“I will survive” è la monumentale retrospettiva che lo Stedelijk Museum di Amsterdam dedica a Hito Steyerl. Aperta fino al 12 giugno 2022, la rassegna ripercorre tutta la carriera della celebre artista tedesca: dagli esordi negli Anni Novanta ai progetti più recenti

I will survive: è questo il titolo scelto per la mostra su Hito Steyerl (Monaco di Baviera, 1966) che invade gli spazi dello Stedelijk Museum di Amsterdam. Un titolo che risuona come un breve statement, se si considera il modus operandi di Steyerl, di un’artista cioè che ha sempre concepito le sue opere – nonché il concetto stesso di immagine – come un qualcosa di estremamente politico e in continuo divenire. Un atteggiamento che appare lampante sin dai primi lavori documentaristici realizzati durante gli anni di frequentazione della Hochschule für Fernsehen und Film di Monaco di Baviera (tra il 1992 e il 1998) e dedicate principalmente all’impatto sociale che un evento storico come la riunificazione della Germania, dopo la caduta del muro di Berlino nell’89, ha rappresentato per tutto il popolo tedesco e non solo. Fin dai suoi esordi l’artista ha sempre utilizzato l’immagine come veicolo per costruire intricate narrazioni sorrette da fili conduttori che uniscono tra di loro il concetto di un’economia sempre più globalizzata a un avanzamento tecnologico tanto stupefacente quanto inquietante. Con questa chiave di lettura il titolo della mostra si riempie così di ulteriori sfumature, rivelandosi al contempo sia come un atto di resistenza sia come una sorta di conturbante profezia che ci mette in guardia sull’estrema solidità di abitudini e meccanismi di matrice capitalista.

Hito Steyerl, Liquidity Inc., 2014. Installation view at Stedelijk Museum, Amsterdam 2022. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin. Photo Peter Tijhuis © Hito Steyerl
Hito Steyerl, Liquidity Inc., 2014. Installation view at Stedelijk Museum, Amsterdam 2022. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin. Photo Peter Tijhuis © Hito Steyerl

HITO STEYERL IN MOSTRA AD AMSTERDAM

Allestita al piano terra e al primo piano del museo, l’imponente rassegna si snoda attraverso tre percorsi principali, segnalati da apposite icone, che lo spettatore può scegliere in base ai propri interessi: Traveling Images, incentrato sul ruolo delle immagini oggi, Follow the Money, che rivela le interconnessioni tra arte, capitalismo e tecnologia, e Play the Game, nel quale si viene spronati a decidere se affrontare la nostra vita da giocatori oppure da personaggio giocabile. Qualunque sia il sentiero che si vuole intraprendere, ad accogliere il pubblico è l’installazione ambientale del 2016 Hell Yeah We Fuck Die, che racchiude una serie di test effettuati per addestrare robot nella messa in sicurezza di quelle persone che si trovano all’interno di aree disastrate. Una tematica, quella della robotica unita all’elemento dell’empatia, che ricorre spesso nelle ultime produzioni dell’artista, come evidenziano anche il video Robots Today (2018) e Prototype 2.0 and 2.1, il gruppo scultoreo del 2017 che ritrae i modelli 3D utilizzati per le simulazioni di cui sopra. Dopo questa primissima incursione nel mondo delle Intelligenze Artificiali, l’esposizione continua grazie a un lungo tunnel buio nel quale si susseguono alcuni lavori immersivi fortemente caratterizzati da un’estetica da videogame che fa da cornice a racconti labirintici in cui la fantapolitica, l’architettura e la storia dell’arte si fondono: è questo il caso di Factory of the Sun, The tower (entrambi del 2015) e della videoinstallazione immersiva SocialSim (2020). Le delicate e non sempre limpidissime strategie di potere che governano qualunque tipo di settore appaiono particolarmente evidenti in un’opera del 2019 come Mission Accomplished: Belanciege, nella quale vengono rese esplicite le disparità economiche e sociali messe in atto dall’industria della moda.

Hito Steyerl, SocialSim, 2020, HD video and live computer simulation, 18'19''. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin. © VG Bild Kunst, Bonn, 2021. Film still © Hito Steyerl
Hito Steyerl, SocialSim, 2020, HD video and live computer simulation, 18’19”. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin. © VG Bild Kunst, Bonn, 2021. Film still © Hito Steyerl

LE OPERE DI HITO STEYERL ALLO STEDELIJK MUSEUM

Tutti i fili rossi offerti dalla mostra convergono al piano superiore dello Stedelijk, dove un video del 2010, Strike, immortala l’artista stessa nell’atto di rompere uno schermo LCD con una lieve pressione dello scalpello. Da questa frattura altamente metaforica scaturisce una storia unica che include in sé tanto i primi lavori dell’artista tedesca – come i film in 16mm Deutschland und das Ich e Die leere Mitte (rispettivamente del 1994 e del 1998) – quanto opere più recenti dove l’architettura e il potere delle istituzioni museali sono palesemente centrali (nella fattispecie stiamo parlando di Guards, del 2012, e Drill, del 2019). A chiudere il cerchio di questa mostra monumentale è l’iconico How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational.MOV File, un lavoro del 2013 che affronta in maniera sottilmente ironica tematiche serie quali il senso dell’invisibilità al giorno d’oggi, le tecniche di camouflage per operazioni militari e il diritto all’oblio.

Hito Steyerl, How Not to Be Seen. A Fucking Didactic Educational .MOV File, 2013, HD video, 15'52''. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin. © VG Bild-Kunst, Bonn, 2021. Fil
Hito Steyerl, How Not to Be Seen. A Fucking Didactic Educational .MOV File, 2013, HD video, 15’52”. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin. © VG Bild-Kunst, Bonn, 2021. Fil

LE NOTE STONATE DELLA MOSTRA

Per quanto I will survive sia un’esposizione esaustiva e strabiliante, non è possibile far finta di alcune note stonate che purtroppo non la rendono una mostra perfetta. Fra queste vi è paradossalmente l’alto numero di opere presentate che, seppur indispensabili per offrire un quadro chiaro e lucido della ricerca di Hito Steyerl, a conti pratici non possono essere fruite con la dovuta attenzione per via della loro durata: se infatti si volessero guardare perbene tutti i video in mostra non basterebbe una sola giornata. In secondo luogo vi è l’allestimento che in alcuni momenti spinge così tanto sul concetto di horror vacui da sacrificare lo spazio necessario per ammirare lavori di una certa importanza come le suggestive installazioni multimediali This is the Future e Power Plants, entrambe del 2019. Inoltre, l’eccessivo ravvicinamento di certi video (o meglio, la mancata insonorizzazione di determinati ambienti) fa sì che l’elemento sonoro penetri negli spazi circostanti disturbando inevitabilmente la visione delle opere. Ultima, ma non meno importante, l’impronta fin troppo critica – e a tratti perfino aggressiva – che fa sì luce su aspetti poco noti della società capitalistica nella quale ci muoviamo, ma che allo stesso tempo appare lievemente contraddittoria se viene marcata da un importante museo di arte contemporanea (quale è lo Stedelijk) per un soggetto che, nel 2017, è stato eletto da ArtReview come l’artista contemporanea più influente del mondo.

Valerio Veneruso

Amsterdam // fino al 12 giugno 2022
Hito Steyerl. I will survive
STEDELIJK MUSEUM
Museumplein 10
https://www.stedelijk.nl/en

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AutoreHito Steyerl
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.