e delle attrazioni più rilevanti in città.

Livia Montagnoli

1. L’ITINERARIO NEL CENTRO DI PRATO

Il Castello dell’Imperatore e la Basilica di Santa Maria delle Carceri, Prato

Si snoda tra testimonianze del periodo medievale e rinascimentale e tracce imponenti del più recente passato industriale l’itinerario alla scoperta del nucleo storico di Prato. La Cattedrale intitolata a Santo Stefano, architettura romanico-gotica con tipica facciata bicromatica, è un testo esemplare di arte toscana, dal pulpito di Donatello e Michelozzo (l’originale è conservato nel Museo dell’Opera del Duomo: consigliata la visita) alle terrecotte invetriate dei Della Robbia agli affreschi di Paolo Uccello (Cappella dell’Assunta) e Filippo Lippi (Cappella Maggiore). Se piazza del Duomo, nel luogo di più antica fondazione della città, mantiene intatto l’aspetto medievale, in piazza Santa Maria delle Carceri si confrontano due emblemi monumentali di epoche diverse: il Castello dell’Imperatore costruito da Federico II di Svevia, all’epoca degli scontri con la guelfa Firenze, alla metà del XIII secolo; e la Basilica di Santa Maria delle Carceri, costruita per volontà di Lorenzo il Magnifico sul luogo di una miracolosa apparizione della Vergine dov’era il Carcere delle Stinche, su progetto di Giuliano da Sangallo (e vetrate eseguite su disegno del Ghirlandaio). La stessa dinamica caratterizza l’armoniosa piazza del Comune, che ben concilia l’urbanistica medievale con il rinnovamento rinascimentale. All’accelerazione della rivoluzione industriale, invece, si devono strutture come quella che oggi ospita il Teatro Fabbricone, e l’ex Lanificio Lucchesi, che a seguito del trasferimento dell’attività tessile ha subìto un periodo di declino, prima di rinascere a nuova vita come spazio creativo e culturale. Ma all’origine dell’ingegno costruttivo pratese, applicato alla valorizzazione dell’industria cittadina più fiorente, sta il Cavalciotto di Santa Lucia, una pescaia dell’XI secolo (raggiungibile seguendo il corso del Bisenzio per circa 4 chilometri da piazza Mercatale), vera chicca per gli estimatori dell’archeologia industriale. Il sistema nacque con l’obiettivo di deviare il naturale corso del Bisenzio, per incanalare l’acqua nel cosiddetto Gorone, bonificando la zona paludosa a sud di Prato. Ben presto, però, si intuirono le potenzialità commerciali del complesso sistema idraulico, capace di mettere in movimento ben 58 mulini. Nei secoli, della bontà dell’opera beneficeranno anche le più moderne attività metallurgiche, cartarie e tessili.

https://www.museidiocesanidiprato.it/

2. IL CENTRO PECCI PER L’ARTE CONTEMPORANEA

Centro Pecci, Prato. Photo © Fernando Guerra

Lo ha definito “una cassa armonica da cui si propagano onde sonore che attireranno nuove realtà al suo interno” il direttore Stefano Collicelli Cagol, che si è insediato al Centro Pecci alla fine di marzo 2022, puntando da subito a rafforzare i momenti di incontro con la città del polo museale fondato nel 1988 in memoria di Luigi Pecci. All’epoca il progetto prese forma sotto la guida dell’architetto razionalista Italo Gamberini, da subito con l’intenzione di documentare, per primo in ambito nazionale, gli esiti dell’arte contemporanea, affiancandovi l’intuizione di istituire un modernissimo – per l’epoca – dipartimento didattico, fondato da Bruno Munari. Nel 2016, l’ampliamento progettato dall’architetto Maurice Nio ha trasformato il volto del complesso, facendone un edificio iconico del tessuto museale italiano (con l’antenna che si eleva dalla copertura in alluminio dorato della struttura ad anello), e accentuandone la funzione aggregativa. Oltre ai 4mila metri quadrati di sale espositive, infatti, il polo ospita un archivio e una biblioteca specializzata nelle arti visive, un cinema-auditorium, un teatro all’aperto, un ristorante (il Myo di Angelo Barni), un bistrot e l’Urban Center inaugurato nel 2021, marcando la differenza tra il ruolo di centro e quello di “semplice” museo.

https://centropecci.it/

3. IL MUSEO DEL TESSUTO ALL’EX CIMATORIA CAMPOLMI

Il Museo del Tessuto all’ex cimatoria Campolmi, Prato

Una visita al Museo del Tessuto è apprezzabile su diversi livelli. Innanzitutto l’opportunità di accedere a (parte) degli spazi dell’ex cimatoria Campolmi, unico complesso produttivo ottocentesco ancora esistente dentro le mura medievali della città (segnalato dalla ciminiera d’epoca che svetta sul centro di Prato). Il polo, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si specializza nell’arte della cimatoria, fase della lavorazione tessile funzionale a uniformare la superficie dei tessuti. Resterà in piena attività fino al 1968. Nel 2003, al pian terreno dell’ex fabbrica è stato trasferito il Museo del Tessuto, percorso dedicato all’arte e alla tecnologia tessile, antica e contemporanea. Il centro è dunque memoria storica di un territorio che ancora oggi può vantare un distretto produttivo che riunisce oltre 6mila aziende di tessuti e confezione. L’allestimento spazia tra frammenti di tessuti in arrivo da tutto il mondo, macchinari, costumi e abiti, testimonianze e documenti di una storia molto importante dell’industria italiana. E c’è sempre spazio per mostre temporanee.

https://www.museodeltessuto.it/

4. L’ARTE ANTICA ALLA GALLERIA DEGLI ALBERTI

Galleria di Palazzo degli Alberti di Prato. Photo A. Quattrone

Nel 2017, Intesa Sanpaolo ha acquistato lo storico Casone degli Alberti, edificio duecentesco, facendone la sede di una collezione d’arte (prevalentemente antica) che solo lo scorso marzo ha aperto le porte al pubblico. In galleria si apprezzano, secondo un criterio di esposizione cronologico, opere di Filippo Lippi, Santi di Tito, Giovanni Bellini, Bronzino, fino ad arrivare al Seicento di Caravaggio, e poi oltre verso XVIII e XIX secolo, con le sculture del pratese Lorenzo Bartolini.

www.gallerieditalia.com

5. LE COLLEZIONI CIVICHE DI PALAZZO PRETORIO

Il Palazzo Pretorio, Prato

È stato anche sede del governo comunale – funzione da cui ricava il suo nome – il palazzetto duecentesco che conserva intatte le sue caratteristiche medievali, dalla facciata in laterizio alla scalinata monumentale aggiunta nel Trecento. Dalla fine del Settecento, l’edificio è sede del Museo Civico, e può vantarsi di essere la più antica istituzione culturale cittadina.
Il nucleo più cospicuo e prezioso della collezione esplora un ampio periodo dell’arte antica, nell’arco temporale che dalle prove dei maestri trecenteschi si spinge fino agli esiti del Barocco. Tra le iniziative da segnalare, la Colazione ad arte della domenica mattina, visite guidate tematiche prenotabili attraverso il sito online del museo.

https://www.palazzopretorio.prato.it/

6. VITA E FORTUNE DI UN MERCANTE DI TESSUTI A PALAZZO DATINI

L’Archivio Datini, Palazzo Datini, Prato

Costruito nel 1383 per volere del mercante pratese Francesco di Marco Datini, con l’intervento degli artisti più in voga dell’epoca (da Niccolò di Pietro Gerini ad Agnolo Gaddi), il palazzo è una preziosa testimonianza architettonica e artistica dell’epoca, e più nello specifico un “documento” tangibile del prestigio raggiunto dalla borghesia mercantile durante il Medioevo. Al pian terreno, l’allestimento museale permette di apprezzare le sale affrescate con sfarzo, gli ambienti di servizio e gli spazi destinati alle attività economiche del Datini, documentate da registri contabili e carteggi conservati dall’Archivio Datini, che ha sede al primo piano dell’edificio (e custodisce anche un campionario originale di stoffe del XIV secolo).

http://www.museocasadatini.it/

7. STREET ART E INSTALLAZIONI DI ARTE CONTEMPORANEA

Henry Moore, Forma squadrata con taglio, 1974, Prato

Prende le mosse dal Bastione delle Forche, raggiungibile attraverso la ciclabile che corre lungo il Bisenzio, la ricognizione della street art che ha ripensato, nell’ultimo decennio, alcuni spazi pubblici della città. Qui, in occasione di Prato Contemporanea 2014, sono intervenuti diversi artisti, da Lucamaleonte a Tellas, Moneyless, 108 e Veronica Montanino. Ma progetti di street art si rivelano anche sulle mura dell’ex fabbrica Calamai – con le figure mitologiche e fantastiche dello street artist lombardo Dem – non distante dalla stazione Porta al Serraglio – con l’intervento di Yuri Romagnoli – e in diversi luoghi fuori e dentro le mura “attivati” dalle opere di BLU. Al tour della street art si può affiancare la ricerca di installazioni di arte contemporanea dislocate in tutta la città, dalla Forma squadrata con taglio (1974) di Henry Moore, collocata in piazza San Marco, alla recente scultura dinamica di Loris Cecchini, posizionata in via Cavour, davanti alle mura medievali.

8. DOVE MANGIARE A PRATO

Le pesche di Paolo Sacchetti, Pasticceria Nuovo Mondo, Prato

Il panorama gastronomico cittadino è allietato, da tempi non sospetti, da un’antica tradizione dolciaria. L’arte dei biscotti di Prato alla mandorla è custodita dal Biscottificio Mattei, già al lavoro nel 1858 per rinnovare la tradizione della “bozza” pratese. Ma in fatto di pasticceria anche la scena contemporanea ha molto da offrire, dalle “pesche” di Prato di Paolo Sacchetti al Nuovo Mondo alle creazioni moderne di Luca Mannori.
Anche la ristorazione a tutto tondo gode di un ottimo stato di salute. Si può optare per i piatti moderni, ispirati dal territorio, di Mirko Giannoni e Alberto Sparacino del ristorante Pepe Nero; puntare su un’ambiziosa realtà emergente come Paca, conduzione giovane e impostazione fusion; scegliere di sperimentare una delle migliori cucine giapponesi d’Italia da Moi Omakase, con Francesco Preite a interpretare con rispetto ed efficacia il ricettario tradizionale nipponico, in uno spazio minimale davanti al Castello Imperatore.

https://www.antoniomattei.it/
https://pasticcerianuovomondo.com/
http://www.pasticceriamannoriprato.it/
https://pepeneroristoranteprato.it/
https://www.pacaristorante.it/
https://www.moiprato.it/

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