Hito Steyerl alle Serpentine Galleries. Tra realtà aumentata e polemiche

L’artista tedesca ha presentato a Londra la sua nuova mostra, composta da una serie di videosculture, delle camminate performative e ben due app in realtà aumentata. Ma durante la conferenza stampa ha sottolineato le responsabilità della famiglia Sackler, donor storico della Serpentine, nella crisi degli oppiacei negli Stati Uniti. Sollevando un problema etico che riguarda tutto il mondo dell’arte

Hito Steyerl, How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File, 2013 (still), HD video, 15 minutes 52 seconds, colour, sound. Image CC 4.0 Courtesy of the Artist, Andrew Kreps Gallery (New York) and Esther Schipper Gallery (Berlin)
Hito Steyerl, How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File, 2013 (still), HD video, 15 minutes 52 seconds, colour, sound. Image CC 4.0 Courtesy of the Artist, Andrew Kreps Gallery (New York) and Esther Schipper Gallery (Berlin)

Un intervento composto da tre parti diverse ma interconnesse: una app in realtà aumentata i cui contenuti sono stati sviluppati in modalità collaborativa; una serie di passeggiate performative nel quartiere; una mostra con opere inedite (e una seconda app). È questo il complesso progetto presentato ieri da Hito Steyerl (1966) alle Serpentine Galleries di Londra. L’artista tedesca, che porta avanti da anni un’intensa ricerca multidisciplinare volta ad approfondire i rapporti tra arte, tecnologia e società, ha scelto di costruire tutta la commissione attorno alla parola power (potere, ma anche energia) individuandola come “la condizione necessaria per ogni tecnologia digitale”. Questo termine viene indagato nelle sue molteplici accezioni: dalla corrente elettrica, all’energia di piante e altri elementi naturali, fino al concetto di autorità, che incide a più livelli sul nostro ambiente sociale.

Hito Steyerl Power Plants Installation view, 11 April – 6 May 2019, Serpentine Galleries Design by Ayham Ghraowi, Developed by Ivaylo Getov Courtesy of the Artist, Andrew Kreps Gallery (New York) and Esther Schipper Gallery (Berlin) Photograph: © 2019 readsreads.info
Hito Steyerl Power Plants Installation view, 11 April – 6 May 2019, Serpentine Galleries Design by Ayham Ghraowi, Developed by Ivaylo Getov
Courtesy of the Artist, Andrew Kreps Gallery (New York) and Esther Schipper Gallery (Berlin) Photograph: © 2019 readsreads.info

AMBIENTE NATURALE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Nello spazio espositivo, sei video-sculture presentano immagini generate da reti neurali, ossia sistemi algoritmici modellati sul funzionamento del cervello e del sistema nervoso. Questi sistemi di intelligenza artificiale hanno il compito di inventare nuovi e futuristici tipi di piante, evoluzioni predittive di quelle reali presenti nel parco che circonda la galleria. Sfruttando la realtà aumentata, (fruibile attraverso una serie di tablet sospesi oppure scaricando una app sul proprio dispositivo) Steyerl aggiunge poi un altro livello di informazione, arricchendo le immagini con descrizioni di questa natura futura, finte citazioni e testimonianze di vario genere. La seconda parte del progetto, Power Walks, consiste in una serie di tre camminate guidate nel quartiere. I tour, ispirati al concetto di deriva situazionista e alle teorie del pedagogista francese Freinet, sono incentrate sul concetto di disuguaglianza e guidate dalle associazioni che hanno collaborato con l’artista nello sviluppo della app Actual RealityOS: Architects for Social Housing, Disabled People Against Cuts, The Voice of Domestic Workers e Constantine Gras.
La app Actual RealityOS, infine, è un tool di data visualization che mette insieme realtà aumentata, audio immersivo e sistemi di raccolta e mappatura di dati. Il suo obiettivo è quello di aiutarci a visualizzare informazioni che altrimenti resterebbero nascoste e non percepibili tramite il semplice sguardo umano: dati sul benessere, sul reddito, sulle condizioni dei lavoratori e in generale sulle disparità sociali.

Hito Steyerl Power Plants Installation view, 11 April – 6 May 2019, Serpentine Galleries AR application design by Ayham Ghraowi, Developed by Ivaylo Getov, Luxloop Courtesy of the Artist, Andrew Kreps Gallery (New York) and Esther Schipper Gallery (Berlin) Photograph: © 2019 readsreads.info
Hito Steyerl Power Plants Installation view, 11 April – 6 May 2019, Serpentine Galleries AR application design by Ayham Ghraowi, Developed by Ivaylo Getov, Luxloop
Courtesy of the Artist, Andrew Kreps Gallery (New York) and Esther Schipper Gallery (Berlin) Photograph: © 2019 readsreads.info

I SOLDI SPORCHI DELLA FAMIGLIA SACKLER

Durante la conferenza stampa di presentazione di Power Plants, che sarà visitabile fino al prossimo 6 maggio, Hito Steyerl ha sollevato una questione importante e spinosa, quella della presenza del nome Sackler nell’intestazione dello spazio che ospita il suo progetto. Il nome completo della Serpentine infatti, che campeggia anche sotto forma di grande scritta bronzea sulla facciata dell’edificio, è Serpentine Sackler Gallery includendo quindi il cognome della famiglia che ha per molto tempo contribuito finanziariamente alle attività della galleria. Prendendo di petto una questione che era nell’aria già da diverso tempo (“the elephant in the room” l’ha definita Steyerl), l’artista ha ricordato le provate responsabilità della famiglia Sackler – che tramite la società Purdue Pharma produce il diffusissimo antidolorifico OxyContin – nell’epidemia da farmaci oppiacei che sta dilagando negli Stati Uniti. Un’emergenza sanitaria che continua a fare vittime e che ha ucciso più di 200,000 persone dal 1999.
Schierandosi così in una battaglia che ha già visto in prima fila molti altri artisti tra cui Nan Goldin, Steyerl ha chiesto che l’istituzione inglese affronti il problema, smetta di accettare fondi dai Sackler e rimuova il suo nome dalla facciata: “se permettiamo che questo genere di attività criminale si infiltri nel mondo dell’arte”, ha detto, “il mondo dell’arte ne verrà danneggiato enormemente. Fino a ieri ho riflettuto su come affrontare la questione. Io non ne sono personalmente colpita perché vivo in un paese che ha un diverso sistema sanitario, ma ci sono tanti modi in cui i problemi possono manifestarsi. L’effetto che sto sperimentando io, e il sistema delle arti in generale, è un’infiltrazione tossica. Per questo voglio chiedere a tutti di aiutarmi ad affrontare la questione”.
La risposta ufficiale della Serpentine non si è fatta attendere. Un rappresentante dell’istituzione ha infatti dichiarato che, nonostante le donazioni della Sackler facciano parte della storia della galleria,  “non verranno più accettate in futuro”. Si tratta di una decisione importante, che segue altre prese di posizione simili: la National Portrait Gallery di Londra ha di recente rifiutato 1 milione di sterline dal Sackler Trust e anche altri musei come il Guggenheim e la Tate hanno restituito o rimandato al mittente finanziamenti dallo stesso donatore.

– Valentina Tanni

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AutoreHito Steyerl
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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