Attraverso la sua ricerca artistica, Trevor Paglen (Camp Springs, Maryland, 1974) si interroga sulle implicazioni sociali e politiche insite nella creazione degli strumenti tecnologici, tema particolarmente importante in un momento storico in cui la tecnologia è così presente all’interno della nostra vita quotidiana. Sviluppandosi tramite approfonditi studi che toccano sia le esplorazioni geografiche che le intelligenze artificiali, le sue opere vengono concepite sempre con la volontà di rivelare ciò che normalmente non viene visto; con questa stessa ottica sono nati anche i lavori presentati nell’ultima mostra personale, Unseen Stars, curata da Ilaria Bonacossa e Valentina Lacinio presso il Binario1 delle Officine Grandi Riparazioni di Torino.
Inaugurata lo scorso 10 ottobre – ma temporaneamente chiusa al pubblico per ragioni tristemente note a tutti – l’esposizione pone lo spettatore dinanzi a delle imponenti strutture gonfiabili, cariche di un certo potere evocativo, come testimoniano anche i numerosi documenti esibiti per l’occasione. Quelli che invadono lo spazio espositivo altro non sono che dei “satelliti non funzionali”, degli oggetti, cioè, privati del loro scopo originario.

LA FORMA SPECCHIANTE DEGLI OGGETTI

Questi oggetti pongono una domanda semplice ma affatto banale: “come ci apparirebbero i satelliti se fossero delle opere d’arte, piuttosto che strumenti militari, commerciali e scientifici?”. Le installazioni di Paglen (realizzate con un materiale in grado di riflettere il contesto stesso nel quale sono inserite) vengono così spogliate di quell’efficienza che normalmente contraddistingue i dispositivi utilizzati nell’ingegneria aerospaziale, nel tentativo di distaccarsi in toto da implicazioni utilitaristiche. Come afferma infatti lo stesso Paglen: “le tecnologie, che siano computer o satelliti, non sono mai neutrali. C’è sempre tutto un mondo al loro interno. Ci sono azioni, quando le usi, che sono autorizzate e altre che invece sono proibite.
L’intervista, realizzata dalla curatrice Ilaria Bonacossa, inaugura inoltre Meet the artist, un nuovo format del canale YouTube delle OGR pensato per continuare a condividere pensieri ed esperienze artistiche anche in un momento così delicato.

www.ogrtorino.it

– Valerio Veneruso

ACQUISTA QUI la monografia Phaidon su Trevor Paglen

Evento correlato
Nome eventoTrevor Paglen - Unseen Stars
Vernissage10/10/2020 no
Duratadal 10/10/2020 al 10/01/2021
AutoreTrevor Paglen
CuratoriIlaria Bonacossa, Valentina Lacinio
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoOGR TORINO
IndirizzoCorso Castelfidardo 22 - Torino - Piemonte
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.