Al Museo Novecento di Firenze la mostra su Ipostudio. La Terza Torre di Novoli e altre architetture

A quattro decenni dalla fondazione, Ipostudio Architetti ha vinto il concorso indetto da Regione Toscana per la Terza Torre del centro direzionale di Novoli. Protagonista di una mostra al Museo Novecento, lo studio fiorentino affida a un libro tutte le sue architetture mai realizzate

Rinuncia all’adozione di un criterio cronologico, così come a un’impostazione per categorie edilizie, il percorso di Ipostudio Architetti. Era di Maggio, la mostra con cui il Museo Novecento di Firenze omaggia i quarant’anni di attività dell’omonima bottega di architettura (fino all’11 ottobre 2023). Incluso nella rassegna periodica Il tavolo dell’Architetto, a cura di Laura Andreini, l’itinerario espositivo procede infatti per balzi temporali e tipologici, secondo una struttura scandita da episodi: a emergere è soprattutto il rilievo attribuito, in maniera continuativa, allo strumento del concorso dal team guidato da Carlo Terpolilli. Con sedi a Firenze e Lugano, Ipostudio Architetti ha partecipato a decine di concorsi in Italia e all’estero, confrontandosi a più riprese con i temi dell’architettura civile a carattere, in particolare, sociale e collettivo. Dalle scuole ai musei – come il pluripremiato Museo degli Innocenti di Firenze, ultimato nel 2016 a due passi da Santa Maria del Fiore –, dagli ospedali alle biblioteche – tra cui la milanese BEIC –, passando per le chiese, i centri direzionali, le sedi istituzionali e universitarie. Tanti i successi e gli affidamenti d’incarico; tante anche le menzioni e le occasioni destinate a restare solo su carta. Come la proposta candidata al concorso per la (controversa) riqualificazione dello stadio A. Franchi di Firenze e dell’area di Campo di Marte, con la quale Ipostudio si è classificato al terzo posto.

Ipostudio Architetti progetta la Terza Torre di Firenze

Risale poi al maggio scorso la vittoria al concorso internazionale in due fasi “Terza torre”, indetto da Regione Toscana per l’ampliamento e il restyling del proprio centro direzionale a Firenze. Un progetto destinato a incidere profondamente sulla futura identità del quartiere di Novoli. Occorreranno (almeno) quattro anni prima che la torre alta 55 metri fuori terra (parte di un sistema formato da due corpi di fabbrica trapezoidali), con cui l’ente pubblico punta a ridurre le sedi distaccate, venga costruita a ridosso delle due già esistenti, entrambe da rinnovare. Con circa 350 nuove postazioni di lavoro, si eleverà per 14 piani (oltre al livello terra e ai due sotterranei) e sarà interamente rivestita da pannelli con cui “modulare l’oscuramento degli spazi e degli uffici”. Ma non solo. Dichiaratamente concepita da Ipostudio per “assumere il carattere di segnale memorabile nello skyline fiorentino”, come da richiesta del bando, la nuova struttura dovrà “trasformare l’attuale assetto edilizio in un unico complesso fruibile”. Fondamentale, in tale ottica, è la presenza della “piastra di connessione fra la ‘terza torre’ e le torri esistenti che funge da giardino pensile e polmone verde del centro direzionale”: concepita come fulcro del nascente polo regionale, riunirà una pluralità di funzioni quali sala stampa, centro elaborazione dati, sala espositiva per mostre temporanee, auditorium, SOR – Struttura Operativa della Regione Toscana. Disporrà, inoltre, di un giardino pensile pubblico in copertura, progettato in continuità visiva e materica con il limitrofo Parco di San Donato. Recentemente presentata insieme ai progetti ammessi alla seconda fase della gara, nel corso di un incontro pubblico promosso dall’Ordine Architetti di Firenze, la Terza Torre può essere simbolicamente considerata il vertice dei quattro decenni di lavoro dello studio, che proprio in concomitanza con l’importante anniversario ha scelto di liberare dall’oscurità della memoria e degli archivi gli interventi che non hanno visto la luce.

Le architetture mai nate di Ipostudio Architetti

Pubblicato da Forma Edizioni, il volume Architetture mai nate. Progetti di Ipostudio 1983-2023 è un poderoso archivio di progetti rimasti inespressi, irrealizzati, ma non per questo dimenticati. Prendendo le distanze da atteggiamenti compassionevoli o da tentativi di rivalsa, nell’introduzione Terpolilli incoraggia piuttosto a riflettere i progettisti – termine ampio, che non vuole includere i soli architetti – sull’eredità di tutta quell’architettura potenziale. Per l’architetto “l’opera mai nata rimane incollata per sempre a chi l’ha voluta e ideata; da essa non ci si riesce a staccare, perché non vogliamo condannarla all’oblio, all’ombra di ciò che avrebbe dovuto essere e non è stato (…). La vogliamo mantenere in vita perché quell’opera è stato il risultato di un lavoro faticoso e intenso, ma soprattutto è il frutto di un desiderio. Questa condizione toglie l’opera dalla routine quotidiana, dai tempi della realtà, per proiettarla in un altro mondo, quello del ricordo e della nostalgia, dove vivono le cose importanti e memorabili”. Uno stato certamente noto a chiunque abbia, almeno una volta nella vita, sperato nella concretizzazione di un’idea complessa o di un’impresa più o meno audace.

Valentina Silvestrini

www.ipostudio.it/

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

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