In una villa storica a Prato una mostra che fa incontrare artificiale e naturale

Le opere di Andrea Marini a Villa Rospigliosi si muovono tra organico e inorganico, invadendo silenziosamente i grandi spazi espositivi per costruire un’inaspettata simbiosi con la villa

Desta sempre curiosità venire a conoscenza del nuovo piano espositivo promosso dall’Associazione Chorasis per gli spazi secolari di Villa Rospigliosi a Prato, in particolare è interessante conoscere l’approccio dell’artista (quasi sempre si propongono mostre personali) con la complessità di luoghi così carichi di storia e così connaturati dall’ambiente circostante. L’occasione di Anomale Intrusioni, progetto espositivo di Andrea Marini (Firenze, 1948) a Villa Rospigliosi di Prato, si configura come un dispositivo di slittamento percettivo in cui la scultura perde ogni residua autonomia oggettuale a favore di un accadimento situato, un’interferenza programmata. Non si tratta, invero, di opere che abitano lo spazio, quanto piuttosto di presenze che lo contraddicono, insinuandosi nella sua grammatica storica e naturale per produrne una deviazione.

Andrea Marini, Fioritura
Andrea Marini, Fioritura

Le parole del curatore Riccardo Farinelli

Nel testo che accompagna la mostra, il curatore Riccardo Farinelli sottolinea il gioco di contrasti dell’operato del Marini, partendo da un “asciutto minimalismo concettuale” che nutre le numerose idiosincrasie dell’ambiente, in un connubio di “natura-cultura, organico-inorganico”. Le opere attivano una dialettica instabile tra organico e artificiale, ma ciò che interessa non è tanto l’ambiguità formale, quanto la condizione di sospensione che ne deriva.

La mostra di Andrea Marini a Prato

Il dato naturale non è mai affiancato per mimesi, pur relazionandosi in un incastro micotico, dove organo e parassita trovano una simbiosi ideale per creare una terza forma esistenziale. Il cortocircuito percettivo deriva dalla grazia con cui gli elementi si accoppiano, non solo in una dimensione spaziale (soprattutto nella discreta distribuzione all’aperto), ma persino in una pertinenza temporale, fisica (le opere sono soggette al ciclo climatico) e concettuale perché in costante dialogo tra il passato della Villa ed il suo presente.

Le opere di Marini negli spazi di Villa Rospigliosi

Per l’appunto, l’intervento del Marini si misura con la complessità stratificata della Villa Rospigliosi sia nei secoli illustri, sia nel recente percorso di pianificazioni espositive, avendo in qualche modo “riacceso” alcune soluzioni installative degli artisti precedenti, in una sorta di citazionismo colto che tradisce la lungimirante osservazione dell’artista fiorentino: dalla lucentezza metallica dell’albero nello spazio dell’orto che ricorda la protesi specchiante di Giovanni Termini su una statua del giardino all’italiana, agli intrecci zoomorfi non lontani da alcuni interventi di Luca Matti, è esemplare come il Marini raccolga con naturalezza il testimone di un processo artistico volto a “vitalizzare” con l’arte gli spazi della Villa, come se ogni opera fosse il frammento di un sistema più ampio, non completamente visibile. La scultura si configura così come luogo di passaggio, soglia tra stati differenti della materia e del pensiero.

Luca Sposato

Prato // fino al 30 aprile 2026
Andrea Marini. Anomale intrusioni

VILLA ROSPIGLIOSI
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