Riscoprire l’architettura di Asnago Vender a Como

A quarant’anni dalla scomparsa dell’architetto Mario Asnago, il Novocomum di Terragni, a Como, ospita una mostra che indaga la produzione del duo Asnago Vender nella provincia comasca. Mettendo in luce anche l’interesse dei due progettisti verso la pittura.

Fronte verso valle Villa Arnaldo Marelli, Cantù, 1929-30. Dal disegno originale © Archivio Asnago Vender Architetti
Fronte verso valle Villa Arnaldo Marelli, Cantù, 1929-30. Dal disegno originale © Archivio Asnago Vender Architetti

Il ruolo giocato a Milano dagli architetti Mario Asnago (Barlassina, 1896 ‒ Monza, 1981) e Claudio Vender (Milano, 1904 ‒ Saronno, 1986) non è stato ancora appieno riconosciuto. Anche se varie siano state le personalità di rilievo che da tempo si sono interessate alla loro opera – tra gli altri, Antonio Albertini e Massimo Novati, Francesca Cadeo, Monica Lattuada e Cino Zucchi – mentre i progetti comaschi cominciano solo ora a essere messi in luce. E questo grazie alla concisa, ma preziosa mostra Preludio ed Epilogo. Un’indagine su Asnago Vender a Como e Provincia, curata da Stefano Larotonda e Niccolò Nessi per il progetto Fisionomie Lariane, percorsi di conoscenza nel territorio. A ospitarla, a Como, è la sede dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Como nel Novocomum, edificio razionalista costruito a fine Anni Venti su progetto di Giuseppe Terragni.

Da destra, dipinti di Claudio Vender ("Autoritratto", tempera, anni ’40. Courtesy Piero Gilardino – Archivio Asnago Vender Architetti) e Mario Asnago ("Sintesi di un paesaggio", olio, 1972. Courtesy Archivio Mario Asnago). Foto © Emanuele Pigionatti
Da destra, dipinti di Claudio Vender (“Autoritratto”, tempera, anni ’40. Courtesy Piero Gilardino – Archivio Asnago Vender Architetti) e Mario Asnago (“Sintesi di un paesaggio”, olio, 1972. Courtesy Archivio Mario Asnago). Foto © Emanuele Pigionatti

L’ARCHITETTURA DI ASNAGO VENDER

Nativo di Barlassina Asnago, milanese Vender, i due diedero il via al loro sodalizio negli Anni Venti a Milano, in via Cappuccio, inaugurando una assai stretta collaborazione, al punto da voler essere identificati con i due cognomi accostati, senza interpunzioni, come si trattasse di un’unica entità professionale. Affini per formazione – crebbero culturalmente a Milano frequentando l’Accademia di Brera, in un ambiente in cui l’arte giocò un ruolo determinante –, i due architetti manifestarono entrambi inclinazioni pittoriche. La mostra di Como le evidenzia affiancando a disegni e a schizzi – provenienti dall’Archivio Asnago Vender Architetti di Milano – e alle esili sedie Moka a elementi incrociati (oggi prodotte da Flexform) – alcuni dipinti (quelli di Asnago concessi dall’Archivio Mario Asnago di Monza). Il loro particolarissimo stile progettuale presenta spesso ascendenze pittorico-metafisiche, evidenti soprattutto in atrii, scale e facciate, là dove smaterializzazione degli spazi ed estrema rarefazione dei ritmi compositivi, spesso impostati sull’anomalia e su asimmetrie attentamente studiate – come si trattasse di risposte non prive di ironia agli assertivi enunciati del Movimento Moderno –, inducono a raffronti con Carrà o Morandi.

Edificio per abitazioni Belvedere, Como, 1963. Foto © Jacopo Valentini
Edificio per abitazioni Belvedere, Como, 1963. Foto © Jacopo Valentini

ASNAGO E VENDER FRA COMO E CANTÙ

Ciò vale tanto per gli edifici milanesi quanto per quelli presentati in mostra, tutti situati nel Comasco (Cantù e Como). Fra i canturini vanno ascritti la Villa Arnaldo Marelli (1929-30), il primo edificio realizzato da Asnago Vender, la Villa Carlotta Marelli (1932), un progetto di impianto tradizionale giocato sul riuso di materiali lapidei e le tre Ville Colombo (1932-36), anticipazioni delle future soluzioni architettoniche. Con un salto di una ventina d’anni si arriva all’edificio per abitazioni Beni Stabili, dinamico nel suo porsi falsato rispetto al basamento (1953-57), e a Palazzo Smeraldo, sfaccettato, con finestre inserite in strombature, una delle cifre tipiche dei due architetti (1963). Fra i comaschi, l’edificio residenziale di via Tommaso Grossi (1957), incuneato nella montagna con i suoi nove piani in parte addossati al terreno, privi sul fronte di balconi, ma ricchi di bow-window, e, a pianta angolare, il condominio Belvedere (1963), che richiama nel rivestimento a piode l’adiacente Chiesa di San Giorgio. Proprio a Como Mario Asnago avrebbe poi scelto di stabilirsi negli Anni Settanta, per dedicarsi totalmente all’attività pittorica, dove toccò esiti di sintesi formale astratta certo non estranea al percorso da lui compiuto in cinquant’anni di impegno progettuale. Ed ecco così spiegarsi il titolo stesso dell’esposizione allestita al Novocomum: Preludio ed Epilogo.

Alessandra Quattordio

Evento correlato
Nome eventoPreludio ed Epilogo. Un’indagine su Asnago Vender a Como e Provincia
Vernissage01/10/2021 ore 11.30
Duratadal 01/10/2021 al 29/10/2021
Generidocumentaria, architettura
Spazio espositivoNOVOCOMUM
IndirizzoViale Sinigaglia 1 sede dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Como - Como - Lombardia
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Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.