Architetture per la cultura. Sei progetti dall’America Latina

Il Pritzker Prize assegnato al cileno Alejandro Aravena nel 2016, nell’anno in cui ha diretto la 15. Mostra Internazionale di Architettura; il Serpentine Pavilion di Londra della messicana Frida Escobedo; la mostra “Infinito Vão ‒ 90 years of Brazilian architecture”, appena inaugurata a Porto, sono solo alcuni dei segnali del costante interesse verso l’architettura dell’America Latina. Una ricognizione in sei nuovi progetti.

In un notevole tomo di qualche anno fa, gli studiosi Luis E. Carranza e Fernando Luiz Lara si riproponevano, diversi decenni dopo i classici compendi di Francisco Bullrich e Henry-Russell Hitchcock, il non facile compito di ritracciare, in un volume unico, la storia dell’architettura moderna in America Latina dalle sue origini al XXI secolo. Per l’opera, sotto il programmatico titolo di Modern Architecture in Latin America: Art, Technology and Utopia (University of Texas Press, 2015), era di fondamentale importanza lo spostamento di paradigma dal concetto di “architettura moderna latino-americana” a quello di “architettura moderna in America Latina”; il riconoscimento di diverse forme di modernità, in un territorio vasto più di 65 volte l’Italia, presupponeva il rifiuto dello storico approccio occidentale che per secoli aveva appiattito caratteri culturali profondamente diversi sotto un’unica, presunta espressione architettonica comune.
Dalla pubblicazione del volume di Carranza e Luiz Lara a oggi l’interesse per l’America Latina nei campi dell’arte e dell’architettura non ha cessato di crescere. La grande mostra Latin America in Construction al MoMA di New York nel 2015, il premio Pritzker e la direzione della 15. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia al cileno Alejandro Aravena nel 2016 o il Serpentine Pavilion di Londra alla messicana Frida Escobedo quest’anno sono solo alcuni degli avvenimenti che hanno portato gli artisti e gli architetti latini al centro delle maggiori piattaforme culturali occidentali. Un interesse, quello per l’arte latino-americana, che non sembra destinato a spegnersi: è di poche settimane fa il Leone d’Oro al film Roma del messicano Alfonso Cuarón alla Mostra del Cinema di Venezia o ancora l’apertura del nuovo formato Art Basel Cities a Buenos Aires. Tutte espressioni, queste, in cui la “cultura latino-americana” è più interpretata come una molteplicità di voci e attori con radici comuni che non come un movimento unitario o ancora peggio come la rielaborazione locale di un linguaggio moderno universale.
Al riparo quindi da letture regionaliste – non ce ne voglia il Leone d’Oro alla carriera di quest’anno Kenneth Frampton –, sono qui illustrati sei significativi edifici progettati da architetti latino-americani e aperti nel corso dell’ultimo anno. Sei importanti spazi, destinati, non a caso, alla cultura e alla sua diffusione.

1. CENTRO CULTURAL TEOPANZOLCO, ISAAC BROID E PRODUCTORA ‒ CUERNAVACA (MESSICO)

Isaac Broid and Productora, Centro cultural Teopanzolco, Cuernavaca, Mexico. Photo Onnis Luque

Costruito a ridosso di un’area archeologica azteca del periodo postclassico (1300-1521), il centro culturale Teopanzolco offre spazi per la documentazione e la ricerca sulle rovine e per altre attività culturali di carattere pubblico. L’intero edificio, rivestito in pietra, riprende alcuni motivi volumetrici delle vicine piramidi azteche per integrarsi nel paesaggio suburbano della città di Cuernavaca e per creare piani inclinati da cui osservare i reperti dall’alto. Un vasto corpo triangolare ospita un auditorium e i servizi annessi, mentre la piattaforma circostante offre spazio per i locali tecnici e aree multifunzionali. Il progetto è stato firmato dallo studio messicano Productora e da Isaac Broid e ha aperto nell’agosto del 2017.

www.centroculturalteopanzolco.com/

2. SESC 24 DE MAIO, PAULO MENDES DA ROCHA E MMBB ARQUITETOS ‒ SAN PAOLO (BRASILE)

Paulo Mendes da Rocha and MMBB Arquitetos, SESC 24 de Maio, São Paulo, Brasile. Photo Nelson Kon

Dal 1946 l’organizzazione non profit brasiliana SESC (Serviço Social do Comércio) finanzia la realizzazione di centri per lo sport, la cultura e il tempo libero in tutto il Paese. Ai 35 centri già presenti a San Paolo – tra i quali figura anche il celebre SESC Pompéia di Lina Bo Bardi (1977-86) – si è aggiunto dalla scorsa estate il SESC 24 de Maio, progettato dal premio Pritzker Paulo Mendes da Rocha in collaborazione con lo studio MMBB. Il complesso, nel cuore del caotico centro città, occupa gli spazi di una torre di uffici preesistente, completamente ristrutturata e riorganizzata dagli architetti. Su 14 livelli il centro offre una biblioteca, un teatro, uno spazio espositivo, sale per lo sport e la danza, una clinica odontoiatrica, uffici, un bar e una piscina pubblica panoramica sulla copertura.

https://www.sescsp.org.br/

3. MUSEO REGIONAL DE AYSÉN, TIRADO ARQUITECTOS, SILVIA BARBERA E JORGE BATESTEZA ‒ COYHAIQUE (CILE)

Cristóbal Tirado, Silvia Barbera and Jorge Batesteza, Museo Regional de Aysén, Coyhaique, Cile. Photo Diego Elgueta

Nella cittadina di Coyhaique, porta d’entrata settentrionale alla Patagonia cilena, gli architetti Cristóbal Tirado, Silvia Barbera e Jorge Batesteza sono stati incaricati di progettare un piccolo museo regionale sulla storia della regione di Aysén. L’edificio sorge a ridosso di sei modeste abitazioni in legno e in pietra, prime testimonianze della colonizzazione della regione all’inizio del XX secolo, completamente restaurate e aperte al pubblico. Il nuovo corpo monolitico è caratterizzato da una copertura a falde continua e da un rivestimento in legno locale e riprende nella volumetria la tipologia storica della fattoria del Cile meridionale. Gli spazi interni, prevalentemente bianchi, possono essere usati per mostre tematiche ed eventi culturali. Il museo è stato inaugurato lo scorso gennaio.

www.museoregionalaysen.cl

4. FORO BOCA, ROJKIND ARQUITECTOS ‒ BOCA DEL RIO (MESSICO)

Rojkind Arquitectos, Foro Boca Boca del Río, Messico. Photo Jaime Navarro

Nel quadro di un piano di rigenerazione della città di Boca del Rio, comune dell’area urbana di Veracruz, lo studio messicano Rojkind Arquitectos è stato incaricato di progettare una nuova, iconica sede per l’orchestra filarmonica locale. L’edificio, composto da monolitici corpi in cemento a vista, è fortemente caratterizzato dalla trama delle casseforme per calcestruzzo, che diventa motivo decorativo per le superfici interne ed esterne. Oltre a una grande sala da concerto, il complesso offre spazi di prova, una sala di registrazione, una mediateca, una caffetteria, una ludoteca e diversi ambienti di servizio e di amministrazione. Aperto lo scorso dicembre, il nuovo Foro Boca si propone come punto di riferimento culturale in una regione divenuta negli ultimi anni tristemente famosa per episodi di violenza e omicidi di giornalisti.

5. IMS PAULISTA, ANDRADE MORETTIN ARQUITETOS ‒ SAN PAOLO (BRASILE)

Andrade Morettin Arquitetos, IMS Paulistano São Paulo, Brasile. Photo Nelson Kon

L’IMS Paulista, completato nel settembre del 2017, costituisce la nuova sede centrale dell’Instituto Moreira Salles, una delle principali istituzioni culturali brasiliane. L’edificio, progettato dallo studio Andrade Morettin Arquitetos, sorge lungo la monumentale Avenida Paulista, sulla quale si affaccia con una facciata in vetro sabbiato. Con un vasto foyer pubblico e sette livelli a doppia altezza, il centro offre oltre a vasti spazi espositivi per la collezione dell’istituto, una biblioteca, un auditorium, un cinema e un caffè. Tutte le sale d’esposizione sono sistemate in un grande volume in legno, facilmente riconoscibile dall’esterno grazie alla trasparenza della facciata principale. Al centro di quest’ultima un taglio orizzontale permette l’apertura di una grande terrazza pubblica con vista panoramica sulle torri dell’Avenida Paulista.

https://ims.com.br/unidade/sao-paulo/

6. TEATRO REGIONAL DEL BIOBÍO, SMILJAN RADIĆ, EDUARDO CASTILLO E GABRIELA MEDRANO ‒ CONCEPCIÓN (CILE)

Smiljan Radić, Eduardo Castillo and Gabriela Medrano, Teatro Regional del Biobío Concepción, Cile. Photo Eduardo Fortes Valencia

Nella città cilena di Concepción, gli architetti Smiljan Radić, Eduardo Castillo e Gabriela Medrano hanno inaugurato lo scorso marzo il nuovo Teatro Regional del Biobío, progetto per il quale si erano aggiudicati un concorso di progettazione indetto nel 2011. L’edificio, che si sviluppa su sei piani, si articola in due elementi fortemente contrastanti: uno scheletro portante in cemento armato e un rivestimento esterno in materiale plastico (PTFE). Se il primo caratterizza fortemente gli spazi interni con una trama regolare di pilastri e travi, il secondo sembra fare da grande fondale scenografico, cambiando grado di trasparenza a seconda dell’incidenza della luce naturale e artificiale. Al centro dell’edificio si sviluppa la sala teatrale, pensata come una black box autonoma sorretta dalla trama strutturale interna.

Leonardo Lella

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Leonardo Lella
Leonardo Lella è architetto, curatore e redattore di architettura. Dopo gli studi tra Roma, Amburgo, Monaco e l’America Latina si è trasferito a Venezia, dove dal 2018 lavora per la Biennale di architettura. Fin dai primi anni di università si è interessato all’editoria e alla curatela di mostre di architettura, lavorando per diversi anni nella redazione della rivista tedesca Baumeister e contribuendo a pubblicazioni tra cui “Francis Kéré: Radically Simple” (a cura di A.Lepik, Hatje Kanz, 2017). Ha scritto per Baumeister, Stein, Garten+Landschaft, Restauro e ha curato la mostra “Ritual und Abstraktion” (TUM, Monaco di Baviera, 2018). Dal 2018 scrive per Artribune.